la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

jack londondi Otello Marcacci |

Oggi si celebra l’anniversario della morte di John Griffith “Jack” London. Una sera di cento anni fa prese una dose letale di stupefacenti e cadde in coma morendo il giorno successivo quando aveva appena 40 anni.

Su London è stato scritto oramai tutto, ma voglio ugualmente aggiungere una mia considerazione poiché, contrariamente a tutti i critici di maniera che amano sminuire la letteratura popolare, ritengo che Jack London sia stato un grandissimo scrittore,  autore, tra l’altro, di uno dei dieci libri, a mio avviso, più belli del secolo: Il vagabondo delle stelle (Adelphi 2005).

Eppure, ancora oggi molti critici ne sminuiscono il valore. In parte è dovuto al fatto che la sua cultura non era all’altezza dello standard che si richiedeva a chi produceva libri considerati di livello letterario mondiale (era un autodidatta), in parte perché il grosso successo commerciale suona come uno schiaffo irridente alle torre d’avorio dove i puristi amano osservare il mondo per poi pontificare.

Io credo, invece, che London sia stato un pensatore serio e preoccupato di sviluppare grandi idee, sociali e scientifiche, che ha nascosto nelle pagine dei suoi libri, pronte a svelarsi. La sua genialità è stata quella di essere in anticipo sui tempi, capendo molto prima di altri l’importanza dell’apertura verso altre forme di espressione come veicolo per le sue idee radicali (persino sofisticate) verso un pubblico più ampio. Per questo decise di lavorare per il cinema e scrivere per i giornali, diventato senza dubbio l’imperatore assoluto della cultura pop americana.

Come capita a molti scrittori i suoi lavori sono stati influenzati in maniera enorme dalla sua vita. Californiano è stato cresciuto dalla madre, una donna lunatica, egocentrica, fissata con lo spiritismo. Il padre che l’aveva abbandonato e poi rintracciato, non l’ha mai voluto riconoscere. Lasciò gli studi molto giovane per lavorare sulle navi mercantili e vagabondare per le città finendo anche in prigione. Tutti questi traumi hanno creato dentro di lui una profonda indignazione per le ingiustizie del capitalismo. Alla fine dell’ottocento partecipa alla grande corsa all’oro nel Klondike che non durò molto perché tornò a vivere a San Francisco dove cominciò a scrivere delle sue esperienze. Il suo primo romanzo Martin Eden (Einaudi ET 2009), in cui il protagonista, il suo alter ego, cerca di dimostrare come il successo vuole che gli si paghi un obolo terribile, e di sbattere in faccia all’odiata borghesia americana la sua mentalità chiusa e le meschinità, mettendo in mostra anche le catene che legavano le donne. Le donne del suo tempo erano solo le vittime più evidenti di un malessere più ampio. Jack era un ardente socialista e le sue convinzioni politiche sono molto evidenti nelle sue opere. Il popolo degli abissi (Mondadori 2014), pubblicato nel 1903 è un vero capolavoro letterario. Una non-fiction che racconta la vita nei tuguri dell’East End della capitale inglese, un quartiere dove allora regnava la miseria più nera e la deprivazione sociale. Travestendosi da barbone si mescolò a loro per vivere quella realtà, ancora in grande anticipo sui tempi muovendosi, tra letteratura e giornalismo. Nel Tallone di Ferro inserisce la profezia in cui il lavoro è schiacciato da un’oligarchia capitalista globale. Un socialista che alla fine, è vero, si è arricchito con le sue parole. Del denaro non si è però mai vergognato evitando l’ipocrisia che spesso permea le persone che hanno vissuto esperienze simili alle sue. Forse è per questo che è stato punito dal destino che non ama certi atteggiamenti. La sfortuna lo ha infatti perseguitato causandogli disastri finanziari che lo hanno messo sul lastrico. La sua fattoria dove sperimentava nuovi metodi di produzione vicino a Glen Ellen in California è diventata un incubo e pure la costruzione della splendida barca, fatta dalla moglie per navigare intorno al mondo, lo costrinse praticamente alla bancarotta.

Forse è stato anche per questo che si è avvicinato in maniera definitiva all’alcool che comunque già frequentava da ragazzo. Nel 1913, infatti, scrive la sua autobiografia romanzata John Barleycorn. Ricordi alcolici il cui titolo è preso da una famosa canzone folk inglese. In questo testo Jack racconta delle sua esperienza con l’alcool nei vari stadi della sua vita e affronta temi per lui importanti come l’amicizia tra uomini.

Eppure ogni disastro che lo ha colpito ha avuto il suo lato positivo diventando materia per i suoi libri contribuendo a costruire il mito Jack London. In Male Call: Becoming Jack London (Duke, 1996) Jonathan Auerbach (docente di letteratura inglese presso University of Maryland, College Park ndr) sostiene che lo sforzo di Jack nel coltivare l’idea di eroe romantico è stato quello che ha permeato tutta la sua carriera. Un certo mistero circonda ancora la sua morte, avvelenato dai suoi reni difettosi lui può o non può aver accelerato l’inevitabile con una overdose di morfina. “Dopo tutto” scrive Auerbach “poco importa se si è suicidato oppure no, ma solo che la morte dovesse essere sensazionale, in modo tal che il suo nome sarebbe continuato a circolare oltre la sua morte fisica. Alla fine Jack London non ha resistito a giocare con sé stesso.”

Per i lettori moderni l’aspetto più difficile da accettare di Jack London è la sua fede nella superiorità ariana. I critici del suo tempo non la vedevano perché accecati dal fatto che loro stessi la condividevano. Del resto anche con le donne che egli raffigura ci sono discussioni interessanti. Al tempo in cui scriveva diversi affermarono che Jack era incapace a ritrarre personaggi femminili credibili mentre quelli di oggi lo trovano in anticipo sui tempi nel ritrarre la nuova donna.

Nel testo di Auerbach sopra citato l’autore ritiene che Jack London forse aveva studiato Darwin e Marx come lui amava sostenere ma che la sua comprensione delle loro idee era poco profonda e che il punto di forza di Jack rimane la pura azione e che solo in questo possa avere un minimo di valore come scrittore. Eppure secondo me pochi altri scrittori hanno avuto la volontà di confrontarsi con le idee scientifiche dei propri tempi e cercare verità di base sull’animale umano nascosto sotto le nostre pelli socialmente acquisite. Jack London ha anticipato molti interessi che oggi a noi paiono normali ma che allora non lo erano affatto: Psicologia evolutiva e lo studio del comportamento animale per esempio. Al centro della sua opera c’è la consapevolezza straordinariamente moderna che l’uomo è solo una forma di vita legata con tutte le altre nell’isola del mare cosmico. Probabilmente uno dei primi scrittori di romanzi pop a vedere la bellezza poetica nel moderno pensiero scientifico. Perché ha capito cose che ancora oggi molti fanno fatica a capire: poeti e scienziati sono entrambi narratori che cercano la stessa verità.

Share

22 Novembre 1916-2016: in memoria di Jack London

Discussion

Leave A Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *