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A imitazione dell’acqua | Federica D’Amato
Nottetempo Edizioni 2017

Lettura e nota di Emanuela Chiriacò

In una recente intervista Federica D’Amato dice che A imitazione dell’acqua è la sua ultima pubblicazione: ”L’ultimo guizzo della candela. L’ultimo perché non ho davvero più niente da dire, per ora – confessa – Credo che sia normale e sacrosanto, nella vita di uno scrittore, non avere più nulla da dire a un certo punto ecco perché, forse, questi sono per me i libri più importanti [si riferisce anche a Un anno e a capo], entrambi usciti fuori grazie al fatto di avere incontrato un grande amore, un amore che poi è sparito, è andato via, un amore che ringrazio proprio per questo. […] Se non fosse andato via, io cosa avrei scritto? Ma la vita, come per tutti e fortunatamente, incombe”.

Una scrittura che nasce dall’urgenza di voler dire qualcosa; un’impellenza, una fretta. In questa raccolta che sancisce la fine temporanea di questo stato di priorità, D’Amato, nella prima parte intitolata La sete dei pesci, racconta la rossedine dei sentimenti; Esordisce evocando il padre e la madre, l’alveo emotivo da cui prende forma la materia dell’amore, ciò che apprendiamo da piccoli e che crescendo, trasferiamo nella relazione con il contingente, con gli amici

Era la sete a mancarci
nel quotidiano dolore
a mangiarci d’un amore
che voleva solo salvarci.

Forse la sete di quell’amore ci manca, concentrati sul più inutile dei sentimenti: il dolore. Ci ingozziamo di amore o lo rifiutiamo totalmente senza comprenderlo appieno. Il regime emozionale non risulta, dunque, equilibrato e non produce armonia. Forse aneliamo alla sapidità assoluta, a costruire una barriera gustativa, o la rifuggiamo per scegliere l’insipidezza assoluta. In entrambi i casi, abbiamo paura dalla solitudine e del mare in cui ci muoviamo. Della libertà che ne deriva, per costringerci alla limitatezza delle emozioni rassicuranti di un acquario.

Ogni giorno il cuore è da rifare.

Il cuore diventa dunque il luogo del nostro corpo che siamo chiamati a rassettare quotidianamente. Lo rifacciamo per prendere tempo, per eludere il salto, per illuderci di un finto movimento. Muovendoci per punti di moto rettilineo e uniforme, precludendoci l’ignoto, addomesticandolo all’assenza del mistero.

Molto ruota attorno alla solidità dell’albero, metafora vegetomorfa della famiglia, dallo sboccio, all’appassimento e alla caduta dei petali, preludio della polpa, del frutto e del conseguente distacco, conquista e dolenza.

mai sarebbe giunta l’ora
di quando la figlia si sposa,
taglia il nastro e se ne va.

Il nastro appare come un cordone ombelicale senza volumetria, liscio al tatto del raso che preannuncia il ritorno a casa, alla solitudine, alla trasformazione verso qualcosa di nuovo e ignoto, inesorabilmente diverso dalla purezza infantile

quasi ora tu possa diventare
qualcuno di diverso dalla tua
infanzia

Siamo nel pieno della seconda parte intitolata Addio, addio. Tra cartoline di vacanze lontane, di estati trascorse tra strazi gialli di limoni, blu votivi di santelle e rosse spine della sera. Il colore acquisisce visibilità e favorisce la frammentazione dell’ego, privilegiando l’infinito e l’infanzia come dimensioni uniche prima della perdita dell’innocenza generata dell’amore che avrebbe chiesto in cambio tutto.

Si giunge così alla terza parte che dà titolo alla raccolta: A imitazione dell’acqua. In un esercizio pratico di espressione corporea imitiamo l’acqua, il momento in cui si capisce a cosa serva il ricordo del grembo che ci ha custodito, l’adolescenza, il tempo che scorre e le stagioni; l’acquisizione della voce come simbolo di identità in formazione

Infine c’è la voce
nello scorrere dell’acqua
a imitazione della bocca
quando merita di ridere.

L’assoluzione del nostro essere per non aver commosso il fato; l’adolescente che piange, l’uomo che intaglia e la donna che racconta. La liquidità fluida dell’età figlia tra il materico ligneo del padre e l’aereo suono delle parole della madre. Sarà il distacco definitivo, la mutilazione emotiva ad insegnarci l’amore, il suo vero significato sublima con l’assenza, con la comprensione che bisogna lasciare andare

Saranno quelli che domani
amerai meglio di oggi
perché assenti
da te che li hai incontrati
solo per lasciarli andare

Il blu bagna tutto adesso: l’amore di poeti, il cielo, l’acqua. È il colore della malinconia e della pace assoluta, della congiunzione con il cosmo. È l’orizzonte che unisce la verticalità di cielo e mare.

La poesia di Federica D’Amato è acquatica. L’acqua è l’elemento naturale su cui posa le parole e le lascia cullare dalla risacca. È dolce come quello che scorre in un torrente e salata come quella del mare o delle lacrime che sgorgano nel difficile esercizio del quotidiano vivere.

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A imitazione dell’acqua | Federica D’Amato

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