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agenzia letteraria edelweiss

Per la collocazione di un libro sul mercato editoriale riveste grande rilievo il compito di un agente letterario, una figura di intermediazione che sempre più spesso deve a maglie larghe riunire nel proprio operato più competenze. Abbiamo fatto una chiacchierata a riguardo con l’Agenzia Letteraria Edelweiss.

Il ruolo dell’agente letterario per la crescita di uno scrittore può essere fondamentale, ma altrettanto rilevante è il rapporto di fiducia e stima. Quali sono i principi che osservate in questo rapporto?
Il rapporto umano, di stima e rispetto reciproci, è alla base di qualunque relazione, al di là degli aspetti tecnici e specifici professionali. Con gli autori che rappresentiamo e, più in generale, anche con gli addetti ai lavori del mondo dell’editoria, cerchiamo sempre un approccio diretto, trasparente e volto all’ascolto. Conoscere le esperienze e i desideri di un autore è fondamentale per meglio consigliarlo sulle scelte e i dubbi che il percorso alla pubblicazione portano con sé.

La vostra è una realtà molto dinamica, ci sembra che il vostro impegno non sia circoscritto alla collocazione dei vostri autori presso le case editrici ma che lo supportiate anche nella promozione in collaborazione con gli editori.
Sì, è vero. Come dicevamo prima, a noi piace instaurare rapporti e collaborazioni durature sia con gli autori che con le case editrici. Per questo motivo parliamo tantissimo con loro, spiegando le reciproche necessità e le reciproche esigenze. Come è giusto che sia molti autori, in particolare gli esordienti, non conoscono fino in fondo le dinamiche editoriali e soprattutto le problematiche e le esigenze di una casa editrice in un contesto economico, culturale e sociale in continua evoluzione. Per questo ci teniamo che la serietà e il senso di responsabilità sia ben presente da subito, assieme alla gioia e alla legittima soddisfazione di pubblicare un libro, negli autori. Ogni libro va curato e seguito in sinergia con l’editore e il suo entourage (ufficio stampa, marketing, distributore), accompagnandolo e sostenendolo in tutte le sue fasi.

C’è un modello organizzativo o di pensiero a cui vi ispirate nella scelta dei vostri autori e nell’iter di lavoro?
No, nessuno in particolare, ma se ne avessimo uno, sarebbe proprio quello di non avere modelli. Abbiamo gusti e sensibilità diversi e ci lasciamo condurre da loro. E questa non è una sofisticazione di quello che riteniamo essere il nostro ruolo di intermediari, ma è la realtà. Gli editori e gli scrittori sono prima di tutto persone e come tali ognuna di loro ha una sua personalità, una sensibilità e un obiettivo diverso. Per questo è necessario conoscere e farsi conoscere professionalmente e umanamente.

Quanto conta l’intuito?
L’intuito è fondamentale. Se non è l’unica cosa che conta nello scouting è certamente la cosa più importante.

Le case editrici sempre meno, se non per nulla, incontrano i potenziali nuovi autori selezionando manoscritti inviati spontaneamente, le modalità di scouting sono cambiate, le agenzie letterarie sono partner privilegiati in questo processo, ma a quali altri canali attingono secondo voi?
Non c’è una regola prestabilita. Esistono tanti modi e tante strategie per fare un catalogo. Certamente una prassi abbastanza consolidata è quella dell’acquisto dei diritti di libri in traduzione da altre lingue, libri che in patria hanno ottenuto un successo di vendita e di critica che assicura di per sé già un’ottima partenza promozionale. Inoltre, i cataloghi degli editori spesso contengono titoli di autori i cui libri costituiscono un riscontro abbastanza certo, cosa fondamentale soprattutto per la piccola-media editoria. A questi si aggiungono spesso libri di addetti ai lavori (editor, traduttori, giornalisti) e quindi gli esordienti.

Quali sono i criteri che adottate per accettare la rappresentanza di un nuovo autore?
Il criterio è uno ed è molto semplice: il libro ci deve piacere.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontrate nella collocazione di un testo?
In questo momento, le difficoltà maggiori sono legate alle valutazioni commerciali che gli editori fanno di un testo. Se non credono che possa imporsi (o anche solo immettersi) sul mercato, non lo pubblicano.

ZEST è attento ai principi di sostenibilità, il settore editoriale non ci sembra così innovativo in questo, è una nostra impressione?
Solo in parte. In realtà oggi, grazie alle nuove tecnologie, sono sempre di più gli editori che optano per tirature limitate, on demand, cercando di ottenere meno resi possibili e dunque meno impiego (o spreco) di carta. Una cosa importante, ma spesso poco evidenziata, è la crescente attitudine degli addetti ai lavori di lavorare su file e non più con il cartaceo. Alcuni esempi lampanti sono gli invii di manoscritti inediti per posta elettronica o le cosiddette copie staffetta per recensioni, uffici stampa e promozione che sempre più spesso vengono inviate in formati elettronici (pdf, mobi, ePub). Inoltre, molte case editrici ormai usano carta stampata o proveniente da sistemi ecosostenibili. Sembra poca cosa, ma se si sommano tutte insieme queste piccole accortezze ci si rende conto che su una media di 50mila titoli annuali pubblicati, l’impiego di risorse può essere notevolmente contenuto.

Ringraziamo Roberto Di Pietro e Andrea Carnevale per questa intervista e vi segnaliamo il loro sito www.agenziaedelweiss.com/

Antonia Santopietro

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L’importanza dell’agenzia letteraria | intervista a Edelweiss

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