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Aggregarsi intorno alla scrittura al “femminile” nasce il progetto WeWrite

Non dovremmo fare distinzioni di genere né forse neppure di generi, in letteratura, cercando di parlare solo di stili, di voci e di forme della narrazione, ma se a ispirare una iniziativa di aggregazione e partecipazione, di condivisione e creatività è un gruppo di donne, questo significa che ci troviamo di fronte all’intento di potenziare l’attenzione verso la riflessione e pratica creativa che anima la sensibilità femminile.

Con questa idea e molti e ragguardevoli propositi culturali nasce in Toscana il progetto WeWrite – Rete di scrittura al femminile e ZEST, in linea con la propria idea fondante di divulgazione di esperienze di aggregazione sociale sul terreno della lettura e della scrittura, ha piacere di dedicare a questo progetto uno spazio intervistando una delle fondatrici, la scrittrice e giornalista Anna Rita Ceccarini Bertini:

Qual è la genesi di WeWrite – Rete di scrittura al femminile – ? 

WeWrite è nata dall’esigenza di portare avanti il lavoro culturale e gli obiettivi che già perseguivamo come gruppo Ewwa (European Writing Women Association) Toscana – sul piano della scrittura e su quello dell’editoria – restando intorno al focus centrale della scrittura delle donne. Non per retorica, o per avere “le quote rosa”, ma perché, come dice Dacia Maraini, in tutti i campi e anche in quello della scrittura la voce della donna fatica maggiormente a trovare attenzione e ascolto. Quando l’associazione si è disciolta non volevamo sprecare il lavoro di rete fatto e l’impegno profuso da chi l’aveva concepita e abbiamo trovato una strada che fosse la meno complessa possibile per portarlo avanti. L’Associazione I Cavalieri prevedeva per statuto la possibilità di creare una Sezione Autonoma che si appoggiasse alle cariche istituzionali della struttura centrale, era necessario solo nominare un comitato di gestione. Gli obiettivi de I Cavalieri si sposavano molto bene con i nostri, così con Simona Fruzzetti e Samantha Macchia, entrambe ex-Ewwa, abbiamo dato vita a WeWrite. Desideriamo ringraziare Laura Pochini e Daniele Conti de I Cavalieri che ci hanno permesso di nascere a questa nuova “vita” associativa!

In che direzione operativa intendete lavorare? E quali i primi obiettivi e iniziative?

Le direzioni saranno molteplici. Da una parte ci saranno presentazioni di libri – non solo libri di donne e non solo libri di socie – incontri, fiere, seminari, workshop tematici, aggiornamenti. Dall’altra ci saranno gruppi di studio su autrici, ricerche su nomi storici della letteratura, anche nomi dimenticati e autori del nostro territorio (Toscana) che vogliamo scoprire o riscoprire. Poi ci saranno eventi dedicati alla traduzione, letture sceniche, spettacoli che vogliono sposare il testo scritto con altre arti. Poiché l’associazione I Cavalieri utilizza anche sedi storiche e itinerari turistici, vorremmo per esempio organizzare “percorsi letterari” muovendoci sul territorio degli autori che vogliamo approfondire.
Il gemellaggio con altre associazioni ci permetterà tuttavia di operare anche fuori territorio, per esempio in Sicilia grazie all’
Associazione Kaleidos di Palermo: la Presidente Anna Annaloro Patti è nostra socia onoraria, e lo sono anche le ex-presidenti Ewwa, Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti. Le ringraziamo perché accettando la nostra tessera onoraria hanno dato un segno forte di continuità con l’esperienza Ewwa.
Le idee sono molte, bisognerà saper dosare le energie; siamo molto entusiaste ma è necessario non mettere troppa carne al fuoco. Partiamo con un evento il 5 aprile a Livorno, il primo sponsorizzato da WeWrite insieme al Comune e alla Libreria Feltrinelli, nella splendida cornice della biblioteca ai Bottini dell’Olio. Presenteremo il nuovo romanzo di Barbara Garlaschelli, “Il cielo non è per tutti”. L’autrice si troverà in zona per un progetto di Sdiario, il blog da lei fondato, che viene presentato a Fauglia (Pisa). Si tratta di AltriVolti: un progetto fotografico e narrato, che posa l’occhio sulle persone socialmente fragili. Abbiamo approfittato della sua presenza qui per parlare del libro, e vorremmo mettere in risalto anche il lavoro di rete e di sinergia che lei da sempre promuove con altri autori e con artisti, e che ci sembra in armonia con le nostre intenzioni per WeWrite.

Donna e scrittura, donna e letteratura, quali i punti di contatto nel panorama editoriale attuale secondo voi?

Sono pochi. Tutti sappiamo che si pubblica tanto, troppo, e che la distanza dalla letteratura si fa più grande ogni giorno. Quando ami le storie e senti di averle dentro è giusto però poter dar loro fiato. Noi scriviamo, facciamo il nostro piccolo lavoro intorno alla scrittura ma non dimentichiamo mai di riferirci alla grande letteratura. Sappiamo che l’esempio è e resta quello delle scrittrici che hanno raccontato epoche e sentimenti, hanno anticipato lotte e aneliti, e soprattutto hanno accarezzato e ampliato la nostra lingua, inventandone una propria. Quello che vogliamo trasmettere alle nostre socie e a coloro che si accostano all’associazione è che bisogna essere sempre onesti, si deve scrivere rispettando una propria identità, senza seguire “formule” per vendere o essere visibili, mai vestire scarpe altrui! Se e cosa di quello che quest’epoca produce avrà la dignità della letteratura, lo decide solo il tempo. Intanto portare con sé i maestri è fondamentale. Un’epoca che non coltiva i maestri non può produrre nuove letterature.

Si dice che “fare rete” non è sempre facile, nonostante i mezzi del web oggi facilitino la comunicazione immediata, come pensate di agire per mantenere la motivazione all’adesione e alla partecipazione individuale?

Se la scrittura è un mestiere che si nutre molto di silenzio e di percorso individuale, della propria nicchia interiore, oggi con la “confusione” del mercato, le varie possibilità che si offrono comprese quelle del self-publishing, le scorciatoie “a pagamento” e il fiorire di scuole di scrittura e delle varie “conventicole” che si formano intorno a queste rende necessario per chi vuole uscire dall’isolamento e pubblicare una più precisa informazione e una scelta adeguata al proprio obiettivo e alla propria linea. Intanto chi vuole inviare un manoscritto ha bisogno di farlo leggere, di fare un editing di qualità, non basta più tirar fuori il libro dal cassetto e farlo leggere alla zia. Ma è bene anche confrontarsi, scambiare le esperienze, agire insieme alle altre autrici e non “contro”. Poi bisogna spessissimo anche promuoversi, avvicinarsi a varie figure professionali che oggi giocano ruoli importanti, dall’agente al media manager. Quando si ha finalmente una proposta editoriale bisogna essere in grado di saperla valutare. Qualche volta ci capita di dover fare traduzioni, adattamenti scenici dei nostri scritti. Ecco, chi scrive spesso vuole soprattutto scrivere, non occuparsi anche di una serie di altre cose. L’associazione si propone di rendere accessibili in maniera più diretta a chi sta scrivendo tutta una serie di figure professionali. Intanto abbiamo una casa editrice che ci ha messo a disposizione una collana editoriale dedicata, la FusibiliaLibri di Dona Amati, nostra socia onoraria anche lei, che ringraziamo per questa fiducia. Poi speriamo di avere una convenzione per servizi editoriali, abbiamo già iscritte traduttrici e speriamo di avere presto con noi una social-media-manager. Partecipare a fiere del libro tutte insieme è stata una delle esperienze fatte con Ewwa che ci ha dato soddisfazione, come singole autrici e come associazione. Ma anche formarsi e informarsi insieme, studiare vari aspetti importanti per la costruzione del personaggio, per esempio, è importante. Per questo abbiamo in associazione anche una psicoterapeuta.

Molte sono le voci letterarie del passato dimenticate, pensate di dedicare una qualche iniziativa a questo recupero?

Certamente. Pensiamo a seminari su autrici, alla riscoperta di voci dimenticate. Intanto in maggio andremo a incontrare un’autrice toscana di 92 anni che si è rifugiata in una specie di eremitaggio, ma che in passato è stata molto presente coi ragazzi nelle scuole, la signora Nicla Menchi. Io stessa sto scrivendo proprio ora una serie di articoli su autrici che sono rimaste nell’ombra come Giana Anguissola, Anna Banti per esempio. Uno dei sogni è quello di poter un giorno invitare Dacia Maraini.

In che modo verrà favorita la pubblicazione di nuove opere?

Abbiamo questa collana WeWrite messa a disposizione da FusibiliaLibri: qui avremo facoltà di pubblicare sia atti di convegni che antologie tematiche, ma anche materiali di autrici che ci sembrino degne di finire su pagina. Poi pensiamo alla possibilità di avere dei canali per favorire la lettura di manoscritti da parte di agenti e editori, facendo ogni tanto anche degli incontri con loro.

Intanto le prime iscritte hanno profili veramente eccellenti , e questo ci riempie di buona speranza, vogliamo creare un team fatto di persone che credono nel potere della scrittura, nella competenza e nel valore della crescita che ciascuna di noi deve per forza di cose continuare a fare se vuole scrivere: le nostre prime tessere sono andate a Rosa Cerrato, Alba Gnazi e Francesca Marone, abbiamo già la richiesta di Andrea Zurlo, un’autrice argentina.

Per contattare il team di progetto WeWrite: cavalieriwewrite[at]gmail.com

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