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Zest Letteratura sostenibileAnthony J. Lattiffi è uno scrittore raffinato e delicato, L’età della rosa suo romanzo ispirato a una storia vera è stato recensito da ZEST qui.

Gli abbiamo rivolto qualche domanda:

Anthony, che valore ha la scrittura nella tua vita?
Enorme. L’uomo può concepire la scrittura solo attraverso la lettura, sono entrambe figlie dell’ispirazione e dell’esigenza di relazionare con gli altri. Io credo che l’uomo scriva solo perché vuole leggere. Quando scrivo, mi piacciono molto quelle situazioni in cui l’ispirazione e la comunicazione diventano una cosa sola, si completano a vicenda; si ha la sensazione di plasmare una traccia.

Come nasce una storia nei tuoi romanzi?
Per caso. Basta una notizia sui giornali, o sui social, un’esperienza raccontata da un amico, o da qualcuno che hai appena conosciuto, un viaggio in treno, in auto, una bella corsa in bici, tutti elementi utili per seminare una storia.


Hai scritto romanzi di genere diverso, a cosa è dovuta questa scelta?
Se dicessi che è dovuta all’ispirazione, sarebbe una risposta troppo scontata. Ci vuole una certa stravaganza per avventurarsi in generi diversi di letteratura, eppure la voglia di seguire la propria fonte interiore è talmente forte da tramutarsi in illuminazione. Dunque, l’illuminazione, che mette insieme lo spunto e la creazione, gli eventi e le sensazioni, le singole parti e i personaggi che non smettono mai di sorprenderti. Esplorare è come dare luce a una stanza buia, e assaporare l’emozione che dopo nulla sarà più lo stesso.


Il romanzo L’età della rosa ci narra una vicenda vera, perché hai deciso di narrare questo vissuto?
Perché è stato anche il mio vissuto: Silvana, la protagonista, era mia cugina. Quando cresci accanto a una persona, ciò che la riguarda, in un certo senso riguarda anche te. Perché, il destino degli uomini, appartiene al viaggio dell’uomo.


Il tratto intimista del tuo romanzo è molto evidente, anche i thriller hanno sempre una cura introspettiva e analitica dei personaggi, da cosa trai ispirazione?
Ho una predilezione particolare per l’intimismo, lo adoro letteralmente. Tendo a unirlo all’enigma del thriller, ad avvicinarli pian piano con l’intento che la loro unione risulti spontanea. Da cosa traggo ispirazione per costruire i miei personaggi? Da qualsiasi persona che mi sorprende per la sua particolarità, che riflette una nuova introspettiva, un modo di essere fuori dalle righe, che potrebbe incarnare un personaggio puro e non scontato.


Quali sono i libri che ti hanno formato e gli scrittori che consideri dei modelli.
Così parlò Zarathustra, Al di là del bene e del male, di Nietzsche, Delitto e castigo, di Dostoevskij, i vari racconti di Cechov, Ulisse, di James Joyce. Cecità, di José Saramago. Credo di aver risposto a entrambe le domande.

Qual è la tua idea di benessere?
 Apprezzare e desiderare tutti i giorni quello che ho.

Cosa ti piacerebbe raccontare nel prossimo romanzo?
Indagare su un delitto in un reality show. Un thriller raccontato con lo stile intimista.

Progetti per il futuro?
Essendo nato come sceneggiatore, di recente ho scritto una sceneggiatura con l’amico e regista Luca Borri. Si tratta di una commedia con sfumature thriller che la vorrei vedere trasformata in film.


Anthony J. Latiffi, scrittore albanese residente in Italia, ha pubblicato Lo yàghatan (Controluce). L’età della rosa, (Besa), Tempo per morire (Parallelo45) Dotato di un’inventiva inesauribile e di un impeccabile rigore narrativo, ha al suo attivo diverse sceneggiature cinematografiche.

Antonia Santopietro

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Intervista a Anthony J. Latiffi