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BASILIO | Alessandro Mauro
Augh Edizioni 2019

Indipendenti ma connessi, questi dieci racconti hanno per protagonista Basilio, mentre attraversa gli anni speciali dell’infanzia e della gioventù. Le piccole cose che gli succedono, tra le elementari e il liceo, sono il frutto di un tempo in cui quasi tutto è inizio, e quasi tutto è importante. Il suo graduale ingresso nel mondo è già, a modo suo, condizione umana: vicenda di tentativi e inciampi, desideri e guai, scoperte che si intrecciano a sconfitte, continua possibilità della rimonta. Dunque Basilio, ora più ora meno, siamo quasi tutti.

L’autore: 

Alessandro Mauro è nato a Roma nel 1965 e scrive per mestiere da più di venticinque anni. Ha pubblicato centinaia di articoli su testate a diffusione nazionale, dal quotidiano al quadrimestrale. Ha curato rassegne cinematografiche e un festival di cortometraggi. Quando non scrive, rivede testi altrui, dedicandosi in ogni caso alla cura di prodotti editoriali. Nel 2016 ha pubblicato per Exòrma Se Roma è fatta a scale.

Per concessione della casa editrice vi proponiamo la lettura di un ESTRATTO Dal primo capitolo “Premi il pulsante giallo”

«Zero, pure a te».

Spaccato per giunta: sopra quel cerchio già inconfondibile di suo, la maestra aveva tirato una linea obliqua, con così tanta foga che ci mancò poco non bucasse il foglio.

Basilio avvertì il misto di dispiacere e sorpresa spingergli gli occhi un po’ in fuori, primo perché gli era parso che lei avesse guardato la sua paginetta di “f” minuscole soltanto per un secondo o due, poi perché era rientrato a scuola proprio quel giorno, dopo un febbrone che l’aveva quasi steso.

Aveva passato a casa poco meno di due settimane, e un paio di volte, quando la febbre aveva superato trentanove, gli era perfino venuto in mente che poteva fare la fine del povero Nemecsek, il commovente biondino de I ragazzi della via Pál.

Invece si era rimesso, e gli era toccata la “f”, mentre prima della bronchite erano arrivati alla “c” maiuscola. Fino a lì era andato tutto bene: quel mezzo cerchio, che ricordava la luna quando è al principio, gli veniva fuori con facilità, e la pagi- netta premiata da un bel dieci rosso sfoggiava un ordine cui la disciplina militare degli incolonnamenti non toglieva una certa grazia.

Il tracollo da dieci a zero lo stordì un po’, tanto più che si sen- tiva ancora fiacco per la convalescenza. Dopo la detonazione interiore dovuta a quel voto infamante, tornò a posto tenendo il quaderno dritto davanti a sé come un volante, e quando fu a destinazione si mise a riguardare le sue “f”.

Una femmina allampanata con una gonna lunga era più o meno quello che vedeva in ciascuna di quelle lettere. Alla lontana gli ricordavano Olivia, la fidanzata spilungona di Braccio di Ferro.

Quella vaga familiarità però non lo consolava, soprattutto perché non gli era riuscito di capire in cosa consistesse il suo sbaglio, ma temeva che se avesse chiesto spiegazioni la maestra avrebbe ripreso a maltrattarlo.

La campanella a un certo punto fece piazza pulita del suo malumore. Quel giorno era stato invitato a pranzo da Zafferani, con il quale nel pomeriggio sarebbero andati a nuoto.

Zafferani aveva preso zero pure lui, senza nemmeno l’attenuante della lunga assenza, e il totale aritmeticamente nullo dei loro risultati li strinse in una comunella allegra da paese dei balocchi, sebbene Basilio fosse ancora un po’ scosso dal trattamento ricevuto.

La ragione di quell’invito a pranzo era strettamente legata al corso di nuoto, che Zafferani frequentava già da tempo con un entusiasmo che aveva contagiato, se non direttamente Basilio, almeno sua madre.

Così lei si era accordata con la mamma di Zafferani, grande sostenitrice del nuoto, affinché i ragazzini mangiassero insieme una volta a settimana, per poi essere prelevati dal pulmino della piscina, che già passava di lì e che Basilio avrebbe potuto utilizzare senza l’aggiunta di un sovrapprezzo.

Lui guardava al nuoto con perplessità, certamente alimentata dal fatto che aveva all’attivo una sola lezione, di seguito alla quale si era ritrovato a letto con la febbre.

Non si poteva stabilire una relazione precisa tra quell’esordio e la bronchite che l’aveva messo fuori combattimento per giorni, ma anche a prescindere da quel nesso soltanto eventuale, la piscina gli era parsa estranea come se avesse visitato Plutone.

Di quella prima volta ricordava anzitutto il caldo assalente, acquoso e sintetico, insieme a un odore penetrante che non aveva mai sentito in nessun altro posto. E poi l’imbarazzo di stare in costume, una tenuta che aveva sempre riservato in esclusiva alla spiaggia. La cuffia gli stava stretta e pareva che gli strizzasse i pensieri, e gli occhialetti pure. Molti dei ragazzini gli apparivano leggermente panciuti, come enormi cuccioli di piccione.

I colori però erano belli, specie la combinazione tra il celeste della vasca, brillante e movimentato, e il giallo carico delle tavolette per fare certi esercizi, che avevano la tinta e le linee stondate di una forma di parmigiano.

A pranzo quel giorno la mamma di Zafferani non c’era, perché aveva l’orario lungo in ufficio. C’era invece la sorella più grande, Emiliana, che frequentava il secondo anno del liceo, e che trovarono in compagnia di un tipo con i ricci scapigliati e una borsa di cuoio a tracolla, che se ne stava andando mentre loro arrivavano.

«Ciao ragazzi» disse sovrastimandoli: un eccesso che a Basilio sembrò indizio del fatto che quel giovanotto spettinato avesse una certa fortuna con Emiliana.

Loro non dissero niente.

A pranzo, mentre mangiavano le fettine panate che la signora Zafferani aveva lasciato pronte e che Emiliana aveva riscaldato, le raccontarono di aver preso entrambi zero.

«Almeno sei dovevano mettervi» asserì severa nei confronti dell’istituzione. Emiliana si interessava di politica, e quella faccenda del diritto alla sufficienza era una cosa che riguardava gli studenti dei licei e che a loro sembrava fantascientifica.

L’impegno politico la faceva apparire ancora più grande, col- locandola in una monumentalità rivoluzionaria che metteva in soggezione i due ragazzini, al tempo stesso un po’ inorgogliti dalla prossimità con quella militante pressoché adulta.

Basilio comunque voleva dieci, non sei.

Dopo mangiato stettero per un po’ in camera di Zafferani, che aveva una passione per le scienze naturali e insistette per mostrargli un grosso libro zeppo di fotografie di animali, soffermandosi in particolare sulla meravigliosa trasformazione del bruco che diventa farfalla.

Basilio fu effettivamente colpito da quella metamorfosi così clamorosa e difficile da prevedere, anche se dopo qualche minuto ebbe voglia di muoversi un po’, e convinse Zafferani a gio- care con una palla di gommapiuma che dovevano far entrare, calciando di piatto, nel cestino della carta coricato per l’occorrenza.

La circonferenza del cesto era di poco superiore a quella della palla, e fare gol era abbastanza difficile, visto che tiravano da circa tre metri e che l’unico modo per far andare dritta quella sfera morbida era colpire piuttosto forte, perdendo un pochino in precisione.

Così, dopo aver deciso che avrebbe vinto chi per primo fosse arrivato a cinque, ridimensionarono a tre il loro obiettivo, an- che perché di lì a non molto sarebbe passato il pulmino per la piscina.

Sull’uno pari, dopo una ventina di tiri a testa, Basilio chiese

di andare a fare pipì.

Il bagno, una volta usciti dalla stanza, era dritto in fondo al corridoio, e per arrivarci bisognava passare davanti alla camera di Emiliana.

La porta era aperta, e Basilio realizzò di averla vista nuda, dalla cintura in su, prima ancora di rendersi conto di aver guardato dentro.

Trafitto da quella visione, si bloccò sul posto per un istante, sufficiente a cogliere l’espressione di Emiliana che si guardava nello specchio mentre era sul punto di infilarsi una maglia.

Poi riprese spedito verso il bagno, prima che un eventuale in- crocio di sguardi mandasse in frantumi l’incantesimo di fiore che osserva la sua stessa fioritura.

Ebbe la sensazione che Emiliana avesse alzato gli occhi nella sua direzione, ma solo un istante dopo che era andato via. Sfiorandolo.

Chiuse pianissimo la porta del bagno, desideroso di non offri- re alcuna conferma sonora al fatto che era effettivamente passato davanti alla stanza della ragazza.

Per la stessa ragione, orinando, evitò con cura di colpire il minuscolo stagno al centro della tazza, eludendo quell’impatto scrosciante e puntando invece al più silenzioso bianco della ceramica. Contenne anche, con estenuante autocontrollo, il peto che avrebbe naturalmente accompagnato la minzione.

Tornando indietro ripassò davanti alla stanza, rapido e con la testa completamente girata dal lato opposto, come un soldato che durante una sfilata debba omaggiare qualche capo di Stato.

Quando raggiunse di nuovo il suo amico, era stremato e su di giri allo stesso tempo.

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Basilio | Alessandro Mauro – ESTRATTO su ZEST