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IL BAULE DI CONRAD | Dario Pontuale
Nutrimenti Edizioni

La cassetta è il baule che il marinaio porta sempre con sé. Rappresenta la sua identità, il passato e il futuro che appena si intravede fra le condizioni variabili del presente. Può essere di legno intarsiato o povero, solido o deteriorato, non importa, ogni navigante ha la sua cassetta, il senso ben custodito di quel girare apparentemente folle intorno al mondo. Una volta abbandonata la navigazione, chiuso il rapporto professionale con il mare, la cassetta perde la sua attitudine raminga, si distende, comincia ad assorbire vita, esperienza, per diventare archivio e potenzialmente materia narrativa.
Nel caso di Jozef Konrad navigazione e ispirazione letteraria hanno prodotto la congiunzione perfetta, coordinazione muscolare e di analisi che senza forzature, quasi per costrizione fisiologica, genera storie e traduzioni del reale. Grande letteratura, viaggi memorabili e una cassetta capiente che Dario Pontuale, con IL BAULE DI CONRAD, edito da Nutrimenti, ha voluto aprire ed illustrare dando corpo ad una ricognizione appassionata, omaggio sentimentale ma anche desiderio di approfondire una vita luminosa e sorprendente, un apprendistato d’autore sul confine spumoso fra realtà e leggenda. Nelle pieghe della biografia, Pontuale trova anche spazi fecondi per raccontare il contorno, la storia grande, quella pulviscolare e commovente, getta una luce rivelatrice sullo spirito dell’epopea mercantile della seconda metà dell’Ottocento, tortuosa e implicitamente fatale.
Jozef Teodor Konrad Korzeniowski nasce in Polonia nel 1857. Apollo, suo padre, è un possidente terriero caduto in disgrazia, attivista politico e traduttore. Sua madre Evelina, anche lei di fede nazionalista, sostiene il marito nelle sue battaglie contro l’occupazione russa, scelta di vita che si tradurrà in precarietà e condanne al confino. Il fervore della famiglia Korzeniowski, il dispendioso e accanito slancio patriottico, ben presto sfocerà in prostrazione fisica, nell’implacabile malattia polmonare che non darà scampo ai due coniugi.
A soli 12 anni Konrad si ritrova orfano, affidato ad uno zio materno che si mobiliterà per educarlo e fargli recuperare gli anni di studio persi. Ma il piccolo Konrad ha un carattere tutt’altro che malleabile, porta con sé i geni del randagismo, lo spirito inappagato.
Passano alcuni anni e sarà l’incontro con I lavoratori del mare di Victor Hugo a indicargli la strada, a ispirarlo insieme alle letture di Frederick Marryat, Fenimore Cooper, Mungo Park, James Bruce e David Livingstone. Appena diciassettenne, raggiunto il vecchio porto di Marsiglia, il neofita uomo di mare viene arruolato con il ruolo di allievo sul Mont-Blanc, un bastimento che fa rotta verso il grande arcipelogo delle Antille. Inizia così il suo tirocinio, la scuola di vita che si dipanerà negli anni in forma scritta, in elaborazione profonda e forse ineguagliata del viaggio come espressione della sfida e del travaglio interiore.
Nel 1878 il marinaio Konrad, conclusasi la turbolenta esperienza francese, approda nel Regno Unito ambendo ben presto ad ottenere, oltre al brevetto di secondo ufficiale, la naturalizzazione inglese. Inizia così a studiare la lingua e Dario Pontuale immagina il futuro scrittore sotto coperta, appena i turni di lavoro glielo permettono, ad approfondire le sue capacità con l’aiuto dei grandi personaggi shakespeariani, Romeo, Giulietta, Amleto, Otello, Giulio Cesare.
Jozef aspira a possedere lo strumento essenziale, le chiavi della comunicazione, che a posteriori alimenteranno il suo talento e il suo credo letterario, ben espresso in una nota all’opera “Il negro del Narcissus”: “Il
compito che mi spetta e che cerco di assolvere e di riuscire, con il potere della parola scritta, a farvi udire, a farvi sentire, di riuscire, soprattutto, a farvi vedere”.
La naturalezza delle descrizioni, distillato dell’imponente esperienza sensoriale, fra turbini naturali e umanità febbrile, maturerà all’interno di capolavori e personaggi indimenticabili, pezzi del museo conradiano li definisce Pontuale: “Lord Jim” (“Gli mancavano tre o quattro centimetri per arrivare al metro e ottanta, era di mole poderosa e procedeva deciso, con le spalle leggermente curve, la testa in avanti e uno sguardo fisso da sotto in su che faceva pensare a un toro lanciato alla carica”), il protagonista del romanzo breve “La linea d’ombra”, l’agente commerciale Kurtz nelle pagine selvagge di “Cuore di tenebra”.
Con il nuovo secolo all’orizzonte, la determinazione di Jozef Teodor Konrad Korzeniowski nell’affrontare il mare si affievolisce. Inizia a sentirsi vecchio, nonostante in realtà non abbia ancora compiuto quarant’anni. “Se si intende vivere, bisogna sistemarsi in qualche luogo” rivela in una lettera e il suo rinnovato progetto di vita si identifica nel nome inglesizzato di Joseph Conrad, comincia a plasmarsi anche grazie ad una data cruciale: “l’8 ottobre del 1894, Joseph Conrad, figlio di nobili terrieri polacchi, lettore di Hugo e Shakespeare, ufficiale di Sua Maesta, eterno allievo di un idioma lungamente rincorso, sottoscrive il suo primo contratto da scrittore”.
Il successo e la notorietà non tarderanno a venire, insieme ad una vita più agiata con la moglie Jessie e i due figli Borys e John, ma non mancheranno i dissesti, l’orrore della Prima Guerra Mondiale con un figlio al fronte, i dolori fisici (eredità degli anni in mare), la predisposizione alla depressione.
A inizio degli anni ’20 pensa ad un romanzo “mediterraneo”, raccoglie appunti sull’esilio napoleonico a Sant’Elena, ma il progetto rimane incompiuto.
Conrad si spegne nell’agosto del 1924, la cassetta del marinaio-scrittore, lunga un metro, alta circa cinquanta centimetri, inevitabilmente si chiude, ma senza l’uso di chiavistelli. Al suo interno oggetti e ricordi riprendono il loro posto, “la luce non li ha scalfiti, semmai un poco destati da un torpore atemporale. Diligentemente si accomodano uno accanto all’altro, come animali prima di un lungo letargo, paghi di aver assolto a un compito”.

Paolo Risi

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Il baule di Conrad | Dario Pontuale