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Borges non è mai esistito | Francesca Fiorletta
L’erudita 2017

per gentile concessione della casa editrice e dell’autrice
vi proponiamo un estratto

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Non amava alzarsi presto la mattina.

Per questo, agevolata da una caotica e alquanto arbitraria riforma dei cicli scolastici, Anna aveva compilato il suo primo piano di studi all’Università, tenendo conto sì dei suoi gusti, interessi e inclinazioni, sì delle materie propedeutiche e di quelle ritenute allora secondarie, sì dei crediti formativi da macinare come tasselli algebrici di un insidioso puzzle per bambini autistici, ma anche tenendo ferma una certa attenzione allorario delle lezioni.

E così, con pazienza certosina da ingegnere nucleare, era riuscita ad impilare nel suo registro personale tutti i corsi che non iniziavano mai prima delle 10.00 del mattino, eccezion fatta per il modulo di greco antico, che si svolgeva dalle 8.00 alle 11.00 in unaula container, una sorta di scatola di latta blu a forma di parallelepipedo, con le rotelle doppie sotto i quattro angoli, e tre scalini di plastica grigia per accedervi; allinterno cera un massimo di centocinquanta posti a popolare uno strano stanzino abbastanza buio ma misteriosamente e insospettabilmente riscaldato.

La Città universitaria era in espansione, dicevano, ma sostanzialmente era in aumento il numero degli iscritti, tra chi prediligeva le facoltà umanistiche perché non avevano il test di ammissione e chi aveva accusato il cursus studiorum come una sorta di parcheggio ben pagato per auto depoca e motorini dalla marmitta modificata: si bighellonava in massa, per lo più, in un insolito clima di attesa, sdraiati sul prato tagliato allinglese, con le chitarre alla mano e qualche canna di marijuana in bocca; i più audaci recavano appresso fiaschette di vino rosso trafugate da qualche osteria locale, o lattine calde di birra rilegate in pacchi da ventiquattro, acquistate per pochi spiccioli al discount dietro la stazione degli autobus di linea.

Si discuteva di politica e regimi autoritari in presunta decadenza, di riforme economiche, della guerra in Iraq, dellallarme terrorismo dilagante, dei flussi migratori e del miraggio delle pensioni, e allo stesso modo si sviscerava nel dettaglio tutta la cinematografia di Truffaut, Bergman, Dino Risi, fino ad arrivare ai The Pills, alla saga di Boris e lo stagista sfigato e a Corrado Guzzanti che quando voleva era proprio un fottutissimo genio.

Anna in quel periodo era sempre circondata dagli amici, dalle cinque ragazze con cui divideva un appartamentino scalcagnato che affacciava su una stradina buia, piena zeppa solo di copisterie e gelatai, ai nuovi compagni che sera subito trovata in facoltà: cera Siva con la sua autentica fissazione per i fumetti il calcio e lheavy metal; Alex che segretamente lamava e le riempiva il banco di sonetti e cioccolatini al rum; Lili che scriveva per un giornale comunista a titolo saltuario e gratuito, ma sognava di diventare una manager delle star; Gaia che era sempre depressa; Paolo che era gay e lo sapevano tutti tranne lui, e per scoprirlo era dovuto andare a fare un Erasmus di sei mesi in Spagna; Ari che voleva fare linsegnante, e infatti si allenava già con una certa costanza, bacchettando tutti i membri del gruppo improvvisato, prendendo a pretesto qualsiasi minuzia.

Frequentava ancora anche gli amici del liceo e aveva pure un fidanzato, Marco, che però studiava lontano, in unaltra città, nel profondo nord, e si potevano vedere solo una volta ogni due settimane: Anna lamava molto, ma qualcosa dentro di lei, come un campanello dallarme mai pago, lammoniva a tratti che forse no, non sarebbe stato per sempre”.

Aveva nel frattempo anche dei corteggiatori, è vero, ma riteneva allora la fedeltà un valore più che condivisibile e meritevole di rispetto e non andava mai oltre qualche bacetto fugace dato allombra di un lampione. Al massimo si concedeva qualche ballo un po’ più sfrenato del solito, durante le numerose feste che adorava organizzare a casa degli amici, alle quali Siva non partecipava mai, forse per pigrizia o per indole naturalmente malinconica; fatto sta che adduceva sempre mille scuse, dal raffreddore della nonna alla gastrite del gatto, e poi la mattina dopo le citofonava puntuale alle sette e quaranta, per chiederle comera andato, chi sera ubriacato, chi aveva pomiciato con chi, ma soprattutto per ricordarle che erano già, come al solito, in ritardo per la lezione di greco nel container.

«Voglio seguire il corso su Borges».

Gli disse Anna di scatto, mente facevano finalmente colazione al bar di facoltà, dopo tre ore interminabili, passate a leggere e tradurre le epopee monumentali di Nonno di Panopoli col moccio al naso.

«Ah, il grandissimo Celso Borges, da quando tifi per il Deportivo La Coruña?».

Così, dopo molti sfottò e qualche tentativo di recessione, Anna era riuscita a convincere quattro o cinque dei suoi compagni più coraggiosi e fedeli a seguirla in quella che si preannunciava come poco più che una gita fuori porta: lasciare da parte per un attimo la classicità, dismettere i panni placidi dellitalianista incallito e tuffarsi nelle meravigliose acque agitate della letteratura latino-americana.


Francesca Fiorletta, 1985, vive a Roma, è redattrice di Nazione Indiana, organizzatrice di eventi, ufficio stampa e social media manager per LiberAria Edizioni, CaLibro Festival e freelance. Nel 2015 ha pubblicato More Uxorio per Zona Contemporanea. Suoi testi sono presenti in Repertorio dei matti della città di Roma, volume collettivo a cura di Paolo nori per Marcos y Marcos; Costola, antologia di racconti illustrati a cura di Filippo Balestra per casa editrice Gigante; e su diversi blog e riviste culturali (L’Ulisse, Versodove, Alfabeta, ecc.).

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Borges non è mai esistito | Francesca Fiorletta – Estratto

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