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In cammino con Stevenson | Tino Franza
Exorma edizioni

Tino Franza ripercorre la strada di Robert Louis Stevenson, il cammino nel cuore della Francia che l’autore dell’ “L’isola del tesoro” compì nel 1878 per omaggiare nella loro terra d’origine i camisardi, i calvinisti francesi delle Cévennes.
Ma quella del “francofilo” Stevenson in compagnia dell’asinella Modestine, fu anche una sorta di ricognizione dell’anima, un simbolico punto di svolta che anticipò il suo viaggio verso gli Stati Uniti, dalla sua amante Fanny Osbourne, di dieci anni più anziana di lui, sposata con prole e in attesa di divorziare dal marito.
Un’escursione a più tappe (e a piedi) di 220 chilometri nell’area sud-est del Massiccio Centrale, nella zona delle Cévennes, raccontata attraverso appunti e riflessioni, in seguito raccolti nel libro “Viaggio nelle Cévennes in compagnia di un asino” pubblicato nel 1879. Taccuino di viaggio che ha ispirato lo scrittore Tino Franza, anch’egli sulle strade transalpine alla ricerca di un impeto esistenziale, di un sentimento non ancora pienamente riconoscibile… “Volevo inseguire il fantasma di qualcuno, camminare da un luogo ad un altro su vecchie piste sterrate; appagare curiosità e assecondare un certo spirito d’avventura; scrivere un libro forse. Questo volevo”.
“In cammino con Stevenson” è un manuale ricco di curiosità, riferimenti geografici, tipologie umane, può essere ritenuto un libro sostanziale per chi decida di percorrere il “Cammino di Stevenson” (conosciuto anche come itinerario GR 70). Ma non solo: nelle pagine di Franza, sfumatamente diaristiche, emergono con tempismo i tratti biografici riferiti al grande letterato scozzese, quadri scenici che ne descrivono il temperamento non accondiscendente, passionale, che ripercorrono la storia d’amore fra Robert Louis e Fanny, il loro soggiorno parigino, le divagazioni bohémien del quartiere di Montmartre.
“In cammino con Stevenson” è inoltre un omaggio al camminare e al viaggiare senza mete preordinate, ai letterati che ne hanno magnificato la bellezza e l’utilità, da Jean Jacques Rousseau a Bruce Chatwin fino a Jack Kerouac, è una collezione di storie che raccontano di una Francia sconosciuta ai più, quella del bandito Mandrin in lotta contro le iniquità dell’Ancien Régime, o quella della “belva del Gévaudan”, lupo o creatura mitologica che cento anni prima del passaggio di Stevenson terrorizzò le terre del Lozère.
Tradizioni e leggende popolari ma anche la peregrinazione intensa e sorprendente di uno scrittore e viaggiatore dei nostri tempi, lettore innamorato di Stevenson, Verne, Salgari, Haggard, London e Pratt, voglioso di emulare sui sentieri delle Cévennes i personaggi formativi della sua adolescenza… Jim Hawkins, Ismael, Ulisse, Corto Maltese.
Esperienza pensata inizialmente come intima quella di Franza, solitaria, ma che via via intreccia suggestioni, volti di passaggio, infatuazioni e occasioni che hanno il potere di creare legami autentici, duraturi.
Sovvertimento di prospettiva naturale, ancora una volta in parallelo con quanto vissuto da Robert Louis Stevenson, espressione della preziosità dell’incontrarsi che manda all’aria ogni proposito di impermeabilità.
Il libro edito da Exòrma è corredato da fotografie che fermano istanti significativi del Cammino di Stevenson, scatti in bianco e nero semplici, documentali, che lasciano socchiusa la porta dell’immaginazione e della bellezza inafferrabile.

Tino Franza (Noto, 1961) ha collaborato a riviste come “Nigrizia”, “S.E.A.S.”
(Studi Etno-Antropologici e Sociologici), “Sikania”, “Pagine dal Sud”, occupandosi di viaggi nell’età coloniale, emigrazioni, e percorsi a piedi.
Ha pubblicato “Ngiurie. Storia e cultura popolare nei soprannomi di Noto” (Armando Siciliano Editore, 2000), “Paesaggi dell’Agro Netino. A piedi per antichi sentieri” (C.U.E.C.M., 2007), “La lunga marcia. Viaggio sentimentale a Santiago de Compostela” (A&B, 2008).

Paolo Risi

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