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Leandro Del Gaudio Cattivo infinitoLeandro Del Gaudio è autore del romanzo Cattivo infinito (David and Matthaus Edizioni) recensito da ZEST qui.

Abbiamo rivolto a Leandro alcune domande in una breve intervista per la quale lo ringraziamo.

Lei è giornalista giudiziario per «Il Mattino» di Napoli e con il suo romanzo ha deciso di dare una nuova veste a fatti e realtà criminali che costituiscono la materia del suo mestiere di cronista. Da dove nasce il desiderio di – come dice Roberto Saviano nella prefazione a Cattivo infinito – “decodificare la realtà” di “tradurre il linguaggio degli atti processuali in racconto” di ”tradurre da un contesto all’altro”?

L’uso del romanzo-verità risponde a un’esigenza di analisi e approfondimento, che l’impiego delle fonti classiche del cronista non poteva appagare. Vede, inizialmente volevo fare un’inchiesta sul caso di Fabrizio, ma mi sono reso conto – quando ero più o meno a tre quarti dell’opera – che il ricorso alle fonti tradizionali del giornalista di giudiziaria non sarebbe stato sufficiente. Ascoltare testimoni dell’epoca, leggere giornali e atti giudiziari, ascoltare Pm o poliziotti mi è servito, ma non è stato sufficiente. Ho preferito così rimanere nel solco del giornalismo di inchiesta, provando però a usare lo strumento della verosimiglianza, della congettura motivata e ben radicata in una inchiesta.

Cattivo infinito significa che le cose non cambieranno mai? Che i personaggi del suo libro con le loro vite un giorno verranno sostituiti da altri volti, da altri personaggi, anch’essi corrotti, disonesti, criminali, in una spirale di cattiveria senza fine?

Sì, per un certo verso, il titolo suggerisce qualcosa di imperfetto, di incompiuto, che è la cifra migliore per interpretare Napoli, nel suo più recente passato. Città sempre sospesa tra eccellenze e fatti poco gratificanti, tra bellezze naturali e orrori ordinari. Anche la cronaca nera di Napoli, specie per chi la segue da sedici anni, ha un qualcosa di ripetitivo, di liturgico, tra faide e tregue, morti ammazzati, processi e pentimenti. Ma al di là dell’impianto e del titolo, ci tengo a dire che Cattivo infinito non è un romanzo pessimista. Anzi. C’è una dimensione positiva – direi addirittura progressista – nello sforzo compiuto dal suo protagonista (Fabrizio) di crescere e migliorare grazie alla conoscenza, allo studio, alle esperienze forti come i viaggi e l’amore. Ovviamente non svelo nulla del finale, che resta volutamente “a sorpresa”.

Se potesse dire qual è la reazione o il commento che si augura maggiormente alla lettura del suo romanzo quale sarebbe?

Visto l’esito positivo e incoraggiante della prima edizione, dico che la reazione che mi auguro è esattamente quella che ho avuto. Un feedback molto positivo, lusinghiero ed emozionale. Anche chi ha sollevato qualche critica (pochi, per la verità) mi hanno confermato di aver letto un buon lavoro, carico di ritmo e mai banale. Sono straordinariamente gratificato dalla risposta dei lettori, al di là dell’affetto e della stima delle persone che mi conoscevano come cronista.

A suo avviso in che modo testi come il suo contribuiscono alla determinazione di una coscienza collettiva e critica?

Viviamo in un’epoca di scarsa ricerca di approfondimenti. Oggi tutto è social, tutto è immediato, tutto resta in superficie. Quindi la lettura di un testo è sempre utile a formare dibattito e a sensibilizzare su temi come le indagini, i processi, il rapporto tra mafia e antimafia, il carcere, il bello, la letteratura, il sesso, la riabilitazione da quanto di negativo ha attraversato la storia di Napoli.

Possiamo chiederle di esprimere un parere sul default ambientale e su quale possa essere il contributo della narrativa o degli scrittori in genere?

Il default ambientale è innanzitutto default di conoscenza, informazione, comunicazione. Il dramma della terra dei fuochi dipende – in buona parte – dal silenzio omertoso che ha coperto buona parte degli sversamenti abusivi, ma anche dall’eccesso di informazioni generiche date in pasto all’opinione pubblica quando è scoppiato il caso sui media. Comunicazione e ambiente ora più che mai sono due facce della stessa medaglia, come ho cercato di dimostrare nel testo Dentro la terra dei fuochi, scritto assieme al collega Gerardo Ausiello.

Prossimi progetti?

Una sorta di romanzo criminale su Napoli, provando a scavare dietro inchieste molto rumorose, nel tentativo di porre l’accento sulla regìa che sottende a tanti fatti noti. Provo ad assumere lo sguardo del “bravo cronista” per denunciare il filo rosso che lega inchieste giudiziarie e dossieraggio, verità processuali e verità storiche, nel tentativo di svelare gli accordi e gli interessi che si nascondono al di là della obbligatorietà dell’azione penale. Ovviamente anche in questo caso, cerco di fare leva sul vissuto di persone realmente esistenti.

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Leandro Del Gaudio | Intervista ZEST