la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

CAUCASO – Dall’Urss a Putin, il dilemma di una regione di frontiera.
a cura di Daniele Cellamare, e del gruppo di lavoro Doctis ardua.

Bordeaux edizioni 2018

di Paolo Risi

Gli 11 contributi inseriti nel volume edito da Bordeaux analizzano in maniera accurata le questioni politiche, sociali e etnico-religiose che attraversano il Caucaso e che ne determinano la debolezza e la problematicità sotto l’aspetto geopolitico.

Molti gli scenari critici presi in considerazione e indagati nell’opera: fra essi l’irredentismo della Cecenia nei confronti della Russia, dell’Abkhazia nei confronti della Georgia, la volontà dell’Ossezia del Sud di separarsi dalla stessa Georgia, quella degli armeni del Nagorno Karabakh di sottrarsi alla sovranità azera. Ad oggi queste implicazioni assecondano due tendenze divergenti e alquanto mobili, l’una proiettata verso il riconoscimento e l’accettazione della preminenza russa, l’altra caratterizzata dall’opposizione alla supremazia di Mosca, anche in termini di alleanze con partners esterni al blocco ex sovietico.

La disgregazione dell’URSS ha delineato nel Caucaso un nuovo assetto politico-territoriale, con la suddivisione in una zona meridionale, occupata dalle repubbliche di Armenia, Georgia e Azerbaigian, e da una porzione settentrionale con limitata autonomia fiscale e politica, perlopiù afferente alla Federazione Russa (ne fanno parte Kabardino-Balkaria, Cecenia, Daghestan, Inguscezia, Karacajevo-Circassia, Ossezia del Nord e Territorio di Stavropol’ e Transcaucasia).

Buona parte dei saggi proposti non tralascia di considerare le origini storiche che hanno plasmato le miriadi di etnie e organizzazioni sociali presenti nella regione. Eventi di ampiezza epocale (viene citato, fra gli altri, il genocidio del popolo armeno in Turchia tra il 1915 e il 1916) si sono spesso riverberati in questo crocevia fra Oriente e Occidente, determinando coalizioni e aspirazioni contrapposte.

Riferendosi al Caucaso settentrionale, nel saggio di Francesca Tortorella si ricorda come, a partire dalla liberalizzazione delle pratiche confessionali promossa da Gorbacev, la società abbia sempre più interiorizzato precetti e tradizioni di carattere mistico-religioso. Basti pensare alla Cecenia, o al Daghestan, per constatare l’influenza e la radicalizzazione sul territorio del fondamentalismo islamico, capace di penetrare le maglie di una gestione politica, da parte di Mosca, ritenuta incapace di far fronte ad annose problematiche economiche e sociali. Ma già l’azione sovietica nel Caucaso, percepita come invasiva e motivata esclusivamente dal saccheggio delle risorse locali, portò (rileva nel suo contributo Angela Chiara Festa) al riemergere di istanze etniche e micro-nazionali, in seguito integrate dalla fede islamica e dall’appartenenza clanica.

Evidenzia Federica De Paola come i cartografi (prevalentemente quelli di scuola araba) designassero questa regione, significativamente, con il nome di “Djabal al-alsun”, la montagna delle lingue. In essa sono infatti presenti circa 50 gruppi etnici, ognuno portatore di una propria identità storica, culturale e religiosa, in un contesto geografico che favorisce l’isolamento delle comunità. Questo aspetto riguarda in particolare il Nord della regione, attraversato da diverse rivendicazioni e tensioni politiche, e che fu teatro, tra l’altro, delle due sanguinose guerre russo-cecene, dal 1994 al 1996 e dal 1999 al 2009.

La raccolta curata da Daniele Cellamare dedica alcuni interventi approfonditi alle repubbliche meridionali, entità statuali autonome in equilibrio fra il predominio storico di Mosca e l’apertura verso alleati esterni all’antico scacchiere.

Anche Armenia, Azerbaigian e Georgia (quest’ultima attratta dalla prospettiva di un ingresso nella Nato) hanno vissuto e vivono situazioni di conflitto o di tensione latente, generate dalle contrapposizioni etnico-religiose (esemplare la contesa di armeni e azeri per il Nagorno Karabakh) e dai molteplici interessi che ruotano attorno allo sfruttamento e alla veicolazione delle risorse del sottosuolo.

Da questo punto di vista l’Azerbaigian (e più in generale la zona attorno al Mar Caspio) si configura come uno snodo fondamentale nel campo degli idrocarburi, in un sistema che implementa differenti ruoli strategici, economici e commerciali. Vengono rimarcate (in particolare nel saggio proposto da Vlora Mucha) le politiche messe in atto dall’Europa per la realizzazione del gasdotto South Gas Corridor, progetto da 45 miliardi di dollari che coinvolgerà (su uno sviluppo in lunghezza di circa 4.000 chilometri) dieci delle principali società operanti nel settore degli idrocarburi. Al corridoio SGC è connesso il gasdotto TAP (Gasdotto Trans-Adriatico), che avrà come termine l’Italia, e per la precisione la cittadina di San Foca in provincia di Lecce.

Caucaso – Dall’Urss a Putin: il dilemma di una regione di frontiera si propone come un’antologia di contesti in divenire, ancorati al passato o che dal passato si discostano attraverso modalità articolate e non facilmente intellegibili. Il materiale raccolto da Daniele Cellamare esaudisce un’esigenza di esaustività, tracciando una mappatura di un territorio da sempre crocevia di culture e aspirazioni condivise. Da Oriente a Occidente e viceversa il Caucaso sollecita, come da tradizione, sodalizi e correnti ad alto potere di propagazione: dalle contese per l’approvvigionamento delle riserve di idrocarburi alle questioni legate al fondamentalismo islamico, approfondire la conoscenza di questa parte di mondo significa possedere un’importante chiave di lettura per decriptare – sull’asse geopolitico Asia, Europa, America – l’attuale momento storico e i possibili scenari futuri.

Share

CAUCASO – Dall’Urss a Putin, il dilemma di una regione di frontiera