la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

Le cene inutili | Massimo Paperiniceneinutili
(Neri Pozza)

Recensione dei lettori di ZEST di Emanuela Chiriacò

Massimo Paperini è un narratore di tavole raffinate e ne Le cene inutili racconta la storia con la esse maiuscola di uno dei periodi più difficili del ‘900.
Siamo a Firenze alla fine dell’800, in estate. È il 2 luglio infatti quando tra una “zuppa di anguille e luccio al vino rosso di Champagne, rigorosamente servita su crostini abbrustoliti e ripassati in aglio fresco” e una “soupe aux cerises”, Guglielmo Testa viene alla luce nella sala più piccola del ristorante paterno. Posato su una tovaglia di cotone bianco, il padre lo prende e lo avvolge per donarlo alle braccia materne e proseguire a servire i tavoli occupati da commensali nella sala grande.
Il suo destino è già scritto, l’arte culinaria incisa nell’elica del DNA. Tra profumi che rendono Le cene inutili un romanzo olfattivo, Guglielmo a soli quattro anni “impastò la sua prima forma di pane: il forno era crepitante di braci e, quando si ingoiò la sua forma, lui contò tutto il tempo che sua madre gli aveva insegnato, applicandosi con quella cura necessaria per fare bene le cose perché, come gli era stato spiegato, in una casa di cuochi doveva regnare la calma e i gesti dovevano essere misurati, incontaminati, sinceri.
La crescita di Guglielmo è direttamente proporzionale a quella del ristorante che diviene un luogo rinomato tra gli Appennini. Apprende e fa suo l’insegnamento paterno secondo cui “cucinare per qualcuno era come incaricarsi della sua felicità”.
La fama della sua cucina e del ristorante lo spingono a Fiesole, nel ristorante di una donna che lo sosterrà nella prima vera occasione per la sua carriera. Far parte del gruppo selezionato di tredici cuochi incaricati di preparare il pranzo per re Umberto I in visita a Monza.
Un’occasione irrinunciabile che lo porterà a partire per quest’avventura che documenterà con lettere alla madre e tutto l’entusiasmo di cui è capace. Qualcosa come ci ricorda la storia andrà storto e quel pranzo non si celebrerà e consumerà a differenza del regicidio. Rientrato a casa deciderà, nonostante la mancata benedizione materna, di convolare a nozze con Rosa Arcangeli, la ristoratrice di Fiesole, sua talent scout. E a Fiesole si trasferisce, inaugurando così il suo nomadismo esistenziale.
L’inizio della favola matrimoniale è smentito tuttavia da un susseguirsi di eventi deludenti e dolorosi a cui la moglie lo sottopone, tanto da non pensarci due volte ed accettare l’offerta del cuoco Costantino Moriero, suo collega di staff a Monza di seguirlo a Liegi. Guglielmo si troverà tra fortune costruite con il frutto dell’impegno, della passione e del lavoro e il fato avverso della storia della Mittel Europa alla vigilia del primo conflitto mondiale. Dalla vita faticosa ma appagante di Liegi si troverà, suo malgrado, a servizio di un generale tedesco. Il generale Weber.
un uomo obeso, che verosimilmente doveva soffrire di pressione molto alta. Aveva una testa piccola sopra un collo animalesco […] Portava un monocolo che gli si appannava spesso a causa di una copiosa sudorazione fra zigomi e occhi, segno evidente di una forte concentrazione di zuccheri nel sangue”. Un uomo duro e risoluto abituato ad impartire ordini senza lasciare spazio a repliche. “Sono carnivoro” disse sorseggiando cognac e ho bisogno di carne rossa tutti i giorni. Si tolga dalla testa di propinarmi idiozie: voglio sempre carne rossa, vera, al sangue. Posso sopportare la cacciagione, a patto che sia ben frollata e ben farcita, ben cucinata insomma. Per il resto le suggerisco di non essere mai banale”.
Dalla sua, Guglielmo Testa ha un prezioso quaderno con la foderina di pelle di agnello ereditato dal padre. Una raccolta delle sue ricette che utilizza per non indispettire il generale, la sua famiglia composta da moglie e due figlie. A completare il quadro dei commensali fissi gli istitutori delle figlie del generale, il Dott. Bissing, medico della famiglia, e padre Haesler, un prete con bibbia alla mano e pugnale nella fondina.
La guerra è in corso ma il Generale Weber riesce a tornare a casa. Si fa sostituire dal generale Vin Ritchie.
Nella notte di Natale arrivò dal fronte il generale Weber. Tutte le luci di casa si accesero all’improvviso. Poiché la mia camera era la piano interrato, padre Haesler dovette svegliarmi perché andassi a salutare il generale. Questi aveva già esaurito i convenevoli con i famigliari, perciò mi rivolse piena attenzione e mi disse di avere addirittura un regalo per me. La notizia dapprima mi fece sorridere; poi, però, quando capii che non si trattava di un pacchetto qualsiasi, rimasi esterrefatto […] Il generale Weber mi regalò un…cinese”. Kai Dong era “un cimelio” catturato da Vin Ritchie a Pechino nel 1900. Un regalo per mitigare le fatiche di Guglielmo in casa Weber.
Kai Dong rappresenta la visione allogena dell’Europa e ne parla con un registro culinario. Un prezioso collaboratore e amico con cui condividere quella situazione di prigionia privilegiata dal lusso di potersi esprimere cucinando.
L’assenza reiterata di Weber butta la moglie nelle braccia di Bissing che, suo malgrado userà Guglielmo come copertura per una vacanza italiana all’Elba e le figlie come ragione unica del medesimo viaggio. Per Guglielmo è l’occasione per comprendere meglio cosa stia accadendo in Europa. Fuori dal contesto in cui quella terribile storia matura.
Di rientro a Berlino, Guglielmo ha una nuova percezione della situazione in cui il paese versa. È l’aria impregnata di Kultur guglielmina che si legge sui volti dei giovanotti vicino l’università, all’uscita dal mercato in cui fa la spesa. Quei volti di carne giovane da macello che gli sembrano raccontare la china pericolosa che gli eventi stanno per prendere e a cui la sua sensibilità aggiunge il suo personale sguardo sulle donne.
Il polso di una nazione si sente osservando le donne, e quelle tedesche cominciavano a soffrire. Sempre più deboli, il volto segnato dalla continua apprensione, costrette a vendere sotto costo i beni della famiglia per tirare avanti”.
L’incontro con Hilde, una di queste donne spezzate dal dolore della perdita del marito In guerra, sancirà l’inizio di un amore, di un’intimità tenera che meritano entrambi e di una forma di emancipazione dai Weber. “Grazie a Hilde invece imparai a chiudermi la porta alle spalle”, tra la distrazione del generale assorbito dagli eventi bellici e i rimproveri di sua moglie Margarethe che lo accusa di non avere più attenzioni per la casa che lo ospita, con critiche serrate e pignole fondate su espedienti inesistenti, minacciandolo anche di parlarne con il marito. Sarà questa l’occasione in cui Guglielmo le lascerà intuire di sapere della sua relazione con il dott. Bissing?
Nonostante la fame si faccia sentire ovunque a Berlino, in casa Weber non si perde occasione per ricevere ospiti e festeggiare. Una fatto inatteso tuttavia lacera l’equilibrio del ménage familiare e Weber trova in Guglielmo un confidente. Un uomo grande e grosso spezzato da un pianto senza pianto, grazie al quale strappa al cuoco la parola di non lasciare la casa, ottenendo in cambio una lista della spesa settimanale che garantisca a lui, Hilde e suo fratello Bruno, rientrato dalla guerra miracolosamente vivo seppure malconcio, il superamento dell’inverno carente di cibo del 1918.
Una proposta insolita da parte della Sig.ra Weber porta Guglielmo a prendere unna decisione drastica. Undici anni dopo, nel 1929, Guglielmo insieme a Kai Dong aprono un piccolo ristorante con solo dodici tavoli e prenotazione obbligatoria. Uno degli avventori abituali diventa l’ufficiale Leonida Loess, pupillo del capo delle SA, Ernst Röhm. Questo sarà un nuovo inizio per Guglielmo. La richiesta di organizzare “un ricevimento cui parteciperà il Führer in persona, e non solo lui”.
Al pranzo partecipano Hitler, Göring, Goebbels, Himmler, Dietrich, Reichnau, von Blomberg, Loess e altri tre funzionari alla sola presenza di Guglielmo. Un successo che gli vale un biglietto di Hitler che dice “ Con i più vivi complimenti. Firmato: Adolf Hitler”.
Anni dopo ne seguì un altro in cui Hilter scriveva: ”Herr Testa, ho provato la Sua natura di eccellente cuoco e ne sono rimasto colpito. Se non è al nazionalsocialismo che vuole aderire con la Sua Arte, sia almeno la Sua disposizione d’animo a voler ancora parlare di Arte. In seguito, saprò ripagarla Adolf Hitler”.
Guglielmo accarezza dunque il forte desiderio di rientrare in Italia ma Hilde lo esclude categoricamente. Lei si sente giunta alla vetta e il rientro in scena della signora Weber per il tramite di Loess segna l’inizio di un’amicizia indissolubile tra le due donne.
Mentre Berlino e i suoi palazzi crollano e la fame dilaga, nasce il ristorante Colonne con la direzione culinaria di Guglielmo per volontà di Loess, la signora Weber e Hilde. Devoti al buon cibo, al buon vino e al divertimento dissoluto sotto le bombe inglesi anche nel rifugio sotterraneo anti bomba dove le vite dei tre e dei loro ospiti sembrano quelle di topi in trappola, ignari di esserlo. Con un finale di storia insolito ed originale.

Le cene inutili è un romanzo storico e gastronomico. Profuma di pietanze prelibate e sconfina in afrori bellici raccontati con sapienza, gusto e misura. Massimo Paperini dipinge un affresco itinerante di un uomo di talento, il cuoco Guglielmo Testa che sembra realmente esistito, nella storia in e d’Europa più amara e triste che si ricordi. Una narrazione fluida e saporita, un idioma asciutto e misurato dalle consistenze equilibrate tra termini croccanti, cremosità umana, acidità dei tempi, dolcezza di sentimenti possibili e uno sfondo tra le nebbie di un’affumicatura dovuta ai tempi duri e nebulosi degli estremismi emergenti e crescenti. La cucina e la sua magia, un’arte salvifica perché nonostante attiri le attenzioni di chi Guglielmo silenziosamente non gradisce, sarà per lui, fonte di salvezza.


Nota Biografica

Massimo Paperini  è nato a Firenze nel 1959. Ha lavorato per Fininvest e Mediaset, come tecnico di regia televisiva.  Le cene inutili  è il suo primo romanzo.

Share

Le cene inutili | Massimo Paperini

Discussion

Leave A Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *