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Foto di Paolo Risi

Foto di Paolo Risi

IL CERCHIO (SENZA COMPASSO)

Racconto di Micol Graziano


Il palazzo ha quindici piani. Alcuni appartamenti sono vuoti. Al primo piano abita Serge che questa sera è stanco morto. Ha avuto una giornata nero lutto. Sprofonda in poltrona e soffia nell’aria quel che resta di una bionda. Pardo gli salta sulle gambe. Serge lo accarezza sulla testa con due dita.

Alina al quarto piano ha una candela accesa. E’ andata nello studio. Il sonno non la sfiora neanche. Ha già divorato una camomilla. Sarà che si è infilata sotto le coperte troppo presto? Si siede alla scrivania e gioca l’ultima carta.
Di fronte ad Alina vive Sam. Ora è sdraiato sul divano, non ha voglia di alzarsi e infilare il pigiama. Ha le mani ghiacciate. Serge Alina e Sam oggi sono entrati nella stessa libreria, ad orari diversi, ed hanno comprato lo stesso libro.
Serge non aveva tempo di girare tra gli scaffali e ha preso il primo che gli capitava. Alina è appassionata di storie al femminile. Vuole leggere di donne per comprendere meglio se stessa. Sam è rimasto attratto dalla copertina: un cerchio rosso tracciato senza compasso. La sua passione fin da ragazzino. Da quando sua nonna gli aveva detto che nessuno è capace di tracciare cerchi perfetti a mano libera. Lui si domandava perché.
Il libro parla di Nina.
Serge la immagina bella alta, capelli neri corti, occhi da cerbiatta. Come quell’attrice che gli piace tanto. Nina è per Serge una donna da invitare a cena. Per Alina è bionda come lei. Ha i capelli lunghi e ogni tanto se li lega perché rincorre il tempo; anche se non è sposata in casa c’è sempre tanto da fare.
Sam immagina Nina scura di pelle. Come sua madre, scomparsa un anno fa. Nina è una donna fragile. Di pasta frolla. Viene da un’orrifica storia. Un amore che l’ha prosciugata.
Serge comincia e pensare che Nina è una sciocca. Lui non crede nell’amore. Non ha tempo per queste cose. L’amore non esiste. E’ un’illusione. Legnate sui denti. Pardo è l’unica cosa buona che gli resta di quella puttana di Chantal.
Alina sogna il principe azzurro senza macchia né paura. Ha superato i quaranta e ancora nessuno le ha infilato la fede al dito. Lei ne soffre. Ha sempre desiderato l’abito lungo e tanti invitati in chiesa tra i fiori d’arancio. Il fatidico sì tra le lacrime di amici e parenti. Per contare i suoi fidanzati bastano tre dita. Tutti uomini sbagliati. E’ timida, ingenua. Non ci sa fare, come dice la sua amica che è una veterana di certe cose. Alina vorrebbe ruggire simile a tante. Strizzate in poca stoffa, le labbra bollenti. Ma si sente goffa e ridicola proprio come Nina. Nina le fa tenerezza. Vorrebbe conoscere una come Nina. Uscire insieme e andare al cinema o a teatro per dimenticare.
Sam ha una fidanzata fissa. Non si sono ancora sposati. Lei sostiene che se si sposano tutto appassisce. Vede tanti loro amici separati e quindi non vale la pena spendere una barca di soldi. Ognuno a casa sua e amen.
Sam vorrebbe Miriam sempre vicino. Quando è con Miriam Sam si accorge di infinite cose che lo fanno sorridere. Da solo no. Da solo è ripieno di neve e basta.
Sam pensa che un uomo senza una donna da salutare quando rientra a casa sia un uomo a metà. Miriam dissente. Sam si chiede perché.
Dopo le prime pagine la storia si presenta troppo complicata per Serge.
Nina racconta di aver vissuto una vita rossa, mentre la viveva pensava invece fosse blu. Perché la realtà ha tanti colori e solo i ciechi li vedono bene. Nina sta raccontando della sua vita. Il suo è un racconto rosso.
Serge si ferma su quest’ultima frase. Non si spiega come fa un racconto ad essere rosso. Un racconto si regge sulle parole, non sui colori. Gli scrittori scrivono una marea di balle per vendere libri e avere successo.
Lui invece deve spezzarsi i reni per portare a casa qualche soldo. La stupidaggine più grossa «che i ciechi vedono meglio degli altri». Provasse Nina o chi per lei a infilarsi un dito nell’occhio. Chiude il libro con una smorfia di disappunto. Si accende un’altra sigaretta, lascia la poltrona e se ne va a dormire. Serge adora fumare nel letto.
La candela di Alina si sta consumando. Ha lo sguardo nel vuoto. Riflette sulla vita rossa. A quanto debba essere doloroso vivere una vita rossa pensando di viverne una blu. Una spina in gola. Le vengono i brividi.
Forse anche lei sta vivendo una vita rossa come Nina?
Le piace che «solo i ciechi vedono bene». Certe cose per vederle non bastano gli occhi. A volte lei quando li chiude ha tanta paura.
Sam ragiona su quel disegno della copertina. Il cerchio tracciato senza compasso. Disegno semplice ma inquietante. Roba da serial killer. Non sa perché. E’ un’associazione di idee. Il racconto rosso: è per questo che i film non hanno tutti lo stesso colore della fotografia? Ogni regista sceglie il colore in un certo modo forse per raccontare storie che devono sembrare in quel modo?
Si sta incartando. Sterza. E’ curioso di sapere come va a finire la storia.
Serge e Pardo dormono già. Nina incontra Elle. Elle capisce che Nina è infelice e si lecca i baffi. Nina s’aggrapperebbe ad un’alga pur di non affogare in mare aperto. E’ questa la storia rossa di Nina.
Alina continua a leggere con passione, si ferma, riprende pensa, ricomincia. Elle è una megera. Alina non vede l’ora che muoia tra le fiamme. Deve crepare nel peggiore dei modi un essere così cattivo che ti prende ti mastica e ti sputa lontano. Stesso pensiero di Sam che odia Elle e tutte le persone mascherate da santi. Sam cerca sempre di mettersi nei panni degli altri. Però per Elle non prova nessuna pietà. Sam si addormenta con il libro in mano sul divano.
Elle è abrasiva. Ad Alina non le se stacca dalla testa. Quella frase soprattutto detta a Nina: «mangerai le ossa col sale».
In nome di chi Elle stritolava la vita degli altri?
La candela si è sciolta. Alina incrocia le braccia e ci poggia la testa su. Almeno riuscisse a dormire un po’. Domani ha un sacco di cose da fare.

Il palazzo ha quindici piani.
Le luci sono spente.
Il sole è ormai alto.
Serge Alina Sam sono svegli.
Una nuova giornata li aspetta.

 


 

Nota Biografica:
Sono nata a Roma nel 1978. Dopo una formazione umanistica, ho iniziato a scrivere per settimanali e quotidiani, prima nella Svizzera tedesca, poi in Italia. Attualmente lavoro in radio e mi occupo di buone notizie. Ho scritto racconti, testi teatrali, un romanzo (MEIBI NUAR) e una favola per bambini, “C’era una volta Gelsomina”. Amo la buona letteratura, il blues e il grande cinema. Al genio della lampada di Aladino chiederei di farmi prendere un caffè con: Luigi Pirandello, Virginia Woolf, Mister Holmes, Patricia Highsmith, Bette Davis, John Cassavetes, Omero, F. S. Fitzgerald, Harold Pinter, Elsa Morante, Tennessee Williams e molti, molti altri…

 

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Il cerchio (senza compasso) – Micol Graziano