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Chi ha fatto le carte | Ring Lardner
Cura e postfazione di Sabrina Campolongo

Paginauno edizioni Collana Il bosco di latte 2019

Giocatori di baseball e di football americano, pugili, cantanti, parolieri, musicisti, giornalisti, commessi viaggiatori, barbieri, poliziotti: questi sono alcuni tra i più frequenti protagonisti delle storie di Lardner che per una ventina d’anni hanno deliziato i lettori del Saturday Evening Post e del New Yorker. E poi le donne: donne sposate o in cerca di esserlo, ma ugualmente frustrate e deluse da un mondo nel quale ogni sentimento interiore sembra dover essere sacrificato alla vanità e all’apparenza. Lardner appunta i suoi strali contro la vita cinica e materialista dell’età del jazz, ma la sua satira amara e beffarda, anziché perdere vigore, sembra avere acquistato attualità in corrispondenza con il trasferirsi anche da noi di fenomeni e atteggiamenti un tempo caratteristici del costume americano.

Ring Lardner (1885-1933). Costretto a cercare un lavoro in giovane età per sopravvivere alle difficoltà finanziarie della famiglia, lavora per un po' nella locale società per il gas, contemporaneamente cimentandosi con il teatro leggero e il giornalismo. Fattosi un nome come collaboratore sportivo di diversi giornali di Chicago, mette a frutto l'esperienza maturata nel mestiere per una scrivere una serie di racconti sul baseball che, pubblicati nel 1914 sul Saturday Evening Post, danno inizio alla sua fortunata carriera di narratore, che trova la sua consacrazione con la pubblicazione, auspice Scott Fitzgerald, della sua prima raccolta di racconti The Love Nest and Other Stories (1926) e Round Up (1929).


Un nido d’amore

«Glielo dico io cosa facciamo, signor Bartlett» disse il grand’uomo. «Faccio che portarla direttamente a casa mia, così che possa conoscere mia moglie e la mia famiglia; resterà a cena e dormirà con noi. Abbiamo un sacco di posto e anche dei pigiami, se le vanno bene di seta. Voglio dire, così che avrà modo di vederci come siamo. Credo ne ricaverà di più in questo modo che se stesse qui una settimana a farmi domande.»

«Ma, non vorrei crearle troppo disturbo...» disse Bartlett.

«Disturbo!» Il grand’uomo rise. «Nessun disturbo! Ho una casa che è come un albergo. Voglio dire, una casa immensa, con una servitù numerosa. E comunque sono sempre contento di far qualunque cosa sia in mio potere per un giornalista, soprattutto per uno che lavora per Ralph Doane. Ho una grande stima di Ralph. Voglio dire, mi è simpatico come persona, oltre a essere un gran direttore di giornale. Voglio dire, lo conosco da anni e se c’è qualcosa che posso fare per lui sono lieto di farlo. Voglio dire, sarà un piacere averla nostro ospite. Così, se vuole avvertire in famiglia...»

«Non ho famiglia» disse Bartlett.

«Beh, mi spiace per lei. Scommetto che quando vedrà la mia le verrà il desiderio di averla. Ma sono lieto che possa venire. Partiamo subito così arriveremo prima che le bambine siano andate a letto. Ci tengo che le veda. Ne ho tre.»

«Le ho viste in fotografia» disse Bartlett. «Ne sarà molto orgoglioso. Sono tutte femmine, vero?»

«Sissignore, tre femmine. Non volevo maschi. Voglio dire, ho sempre desiderato delle femmine, hanno qualcosa in più. Voglio dire, hanno più brio. Ma andiamo. La Rolls è qui sotto e se partiamo subito arriviamo prima che faccia buio. Voglio dire, ho piacere che veda la casa mentre è ancora giorno.»

Il grand’uomo – Lou Gregg, presidente della Modern Pictures, Inc – scortò il visitatore fuori dal suo sontuoso ufficio, attraverso una porta privata e una scala privata, giù nella strada, dove una luccicante automobile e un altrettanto luccicante autista lo attendevano.

«Mia moglie era in città, oggi» disse Gregg mentre filavano verso nord, «e speravo che potessimo tornare a casa insieme, ma mi ha telefonato verso le due per chiedermi se avevo qualcosa in contrario a che rincasasse con la Pierce. Aveva finito le compere e non sta volentieri lontana più del necessario dalla casa e dalle bambine. Celia è davvero una casalinga. Uno non crederebbe mai che sia la stessa ragazza che ho sposato sette anni fa. Voglio dire, adesso è diversa, non è più la stessa. Voglio dire, il matrimonio e la maternità l’hanno resa più matura. Non l’ha mai vista? Voglio dire, sullo schermo?»

«Credo di sì, una volta» rispose Bartlett. «Non era lei la sorella più giovane in The Cad

«Sì, con Harold Hodgson e Marie Blythe.»

«Sì, mi pare di averla vista. Ricordo che era assai carina e vivace.»

«Lo era davvero! E lo è ancora! Voglio dire, è ancora più carina, ma naturalmente non è più una bambina, pur se ne ha l’aspetto. Voglio dire, aveva soltanto diciassette anni in quel film, e sono passati dieci anni. Voglio dire, adesso ne ha ventisette. Ma non ho mai incontrato una ragazza così vivace com’era lei a quel tempo. Fa impressione come il matrimonio muti le persone. Voglio dire, nessuno avrebbe mai pensato che Celia Sayles si sarebbe trasformata in una donna di casa. Voglio dire, le piace ancora divertirsi, ma la casa e i bambini vengono al primo posto.»

«Capisco ciò che vuol dire» fece Bartlett.

Un’ora di macchina li portò a Ardley-on-Hudson, dov’era la casa del grand’uomo.

«Che splendido posto!» esclamò Bartlett, in un eroico tentativo di mostrare entusiasmo, come l’automobile svoltò sotto un cancello simile a un arco di trionfo e si avvicinò a una costruzione bianca che sembrava lo stadio di Yale.

«Lo credo bene!» disse Gregg. «Voglio dire, ci ho speso una fortuna. Voglio dire, cose come queste costano.» Indicò con un largo gesto l’enorme casa e il parco che la circondava. «Ma qualunque somma si spenda per la casa è spesa bene. Voglio dire, è un buon investimento se fa sì che la famiglia sia orgogliosa e soddisfatta della casa che abita. Voglio dire, ogni centesimo speso qui è come un’assicurazione: mi assicura una moglie e una famiglia felice. Cos’altro può desiderare un uomo?»

Bartlett non lo sapeva, ma l’argomento fu subito dimenticato, mentre, lasciata la splendente Rolls, entravano nell’ancor più risplendente anticamera.

«Forbes si occuperà del suo bagaglio» disse Gregg. «Eh, Forbes, dì per favore a Dennis che il signor Bartlett si ferma a dormire.» Si volse verso l’ampia scala e alzò la voce. «Amore!» chiamò.

Da sopra giunse la risposta, in voce di contralto: «Buona sera, amore!»

«Vieni giù, amore. Abbiamo una visita.»

«Benissimo, amore. Sono giù in un attimo.»

Gregg condusse Bartlett in salotto, un ambiente enorme che dava l’idea di una sala d’aste ad Atlantic City.

«Si accomodi» disse Gregg indicando una poltrona dall’imbottitura rigonfia. «Io intanto vedo di trovare qualcosa da bere. Ho dell’autentico Bourbon stravecchio che vorrei farle assaggiare. Sa, io vengo da Chicago e ho sempre preferito il Bourbon allo Scotch. Voglio dire, mi è sempre piaciuto più dello Scotch. Forbes» rivolto al domestico, «portaci qualcosa da bere. C’è una bottiglia piena di Bourbon nella dispensa.»

«È piena solo a metà, signore» disse Forbes.

«Solo a metà! È buffo! Voglio dire, l’ho aperta ieri sera e ne ho bevuto un solo bicchiere. Voglio dire, dovrebbe essere piena.»

«È piena solo a metà» ripeté Forbes, e andò a prenderla.

«Dovrò indagare» fece Gregg rivolto al suo ospite. «Voglio dire, non è la prima volta da un po’ di tempo in qua, che le bottiglie migliori calano in fretta. Quando c’è tanta servitù, è difficile che sia tutta onesta. Ma ecco Celia!»

Bartlett si alzò a salutare la bella signora bruna che in quel momento faceva un ingresso talmente studiato da apparire penoso. Senza degnarlo di uno sguardo, attraversò la sala camminando a passi brevi e affettati e, raggiunto il marito, parve abbandonarsi, seppure senza eccessivo trasporto, a un lungo e convincente bacio.

«Bene, amore» disse poi quando questo ebbe fine.

«Questo è il signor Bartlett, amore» disse il marito. «Signor Bartlett, la signora Gregg.»

Bartlett strinse le due dita che la padrona di casa gli aveva teso.

«È un vero piacere» disse Celia in un tono di voce che ricordava Ina Claire quando imitava Ethel Barrymore.

«Il signor Bartlett» proseguì Gregg, «collabora a Mankind, il giornale di Ralph Doane. Deve scrivere un articolo su di me; voglio dire, su di noi.»

«No, su di te» disse Celia. «Sono certa che al pubblico non interessano gran che le mogli dei grandi uomini.»

«E io sono sicuro che lei si sbagli, signora Gregg» disse Bartlett, cortesemente. «Almeno, nel caso presente. Lei meriterebbe un articolo, indipendentemente dal fatto di essere moglie di un grand’uomo.»

«Temo che lei sia un adulatore, signor Bartlett» replicò la signora Gregg. «Sono stata lontana dalle scene tanto tempo che dubito che qualcuno si ricordi di me. Non sono più un’artista, ma soltanto una moglie e una madre felice.»

«E io, amore» intervenne Gregg, «sostengo che per esserlo bisogna essere un’artista.»

«Oh, no, amore» protestò Celia. «Non quando si ha un marito come te!»

Lo scambio di complimenti fu interrotto dall’arrivo di Forbes con il vassoio.

«Liscio o con soda?» domandò Gregg al suo ospite. «Io personalmente lo preferisco liscio. Voglio dire, l’acqua ne guasta l’aroma. Voglio dire, un whisky come questo, mischiarlo con acqua sembra un delitto.»

«Liscio, grazie» disse Bartlett, che l’avrebbe preferito con soda.

Mentre il whisky veniva versato, egli osservò con più attenzione la padrona di casa e pensò a quanto sarebbe stata più attraente se avesse usato un minimo di finezza nel coadiuvare la natura. Le guance, la bocca, gli occhi, le sopracciglia dovevano essere stati, gli parve di indovinare, assai superiori alla media in fatto di bellezza prima che lei si mettesse a farvi sopra degli esperimenti. Esperimenti che, per la verità, apparivano piuttosto maldestri. Era bella malgrado gli sforzi che faceva per esserlo di più.

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Chi ha fatto le carte – Ring Lardner – ESTRATTO su ZEST