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Clemente Luigi Antonio Rèbora (Milano, 1885 – Stresa 1957)


da Frammenti lirici – 1913

LVIII

Fuor delle nubi d’ebano e amianto
Guarda il cielo in pertugio lunare:
Quasi è di belva alla vista del pasto
La rauca furia del mare;
Scintilla il flutto ora là ora qui
Per vertebre e fauci, nell’alto e agli scogli:
Sul tufo del tempo, all’aperto contrasto,
S’infrange e si crea
La labile storia del mondo,
S’invera e trapassa così.

LIII

In un cofano azzurro
Traluce la gemma dei monti
Con iridi di valli
E baleni di prati:
Avesse la terra una mano
Da inanellare e far mia!


Da poesie e prose liriche
(1913 – 1927)

VIATICO

O ferito laggiù nel valloncello,
Tanto invocasti
Se tre compagni interi
Cadder per te che quasi più non eri,

Tra melma e sangue
Tronco senza gambe
E il tuo lamento ancora,

Pietà di noi rimasti
A rantolarci e non ha fine l’ora,
Affretta l’agonia,
Tu puoi finire,

E conforto ti sia
Nella demenza che non sa impazzire,
Mentre sosta il momento,
Il sonno sul cervello,
Lasciaci in silenzio –

Grazie, fratello.


Poesie tratte da: Clemente Rèbora – Le poesie (1913-1957). A cura di Gianni Mussini e Vanni Scheiwiller. Garzanti.

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Clemente Rebora – tre poesie