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coop connectionCoop connection | Antonio Amorosi
Chiarelettere 2016

 

Antonio Amorosi, raccordando una considerevole mole di documenti e testimonianze dirette, fotografa in COOP CONNECTION il lato oscuro del sistema delle cooperative.
Un lavoro certosino, che prova a violare l’impermeabilità di un apparato economico che vanta numeri da capogiro: 115 milioni di fatturato, l’8 % del P.I.L. Nazionale, oltre 1 milione e centomila addetti fra le sue fila. Grande distribuzione, grandi opere, servizi, alimentazione, assicurazioni: il mondo coop copre tutto il territorio dal Nord al Sud garantendo potere, soldi e continuità politica.
Una tradizione secolare, quella delle cooperative italiane. Sorte a cavallo dell’unificazione, rappresentano un modello di mutualità e condivisione di valori senza eguali. Il loro percorso è contraddistinto da visioni innovative e capacità di radicamento sul territorio. Ma ciò non toglie che al riparo della grande tradizione, dell’impianto di valori fondanti, siano proliferate nel corso degli anni contraddizioni e deviazioni imbarazzanti. Amorosi parla di un sistema degenerato in “un’azione mercantile incessante che sa trasformare in ricchezza ogni debolezza sociale.”
Lungi dall’incorrere in generalizzazioni, l’autore fornisce nomi e chiarisce meccanismi di pervasività e le sue considerazioni non possono che richiamare i fatti portati alla luce dall’inchiesta Roma Capitale, la commistione fra interesse pubblico e cooperative inquinate da interessi criminali. Forse suo malgrado, la Cooperativa 29 giugno di Salvatore Buzzi, la sua naturalezza nell’insinuarsi nei gangli amministrativi della capitale, ha rappresentato un vero e proprio spartiacque che ha cambiato la percezione collettiva rispetto al mondo delle organizzazioni cooperative.
Oltre al minuzioso e capillare lavoro di inchiesta, ai fatti riesumati da una sorta di sepolcro delle notizie sottaciute, Amorosi realizza una panoramica storica sul connubio fra sistema delle cooperative e sinistra italiana, intreccio saldissimo in grado di alterare (ad esempio attraverso agevolazioni fiscali e corsie preferenziali in seno alla burocrazia) gli equilibri di mercato e imporre le proprie prerogative.
Luogo d’elezione di questa comunione d’intenti è la regione Emilia Romagna, terra rossa per eccellenza, in cui dagli anni cinquanta ha dominato pressoché incontrastato il Partito Comunista attraverso il controllo degli organismi e delle amministrazioni locali. Un potere che viene esercitato in collaborazione con le cooperative nei più disparati ambiti del mercato: dal settore edilizio a quello agroalimentare, dai servizi alla persona fino alle nuove frontiere del comparto tecnologico. Per i vertici delle cooperative, scrive Antonio Amorosi, “vivere nell’interscambiabilità con amministratori e burocrati di partito facilita l’accesso alle opere pubbliche, agli appalti e ammanta di una motivazione più alta, politica, anche le speculazioni edilizie e finanziarie selvagge. E viceversa”.
Nemmeno il ciclone Tangentopoli, all’inizio degli anni 90 del secolo scorso, riuscì a scalfire in profondità la strutturazione di interessi che facevano capo alle cooperative e alle signorie di partito. E sorprendono la compattezza, l’incidenza nelle varie realtà sociali, le prerogative camaleontiche di un aggregato politico ed economico capace di rigenerarsi e perpetuarsi dentro scenari in vorticoso mutamento. L’autore di COOP CENNECTION ricorda come nel 2008, mentre l’economia ondeggiava sull’orlo del baratro, il sistema delle cooperative, abbattendo vecchi steccati ideologici fra coop rosse e di ispirazione cattolica, si rafforzava sotto l’egemonia di LegaCoop e con alle spalle un potente motore finanziario.
Fra gli argomenti trattati nel libro edito da CHIARELETTERE colpisce in particolare quello che rivela le condizioni (al limite dello schiavismo) a cui sono sottoposti i lavoratori di alcune cooperative di servizi. Grazie a testimonianze dirette viene raccontata la realtà di persone sottopagate e senza alcuna tutela, inglobate in un vero e proprio sistema di caporalato. Sulla carta risultano essere soci delle associazioni cooperative, in realtà sono a tutti gli effetti lavoratori di imprese normali, inseriti nei cicli produttivi come prestatori di lavoro autonomo. Una deviazione inimmaginabile rispetto ai principi di solidarietà ed equità enunciati in origine dal movimento mutualistico, valori in cui ancora crede buona parte dei lavoratori associati al mondo cooperativo.


Nota Bibliografica:
Antonio Amorosi, giornalista d’inchiesta, è nato a Ludwigsburg, in Germania, nel 1970. A trentaquattro anni, nel 2004, è stato assessore alle Politiche abitative del Comune di Bologna con Cofferati sindaco. Si dimette dopo appena diciotto mesi denunciando il sistema politico e amministrativo locale che dal 1986, scavalcando le graduatorie, assegnava una percentuale elevata di alloggi popolari per via politica. Si occupa della presen¬za della criminalità organizzata in Emilia-Romagna e dell’attualità politica come giornalista radiofonico. Nel 2010 è autore con Christian Abbondanza del libro “Tra la via Emilia e il clan” edito dalla Casa della Legalità di Genova. Le sue inchieste per il quotidiano online Affaritaliani.it nel 2011 portano alle dimissioni di diversi politici emiliani e alla nascita di casi giudiziari nazionali. Nel 2013 ha collaborato con “Il Foglio”. Scrive e pubblica i suoi reportage sul settimanale “Panorama” e dal 2014 sul quotidiano “Libero”.

Paolo Risi

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