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CORTO | Boris Battaglia
Sulle rotte del disincanto prattiano

Armillaria 2017

di Chiara Lecito

Le immagini sono cose, non idee. E in Corto, saggio di Boris Battaglia dedicato a Corto Maltese, le immagini (e le parole che ce le mostrano) assumono un carattere di rara concretezza.

Il fatto è che Corto è un saggio che trasuda una tale passione, una gioia malinconica della scoperta così potente che si trasmette al tatto, a prescindere che si ami o meno il personaggio di Corto o si conosca l’opera prattiana.

Corto non è un eroe romantico, non è una rilettura prometeica, perché l’eroe rifiuta di rassegnarsi a circostanze a cui è impossibile rimediare nonostante il coraggio e l’intelligenza; Corto è piuttosto un eroe rassegnato, il cui continuo desiderio di andare è frustrato dal fatto che, nel fumetto, non c’è alcun luogo dove andare, perché il fumetto è una struttura di attimi continuamente presenti.

Il disincanto prattiano viene descritto da Battaglia come una poetica capace di fondersi con la prassi fumettistica, e in forza di questa perfetta sovrapposizione a diventare mappa e territorio che si nutre e al contempo rinvigorisce altre mappe e altri territori. E se l’originalità dell’arte di Hugo Pratt, ci dice l’autore, sta nel riuscire a fondere immanenza (il fatto storico) all’eterna trascendenza (il mito), l’entusiasmo che deriva dalla lettura di Corto nasce da un atteggiamento che riesce a fondere un’altra immanenza (le storie di Pratt in loro stesse) a un’altra trascendenza (i vari rimandi letterari e fumettistici non solo interni alle storie prattiane, ma anche i riferimenti che Battaglia usa per illustrarci quelle stesse storie); quello che emerge è un amore sconfinato, un entusiasmo incapace di accontentarsi della superficie e che la introietta, una voglia di viaggiare per il mero gusto di viaggiare, con il corpo, con la mente, con l’immaginazione.

La forza e l’enorme comunicatività di Corto (che, ribadisco, è un saggio godibilissimo a prescindere dalla conoscenza dell’opera prattiana) si deve al fatto che l’atteggiamento dell’opera è coerente nella maniera più assoluta con quello del personaggio di cui tratta, Corto Maltese (ma anche di Pratt stesso, a ben guardare): Battaglia sembra vivere l’approccio che racconta, non limitandosi a illustrarcelo ma trasmettendocelo, e, soprattutto condividendo una sensibilità che affascina e attrae il lettore, che si sente spronato a guardare la cultura, l’arte, il mondo con la stessa curiosa e pacata inquietudine di Corto Maltese, di Pratt, di Battaglia.

L’avventura è una cosa che si vive ma che non corrisponde al desiderio verso qualcosa di definito; l’avventura è il mettersi alla ricerca, di un tesoro magari, senza sapere in cosa consista realmente. L’avventuriero […] è poco più di un bambino […] che non si è ancora formato idee precise sugli oggetti socialmente desiderabili e, di conseguenza, gioca con tutto ciò che gli capita.

Nelle meravigliose pagine in cui racconta cosa accade nelle prime tavole di Una ballata del mare salato, Battaglia ci guida attraverso un atto avventuroso come quello del leggere, e nella fattispecie nel leggere immagini, vivificandolo, riuscendo a stimolare tutti i sensi, e di conseguenza anche l’immaginazione: l’esplorazione, l’avventura, si rivela un’esperienza totale, stimolante e soddisfacente sotto tutti i punti di vista, un modo di vedere le cose che le arricchisce, e le modifica, e modifica anche noi, che quindi non smettiamo mai di esplorare.

In Corto tutto s’interseca: la vita di Pratt, la nostra Storia, le sue storie, i cambiamenti culturali e le vicende personali. Tutto diventa un un racconto che si rinnova e al contempo si solidifica, che cresce, che cambia ma non smette di confrontarsi mai con l’eterno, solidificandosi nel suo intimo senza tuttavia indurirsi, ma rimanendo flessibile, e leggibile.

Anche quando una storia a fumetti è raccontata concatenando i suoi eventi in progressione lineare, non c’è nessun vincolo ineluttabile tra quegli eventi. […] I segni e i fatti che la raccontano sono irreversibili, ma non c’è nulla di inevitabile nelle storie, né di temporalmente determinato.

Il fumetto diventa mezzo che ci spinge in ogni direzione e all’interno di noi stessi, o, meglio, all’interno di noi stessi attraverso ogni direzione; il fumetto, questo fumetto (Corto Maltese) e questo saggio ritmano un’avventura dentro e fuori ogni cosa, attraverso una serie di peripli cangianti sia perché sono loro a cambiare sia perché è lo sguardo che cambia, in un percorso sempre nuovo e tuttavia sempre riconoscibile: il percorso della grande arte, e dell’intimità della conoscenza.


Boris Battaglia ha pubblicato due saggi sul fumetto, La carne e la carta (Sfregi, 1995) e Il peso del fumo (autoprodotto, 2016), e un oggetto indefinito dove racconta di storie di boxe: Pugni (Becco Giallo, 2015). Ha fondato con otto amici, nel lontano 1998, la casa editrice di fumetti Rasputin! Libri che oggi non esiste più.

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