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Eris Edizioni racconta a ZEST il suo progetto editoriale.

 

Consultando il sito internet di Eris, la prima cosa che si legge è: Un’esigenza, una volontà, un bisogno. Così nasce Eris. 

Di che tipo di esigenza, volontà e bisogno si tratta?

Il bisogno di qualcosa che possa andare oltre i canoni sempre più ristretti e svuotati della produzione culturale (non solo editoriale). Un’omologazione che non ha un colpevole occulto, come magari ci viene comodo pensare, ma che prende vita dalla nostra inerzia intellettuale, dall’annullamento delle complessità e dall’appiattimento degli standard e delle nostre aspettative. Un meccanismo che nelle narrazioni finisce per tagliare fuori e lasciare inespresse tutte quelle contraddizioni e sfaccettature che sono una grande parte di noi stessi e del mondo in cui viviamo.
La volontà che ci muove è quella di costruire a partire dalle diversità, dalle contraddizioni. Trovare queste storie, dargli spazio.

Quali sono le modalità, a vostro avviso, per “creare piattaforme” di confronto culturale, i social, ad esempio, sono utili?
I social possono essere molto utili ma, come qualsiasi mezzo, da soli non bastano a costruire spazi collettivi di riflessione o di reale condivisione. A volte finiscono per essere un magnifico specchio deformante. Il mondo dei lettori è vasto e trasversale e il web non può raggiungerlo o contenerlo tutto.

Esiste però la possibilità di poter creare una forte comunità di lettori attorno a una realtà editoriale come la nostra. Dopo la spersonalizzazione dell’entità “casa editrice” portata avanti dai grandi gruppi editoriali, questa è una bella occasione per recuperare quel rapporto empatico e comunitario che in passato legava l’editore ai lettori. Ma senza un’idea fortemente aggregante tutto rischia di perdersi nei meandri del web.

Cosa ha spinto Eris all’adozione delle Creative Commons?
Abbiamo scelto di adottare le Creative Commons per tutte le opere originali che pubblichiamo per affrancarci dal concetto classico di copyright, che oggi più che mai è l’esatto opposto di ciò che vuol dire cultura. La cultura viaggia attraverso il mondo, ed è destinata a diventare patrimonio di tutti. La storia della cultura è fatta di rimandi, influenze, contaminazioni e anche di furti. È questa la forza della cultura: qualcosa che nasce per essere condiviso. Le Creative Commons permettono sia di tutelare giuridicamente la paternità delle opere sia di poter lasciare ai lettori la possibilità di condividere e far circolare il contenuto, senza danneggiare nessuno, né moralmente né economicamente.
Perché non poter leggere in pubblico un brano tratto da un libro o non poter dipingere sui muri di un pronto soccorso infantile i beniamini dei piccoli pazienti, senza rischiare di essere denunciati (in Italia la Disney intentò varie cause per questo motivo), è paradossale.

Qual è il metodo di Eris per fare scouting?
Non abbiamo un metodo preciso. Leggiamo le proposte che ci vengono inviate, ma cerchiamo anche sul web, nel mondo delle autoproduzioni per quanto riguarda i fumetti, cerchiamo sempre insomma di essere aperti e curiosi agli incontri che facciamo in giro per l’Italia nei vari festival, l’importante per noi è essere sempre ricettivi rispetto a quello che ci capita sotto gli occhi. Poi, naturalmente, è fondamentale che l’opera rispecchi il bisogno e l’idea che sono alla base di Eris e cioè l’esigenza di raccontare ed esprimere ciò solitamente viene normalizzato, banalizzato, standardizzato e che non intacca di una virgola la percezione di ciò che ci circonda.

Scegliamo di pubblicare (o non pubblicare) un’opera in base alla convinzione che ogni nuova pubblicazione sarà un tassello che contribuirà a costruire il progetto che vogliamo portare avanti come realtà editoriale.
Al di là dei generi e dei linguaggi, vogliamo che in ogni nostro libro ci sia quella sorta di sentimento, una visione capace di influire sulla percezione del lettore.

Eris ha curato anche una sezione dedicata al fumetto. Avete organizzate una competizione fumettistica chiamata Comic Battle, come è andata e quali sono le attività attuali
La Comic Battle è una sorta di gara per fumettisti che abbiamo organizzato a Torino dal 2009 al 2012 all’interno di un festival di musica indipendente, il NOfest! Abbiamo pubblicato delle storie brevi dei primi quattro classificati in gara, e alcuni dei partecipanti sono tutt’ora dei nostri autori. Ma è dal 2013 che abbiamo iniziato a pubblicare con assiduità graphic novel e fumetti, riuscendo a costruirci uno spazio importante tra le realtà editoriali del settore.

C’è da dire che nel nostro percorso le storie e i disegni coesistono sin dall’inizio. I libri della collana Atropo Narrativa sono illustrati (come si usava fare nei romanzi dell’800 e inizio ‘900). Per noi non esistono divisioni rigide tra le due forme, ci piace pensarle per quello che sono: storie. L’idea che sta alla base di Eris la portiamo avanti nella narrativa come nel fumetto o nella saggistica e senza esclusione di generi. Tutto questo qualcuno lo troverà strano, ma con il tempo i lettori hanno capito e apprezzato questa scelta, e per molti di loro un libro Eris è un libro Eris non importa se romanzo o fumetto.

Chi è per Eris il lettore ideale?
Non sono sicuro che sia auspicabile “idealizzare” il lettore o se esistano categorie nette e definite. In questi anni di casa editrice “il mondo là fuori” ci ha regalato delle sorprese che hanno spiazzato ogni previsioni su lettori e letture. Ci sono tantissime persone che passano con facilità attraverso generi e linguaggi diversi, mescolando alto e basso, scrittura e immagini in movimento… insomma dalla letteratura al fumetto, dal cinema alle serie tv. Oggi più che mai si può accedere a diversi generi, lo facciamo noi stessi tutti i giorni. È fantastica questa cosa, perché è imprevedibile. Una rete complessa di rimandi tra opere, epoche e autori che diventa accessibile a tutti e quindi anche al lettore più impensabile. Non si può dare nulla per scontato insomma e forse è bene mettere da parte una visione della cultura fatta di categorie che non è più capace di interpretare il nostro tempo…

Secondo voi, cosa è possibile fare per aumentare il numero dei lettori in Italia?
Noi crediamo che quello di aumentare i lettori sia un falso problema. Che la lettura debba essere un piacere e non un’imposizione. Una scoperta personale, non un fatto pubblico. Uno spazio sacro per l’intimità dello spirito, non un record da esibire. E che più si dice che bisogna praticarla meno si motivano le persone a farlo, giovanissimi in primis.

Guardando bene le statistiche, negli ultimi 20 anni è molto più inquietante l’aumento mostruoso di pubblicazioni del calo di lettori. Troppi libri per pochi lettori, con un standard e un appiattimento sconcertanti. Noi editori abbiamo abituato il lettore a essere compulsivo. Per cui il libro è diventato qualcosa che si consuma in fretta per passare a quello dopo. Questo si crede faccia bene all’industria libro (e non è vero) ma in realtà allontana i lettori, sempre più stufi di letture mediocri.

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Cultura editoriale – raccontaci il tuo progetto: Eris Edizioni

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