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delta-del-tuo-fiumeDELTA DEL TUO FIUME | Gëzim Hajdari
Edizioni Ensemble 2015

Prefazione di Giorgio Linguaglossa

Il poeta cerca un nuova profondità, abbandona suo malgrado una terra divenuta inospitale, terra di tonache nere e tiranni, e si imbarca verso le origini del mondo a raccogliere le tracce del suo canto dell’erranza.
Il poeta Gëzim Hajdari esiliato, tragicamente sospeso tra la fedeltà e l’infedeltà ad una matrice linguistica propria, compone un itinerario geografico e mitologico scegliendo come approdo naturale l’Africa, le sorgenti che riversano nel tempo il corpo ancestrale di miti e leggende, e ne ricava Verità, la possibilità di trasfondersi in una nuova Lingua, di collegare il proprio destino ad un Verbo riformatore.
Un passo alla volta incontra civiltà terrose, materia plasmabile che si traduce in corpi, bagliori notturni, profumi, natura prorompente, e il canto disilluso, l’inno prostrato dai ruderi di una civiltà infeconda, ritrova vigore e si innalza.

Tu, Africa, hai scomunicato il mio Verbo.
Dal giorno che attraversai le curve negre dei tuoi giorni,
non sono più io.
Gli spiriti delle savane danzano nelle stanze sgombre
stregando il mio esilio e la mia ombra;
non ho più memoria.
Il mio corpo: una grotta nera,
rimbomba di gridi, gemiti e tam-tam;
ho perso il mio nome dell’Est.
A forza del tuo amore, sono diventato Africa.

Il poeta viaggia, si abbevera a fonti millenarie, giunge nel continente asiatico e si rende protagonista di una sorta di trasmigrazione nelle anime di altri poeti, anch’essi testimoni di crudeltà e ingiustizie.
Versi appassionati raccontano di Tondo, un quartiere sul porto di Manila, uno dei luoghi più degradati dell’Asia, e della Montagna Fumante, una discarica enorme dove sopravvivono più di duemila famiglie cibandosi di spazzatura. Il pianeta riflette l’aberrazione dei tiranni, il delirio di chi ha piegato l’uomo, i suoi valori supremi, alle esigenze del profitto, dell’accumulo perverso.
Nel disequilibrio di terre deturpate il poeta abbraccia l’essenza vitale, rigenera in sé lo spirito arcaico, il seme fecondo, annuncia il primato della libertà contro “l’inferno degli eunuchi”, la religione del Potere del mondo contemporaneo.
La poesia diventa dignità della parola, canto orale e corale di guerra e di resistenza attiva, atto di belligeranza e di oltranza, in una parola ridiventa Leggenda, Mito.

Non abbiate paura,
spalancate il buio delle selve oscure,
sono lo spirito scomunicato
da una antica congiura
(di una curia repressa),
demolitore della verginità.
Sono custode del Verbo
fattosi uomo tramite il peccato
di due corpi amanti.
Beato il Signore che mi ha gettato
nel vortice della vostra lussuria!
Sono venuto in mezzo a voi
per costruire il tempio dell’eros
distrutto dai credenti inferociti
in tempi oscuri di castità […]

Gëzim Hajdari è considerato tra i maggiori poeti contemporanei. Nato nel 1957 a Hajdaraj nel sud dell’Albania, dal 1993 vive in Italia. Si è laureato in Lettere Albanesi all’Università “A. Xhuvani” di Elbasan e in Lettere Moderne a “La Sapienza” di Roma. È presidente del Centro Internazionale Eugenio Montale e cittadino onorario per meriti letterari della città di Frosinone. Dirige la collana di poesia “Erranze” per l’editore Ensemble di Roma.
In Albania ha svolto vari mestieri lavorando come operaio, guardia di campagna, magazziniere, ragioniere, operaio di bonifica, insegnante di letteratura alle superiori dopo il crollo del regime comunista. In Italia ha lavorato come pulitore di stalle, zappatore, manovale e aiuto tipografo.
La sua poesia, che si svolge all’insegna del bilinguismo, in albanese e in italiano, riecheggia l’esperienza personale dell’esilio, della solitudine e del viaggio. L’approdo di Hajdari in Italia seguì alle intimidazioni e alle minacce di morte ricevute in Albania a causa della sua militanza politica, del suo impegno nel mettere in luce i crimini, gli abusi, la corruzione e le speculazioni della vecchia nomenclatura del dittatore comunista Enver Hoxha e della più recente fase post-comunista. La poesia di Gëzim Hajdari è sinceramente transnazionale, espressione di valori universali che non mancano di attingere alla biografia dell’autore, alle vicende che hanno dato forma alla storia albanese fino ai giorni nostri, alle forme mistiche e tradizionali del paese balcanico.

Paolo Risi

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