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Mirko ZilahyÈ così che si uccide | Mirko Zilahy
Longanesi 2016

 

Recensione dei lettori di ZEST di Emanuela Chiriacò

La pioggia e il mistero si infittiscono all’unisono nella città eterna. Non ci sono monumenti a fare da sfondo, solo elementi di archeologia industriale, livida e fredda. Il sapore metallico rimane in bocca. Niente polvere, niente spari. Il sangue che macchia il Tevere è frutto di un cuore malato, di un seriale che cerca una giustizia personale. È sulle tracce fangose di quest’ombra che si scioglie la narrativa investigativa del Commisario Mancini, profiler di alto livello, e della sua squadra, a cui si associano un magistrato e un medico legale. Pressati tutti da un questore impaziente che sembra non conoscere la pazienza delicata di un caso così complesso.
Tra minuzie e incastri perfetti, il meccanismo del thriller che ti guida alla verità è scevro di banalità e facili intuizioni. È un mondo melmoso e paludoso come l’animo dell’ombra che uccide e che lo fa adoperandosi a costruire un rompicapo articolato tra simbologia di oggetti e numeri. L’indagine minore che Mancini segue è legata ad una sparizione; ci sarà correlazione tra i due casi di cui il commissario è titolare?

La scrittura di Mirko Zilahy attinge la penna in tonalità scure, tra inchiostro e bagliori sfumati; con la pioggia che genera pozzanghere, acquitrini e terreno scivoloso, senza mai cadere, un solo momento, in ammiccamenti o intuizioni scontate. È un mondo narrativo che racconta Roma in bianco e blu notte, sì pesto e bagnato; per restituire un’immagine fotografica trasparente, con un’inversione in chiaroscuro, se paragonata all’idea di solarità monumentale che si ha dell’urbe.

Un mondo investigato con un piglio underground, tra personaggi impantanati e coperti fino al collo nella materia grigia, scivolosa e contorta di un serial killer; che guardano il cielo cadere, tra gocce fitte. Sono lacrime diffuse e sottili; sono lacrime che parlano del dolore malato di un’ombra assassina, del dolore che serra il cuore di Mancini e del lavaggio di indizi e tracce di un uomo che ha programmato quando far finire la corsa. L’approccio finale dall’alto dona la giusta prospettiva e tutto può chiarirsi. Anche il cielo che smette di piangere a dirotto in un autunno che riporta la città a filtrare luce e vita tra gli alberi. È così che si scrive

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È così che si uccide | Mirko Zilahy

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