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Matteo ChiavaroneEdizioni Ensemble, è una realtà editoriale indipendente di Roma, che si pone l’obiettivo di promuovere giovani esordienti e autori di valore. Tra le collane proposte sia in narrativa che in poesia, ci sono “Erranze”, diretta da Gëzim Hajdari, e “Transculturazione”, diretta da Armando Gnisci, entrambe volte a rappresentare una precisa idea di mondo.

Noi di ZEST, attratti e incuriositi da questi piccoli miracoli di volontà e passione nel panorama di un’editoria sempre più distante dalle logiche seriali dei grandi sistemi, ne abbiamo intervistato il direttore Matteo Chiavarone.

Dal vostro sito leggiamo: “intendiamo promuovere giovani esordienti e autori di valore internazionale che con la propria opera possano lasciare un messaggio universale. Come avviene il processo di scouting e quali i criteri adottati per questo ambizioso obiettivo

Grazie della domanda. Noi abbiamo iniziato pubblicando molti autori esordienti che poi hanno intrapreso percorsi anche con altre case editrici, basti pensare a Fabrizio Santi (in classifica con Newton&Compton) o Giuseppe Truini. La selezione avviene internamente, siamo noi che leggiamo, valutiamo, decidiamo. A volte sicuramente sbagliamo ma, mettendoci la faccia, penso che siamo autorizzati a farlo.
L’idea è quella che un libro che esce con noi deve poter essere letto, potenzialmente, in ogni parte del mondo. In questo senso l’esempio lampante è la collana Erranze, diretta da Gëzim Hajdari. Gëzim ci propone autori, anche di culture meno importanti dal punto di vista editoriale, che hanno qualcosa di “grande”, che “cammina” (che “erra” appunto) tra i mondi. La poesia di Erranze non vuole parlare al proprio ombelico.

Qual è il punto di forza della vostra proposta e cosa vi distingue dalle altre realtà?

A mio avviso il nostro punto di forza è quello di non mettere paletti o regole rigide. Quello che pubblichiamo deve piacere prima di tutto a noi. Non siamo la casa editrice che pubblica gli autori balcanici (anche se ne stiamo facendo molti). Cambiamo rotta continuamente, non abbiamo paura di cambiare. Guardiamo al mercato un momento e, subito dopo, ce ne stacchiamo. Altrimenti sarebbero impensabili collane di poesia o di saggistica transculturale.

Oggi investire in un progetto editoriale deve avere delle motivazioni molto forti considerando i dati sulle difficoltà del settore, quali le vostre?

Se non ci sono motivazioni forti non si può fare editoria. Non è un lavoro che permette di guadagnare bene. Ci deve essere passione, voglia di guardare avanti, la speranza di poter cambiare qualcosa.

Pubblicare poesia è coraggioso, abbiamo visto la collaborazione di Gëzim Hajdari, nella collana Erranze come è nata questa opportunità?

Ho avuto la fortuna di conoscere Hajdari, grazie a un amico, Andrea Viviani (poeta e docente universitario), che aveva letto una mia raccolta poetica in cui, in epigrafe, mettevo una poesia del poeta albanese. Ci siamo incontrati nella sua casa-museo a Frosinone ed è stato un “innamoramento”: abbiamo subito avuto fiducia l’uno dell’altro. Quando è uscito il primo libro della collana, NÛR, noi eravamo una casa editrice piccolissima, e l’opera in questione era considerata da Hajdari la più importante della sua carriera. È stato un onore ed è un onore per noi questa collaborazione che nasce soprattutto dall’amicizia.

Come avviene la distribuzione delle vostre proposte?

Noi puntiamo molto sulle fiere. Partecipiamo a quasi tutti i festival più importanti, girando in lungo e largo questo Paese. Poi c’è la distribuzione classica (abbiamo distributori in quasi tutte le regione) e la Rete.

C’è un autore o autrice che avreste voluto o vi piacerebbe pubblicare?

Io ho un sogno: pubblicare le poesie di Williams, l’autore di Stoner. Avrei voluto pubblicare Kruso, un libro tedesco uscito lo scorso anno con DelVecchio. Bellissimo. Come rimpianti ho alcuni di libri per cui non siamo riusciti a comprare i diritti per il costo troppo alto (tra questi la biografia di Paul Gascoigne).

Quali sono i progetti nuovi?

Stiamo lavorando per tradurre le poesie di un autore coreano meraviglioso, Kim Keang-Kyu. Pubblicheremo un romanzo e una raccolta di racconti kosovari (saranno i primi pubblicati in Italia); “Il muro di vetro“, un’opera importantissima di Vladimir Tasic.

Antonia Santopietro


Nota Biografica:

Matteo Chiavarone nasce a Roma nel 1982. Si laurea prima in Lettere con una tesi di Filologia della Letteratura Italiana nella quale pubblica alcune lettere inedite del poeta Giosue Carducci appartenenti al Fondo Patetta della Biblioteca Apostolica Vaticana, poi in Italianistica con un lavoro su Curzio Malaparte che prova a ripercorrere la vicenda umana, politica e letteraria del controverso autore pratese. Dal 2006 al 2008 ha lavorato presso la Giulio Perrone Editore ricoprendo vari ruoli; nel 2010 ha fondato, insieme a Dario De Cristofaro, il progetto “Flanerì” (www.flaneri.com); dal 2011 è direttore di Ensemble.
Ha collaborato e collabora con diversi progetti culturali (Flanerì, Il Recensore, Istituto di Politica).
Ha pubblicato i volumi di poesia Gli occhi di Saturno (Perrone, 2006) e Blanchard Close (Perrone, 2011); i saggi «La guerra degli uomini». L’Europa ferita a morte attraverso i libri «famigerati» di Malaparte (RivistaDiPolitica, Rubbettino, 2011) e Con dolce curiosità. Tributo ad Andrea Zanzotto (Edizioni della Sera, 2012) – curatela.
Nel 2015 esce “A Trieste. Passeggiate letterarie da James Joyce a Claudio Magris” (Perrone).

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Edizioni Ensemble: intervista a Matteo Chiavarone

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