la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

Etica del buonsenso | Salvatore Primiceri
Primiceri edizioni 2017

nota di Paolo Risi

Credo possa valere anche una definizione che veda il buonsenso come “una capacità innata e oggettiva dell’essere umano che, se correttamente applicata, può prevenire situazioni di conflitto o gestire e risolvere positivamente controversie di varia natura nell’interesse non solo delle parti ma anche pubblico”. Per questo è necessario avere la capacità di individuare il buonsenso, dotarci del metodo e degli strumenti necessari per poterlo applicare al meglio.

Conoscere se stessi implica un costante lavoro di revisione, per riconsiderare il proprio agire in funzione del bene comune e individuale. E in tale ottica il buonsenso può ritenersi uno degli strumenti più efficaci e preziosi per riconnetterci con le priorità del nostro essere uomini e donne, per rinsaldare il legame con gli altri e con le nozioni universali di giustizia e oggettività.

Salvatore Primiceri, in Etica del buonsenso, rivela innanzitutto la propria esperienza legata al concetto di buonsenso, risalente al periodo in cui, da studente, si ritrovava a dover considerare l’inadeguatezza di un sistema in cui le ambizioni e i talenti naturali dei giovani rischiavano di essere limitati a causa di un’uniformità generale al metodo stabilito dall’alto. La fredda valutazione espressa da un codice numerico e fondata sul livellamento delle conoscenze, non rappresenta altro che l’introduzione dell’allievo sul palcoscenico agrodolce della vita, in molti suoi aspetti allestito in base a convenzioni inique e a procedure dominate dalla burocrazia.

Ecco che, fin dal principio, un atteggiamento naturale derivato dal buonsenso viene depotenziato a favore di un appiattimento normativo e spersonalizzante. Le migliore risorse vengono così trascurate se non, addirittura, ostacolate nella loro crescita e affermazione. Tutto ciò in antitesi con quanto viene suggerito dall’etica del buonsenso, da un attitudine primigenia che, suggerisce Primiceri, ci esorta ad avere coscienza del nostro ruolo all’interno di una società, a salvaguardare la nostra dignità e quella degli altri, ad agire con autorevolezza e coraggio, anche in contrasto con la regola consolidata se il caso specifico lo richiede e se gli effetti della deroga sono migliori per tutti senza alcuna conseguenza negativa.

In 16 capitoli, in cui la discorsività si accompagna alla pregnanza di concetti e riferimenti bibliografici, viene tracciata una sorta di mappatura del buonsenso, concetto collocato all’interno di un percorso di tipo storiografico e filosofico. Per riaffermare ancora una volta che l’uso del buonsenso restituisce serenità e felicità sia per chi agisce sia per chi riceve, sono stati chiamati a raccolta studiosi di scienze sociali e grandi pensatori.

Dall’età classica alla contemporaneità, si approccia e si precisa la dottrina aristotelica dell’eudemonia, intesa come obiettivo ultimo a cui tendere per ottenere la felicità collettiva o una forma compiuta di bene. Il buonsenso viene indicato come uno degli strumenti principe per raggiungere tale obiettivo, per attivare e diffondere, anche nella nostra quotidianità, uno stile di vita fondato sulla positività, sulla capacità di mediare e di relazionarsi con il prossimo.

Si coglie nel libro di Salvatore Primiceri il desiderio di associare al presente una ricchezza per certi versi sommersa, custodita nelle teche del sapere e nei contesti accademici. Riferendosi alle vette del pensiero umano, l’autore ne testimonia l’attualità, la pienezza che non ha limiti temporali e spaziali, che è fondativa di ogni cultura, di ogni verità condivisa e tendente all’equità.

Dal “so di non sapere” di Socrate alla necessità di dubitare anche dell’ovvio, concetto attribuibile allo “scettico” Pirrone, dall’analisi di Michel de Montaigne, libera da pregiudizi e incentrata sull’accettazione di se stessi e degli altri, all’articolata indagine sull’esistenza di una legge morale universale proposta da Immanuel Kant: sono questi soltanto alcuni dei “link” proposti da “Etica del buonsenso”, tasselli in grado di fornire delle coordinate “esistenziali” che attengono, allo stesso tempo, ai territori dell’anima e della ragione.

Ancora una volta riferirsi al passato, alle radici di un sapere che è patrimonio di tutti, rappresenta il miglior modo per riequilibrare le proprie aspettative in armonia con tutto ciò che ci circonda. Si tratta di un percorso (di una rivoluzione personale) verso cui dovremmo indirizzarci senza indugi, alla riscoperta – scrive Primiceri – delle nostre tendenze naturali, prima fra tutte la propensione al buono e giusto.

Share

Etica del buonsenso | Salvatore Primiceri

Discussion

Leave A Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *