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Oblio e spreco: la doppia faccia della stessa medaglia.

di Romina Braggion

Fantascienza femminile è un connubio che reca in sé l’emblema del pregiudizio e rappresenta una nicchia di un universo ben abituato a gestire generalizzazioni e preconcetti.
A tal riguardo si è già speso molto in analisi, approfondimenti, dispute ampiamente trattati da varie autrici e autori. 
Da lettrice di fantascienza vorrei soffermarmi su un tema forse lasciato da parte, in sospeso, magari ritenuto di poca importanza: lo spreco di risorse umane, attraverso il quale è soprattutto il lettore a pagare lo scotto maggiore.

La parola spreco già testimonia un concetto orrendo: la perdita di risorse di vario genere, senza conforto di rimedio.  Spreco di risorse naturali: acqua, suolo, aria pulita; spreco di biodiversità: ortaggi, frutta, bestiame, animali selvatici; spreco di risorse economiche: truffa, concussione, collusione; sprechi di vario genere in vari ambiti. Spreco di capitale umano e tempo.

Porto l’esempio di una scrittrice che amo molto: Julian May.

È stata un’autrice di fantascienza statunitense, nata nel 1931 e scomparsa nel 2017. Dopo aver scritto qualche racconto di SF (science-fiction ndr), sotto pseudonimo naturalmente, nel 1953 uno degli anni d’oro della Fantascienza, decise di non scrivere più opere di tal genere.
Solo nel 1981 riprese in mano il suo sogno, grazie al cielo, e nel 1987 scrisse Il Ciclo del Milieu Galattico, una delle varie serie prodotte, oltre a romanzi e racconti.

Il Milieu Galattico è composto da “L’intervento”, “Jack dai mille volti”, “La maschera di diamante” e “Magnificat”. Dei quattro ho letto solo il primo, con sommo dispiacere; il secondo si riesce ancora a reperire, mentre gli ultimi due sono introvabili a meno di spendere una cifra piuttosto ragguardevole. Tra le grandi scrittrici di SF è poco nominata e la sua opera si sta già perdendo.  Grande e scomparsa da poco, un tempo davvero minimo che non giustifica l’abbandono…

Questo cosa comporta? Un evidente spreco del tempo impiegato dall’autrice per la creazione di opere che già vengono dimenticate, uno spreco del suo genio, delle sue visioni utopistiche della fantascienza e quindi del mondo, dei punti di vista che solo una scrittrice donna può offrire al lettore.
Comporta la perdita del bello che dovrebbe elevarci dal rango di bruti, come citava Dante nel canto ventiseiesimo dell’Inferno.

Rimane in sospeso il messaggio dell’autrice racchiuso in un mondo fantasmagorico che “L’Intervento” mi aveva lasciato presagire. Quante altre situazioni di questo tipo esistono? Difficile fare una stima precisa quando ricorrono una serie di abitudini e pratiche atti a obliare, con precisione chirurgica, l’opera delle narratrici e delle donne in generale.

Così mi sento in dovere di condividere, a titolo di promemoria, alcuni articoli, post, opere letterarie, eventi, esperienze che illustrano l’argomento fantascienza al femminile:

  • Stranimondi è la convention del mondo del fantastico e, negli ultimi anni, appuntamento imperdibile per la fantascienza italiana. Frequentarlo getta una luce onesta e trasparente sul lavoro duro delle scrittrici, grazie alla testimonianza di narratrici internazionali e affermate di SF.

  • In difesa delle quote rosa è un articolo di critica scritto da Anna Feruglio Dal Dan e pubblicato sulla rivista Robot 82, edizioni Delos. Con affilata accuratezza espone le cause del pregiudizio, non solo nella fantascienza femminile, ma anche in ogni ambito ritenuto maschile per vocazione, competenza, diritto di nascita, tradizione, etc.

  • Donne e potere e un post scritto da Manuela Stacca all’interno del blog “Il Tascabile” della Treccani. Analizza la situazione femminile italiana attraverso l’opera di donne di spicco: saggiste, giuriste, scrittrici, ricercatrici e perfino le Madri Costituenti. Pur non esaminando esplicitamente la fantascienza è comunque una pietra miliare nella comprensione delle dinamiche attuali della società italiana.

  • Perché ho scelto di leggere solo donne per un anno è un post di Eugenia Burchi, pubblicato nel gennaio di quest’anno sul sito Wired.it. Merita la lettura per la solidarietà donata, riga dopo riga, alle narratrici nominate. Alla fine stupefacenti, come un coniglio che fuoriesce dal cappello, si trovano le parole dell’autrice nera americana Roxane Gay: dovrebbero essere scolpite sui muri delle grandi case editrici, timorose di intraprendere scelte editoriali appena meno che banali.

  • La fantascienza delle donne è una serie di post scritti da Elena Di Fazio e Giulia Abbate, editor, scrittrici e molto altro, pubblicati sia sul loro blog Lezioni sul Domani, sia sul sito Andromeda, rivista di fantascienza, sia come ospiti su molti altri blog.

L’universo femminile trattato dalle due socie è veramente completo sotto ogni aspetto e marcatamente femminista. Proprio per questo la lettura è davvero illuminante. 

  • Quando la fantascienza è donna, dalle utopie femminili del secolo XIX all’età contemporanea è un saggio scritto da Eleonora Federici e pubblicato da Carocci editore.

Indaga la fantascienza femminile da fine Ottocento, con le utopiste, arrivando alla ricerca cyberpunk di fine Novecento. Escludendo purtroppo, pur se pubblicato nel 2015, le ultime correnti e fantascientiste contemporanee.
Il merito del libro è comunque, come negli altri casi suddetti, la testimonianza, la celebrazione e la memoria storica delle scrittrici “visionarie”.

Le Visionarie è un’antologia di 29 racconti, curata da Ann e Jeff Vandermeer. L’edizione italiana, coordinata da Claudia Durastanti e Veronica Raimo, è stata tradotta esclusivamente da donne e pubblicata da Nero Edizioni.

Quanto citato è una piccola goccia nel mare odierno delle pubblicazioni a tema “fantascienza femminile” e oggi per quanto riguarda romanzi e racconti, solo citando la nostra penisola, esiste un fermento e una produzione femminile degni di nota e di estremo rispetto e attenzione.

Le antologie elaborate o curate esclusivamente da signore sono un buon metodo per conoscere e successivamente approfondire la lettura delle scrittrici con le quali si trova maggiore affinità.

Nomino alcune antologie di narratrici italiane, senza un ordine preciso: Materia Oscura curato da Emanuela Valentini e pubblicato da Delos nel 2017; Oltre Venere curato da Gian Filippo Pizzo e pubblicato nel 2016 da La Ponga Edizioni; Rosa Sangue antologia che parla di femminicidio, curata da Loredana Pietrafesa e Donato Altomare, pubblicato nel 2016 da Altrimedia Edizioni; Donne al Futuro curato da Emiliano Farinella e pubblicato da Dario Flaccovio Editore nel 2005.
Anche in questo caso chiedo venia per aver tralasciato altre opere italiane di pari valore.

Concludo con due citazioni, raccolte da Giulia Abbate a Stranimondi 2017.

Pat Cadigan: “Lavoro in questo ambiente da praticamente quarant’anni: ho venduto il mio primo racconto nel 1979. Da allora le cose sono molto cambiate. Prima le persone, i colleghi stessi avevano molto più problemi. Ma ancora oggi c’è gente in giro che dice: io non leggo fantascienza scritta da donne. E io penso che… dovrebbe curarsi.”

Alda Teodorani: “Non esiste scrittura maschile o femminile, la capacità di scrittura non ha sesso. Semmai esiste la scrittura delle donne, che è un discorso politico e non soltanto editoriale.”


Contributo di Romina Braggion
Absolute Beginner per necessità, continuo a formarmi e studiare per passione. Mi occupo di comunicazione e marketing per una fonderia, compito arduo, stimolante e alquanto… scottante. Donna, madre, lavoratrice, moglie, a quasi cinquant’anni il sogno nel cassetto esplode e mi sconvolge la vita. Così divento un absolute beginner anche nella scrittura: aspirante narratrice (molto aspirante, e a fatica) di fantascienza, nientemeno. Mi applico alla scrittura, studiando, scribacchiando, tenendomi informata sul fandom, chiacchierando con gli amici virtuali fantascientisti e tentando di partecipare a qualche concorso. Questo per una media di 8/10 ore alla settimana, con poche eccezioni.  Il mio motto? Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando togli gli occhi dalla meta. H. Ford

 

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