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FESTA AL TRULLO | Chicca Maralfa
Les Flaneurs edizioni 2018

Chiara Laera, famosissima influencer nel campo della moda, sta preparando l’evento di punta dell’estate: una grande festa per il lancio del marchio ciceri&tria di Vanni Loperfido. Il brand, ispirato a un piatto tipico della cucina salentina, dà il tema alla serata che si svolgerà nella sua proprietà in valle d’Itria.

Per avere il massimo risalto mediatico, decide di allestire un set felliniano 2.0, chiedendo alla gente del posto di interpretare se stessa. L’obiettivo è rendere veritiera e originale la messa in scena di tradizioni millenarie, uno spettacolo unico per i tantissimi invitati. Ma non tutto fila liscio. C’è chi, in questa terra, non sopporta l’invasione dei portatori di nuovi costumi, anche di genere, a tal punto da vedere minacciato il proprio ecosistema esistenziale.

A fare da sfondo alla serata, una distesa di meravigliosi ulivi secolari minacciati da un killer silenzioso: la Xylella.

in dialogo con l'autrice Chicca Maralfa

Come nasce la tua passione per la scrittura narrativa?

Nasce dalla passione di lettrice di narrativa, soprattutto angloamericana, negli anni Ottanta/Novanta. Mi innamorai dei minimalisti, Da Bret Easton Ellis a Tama JanoWitz, da Jay McInerney a David Leavitt. Ma anche John Fante e Raymond Carver. Poi gli scrittori ebrei americani, Roth in primis e Saul Bellow.

Credo di aver cominciato a fare la giornalista perché all'epoca si aveva una specie di rispetto al limite della venerazione per lo scrittore. Scrivevano in pochi, un romanzo era un prodotto ambizioso, e dire vorrei fare lo scrittore, in una città di provincia, rischiava di tirarsi dietro un bel po' di epiteti caricaturali. E così optai per il giornalismo. Fondamentalmente volevo scrivere. La parola scritta è asse portante di entrambe le categorie, giornalisti e scrittori, ma io le vado scansando, le categorie. Tanto che alla domanda “cosa fai nella vita?” mi è capitato spesso di rispondere un generico “scrivo”. Risposta che, mio malgrado, ha animato altre legittime curiosità, che si sono trasformate in ulteriori domande. Ma in verità la risposta “scrivo” è quella in cui mi sono sentita più io. Una cosa ho sempre avuta chiara dentro di me e per il feedback che mi arriva ancora oggi da chi legge i miei articoli: il racconto visivo dei fatti, la narrazione emotiva, rastrellare il fondo, il punto di vista laterale sulle cose. Quasi ci sia sempre da svelare altro oltre lo sguardo. Una specie di terzo occhio, privilegio e condanna allo stesso tempo. Si vive un po’ senza pelle, per non portarla per le lunghe. Ora: “Festa al trullo” segna pubblicamente l’esordio narrativo ma ha un suo pregresso: una biografia non autorizzata dei Rolling Stones scritta ai tempi del liceo classico, un altro romanzo mai pubblicato, “L’amore non è un luogo comune” un memoir da cui ho tratto il racconto per la raccolta “L’amore non si interpreta” di Stefania Decaro (L’Erudita) e qualche racconto, scritto da 16 anni in poi. Dopo “Festa al trullo” ho scritto altri due romanzi e un terzo l’ho appena cominciato, un seriale.

Nel tuo romanzo il legame con la Puglia, che potremmo definire in chiave 2.0, sembra rivelare l'intenzione di creare un connubio forte tra tradizione e modernità. Da che riflessione muove?

Dal grande successo anche "social" avuto dalla Puglia turistica negli ultimi anni. Dal possibile conflitto che questa fama improvvisa potesse determinare con gli abitanti meno costieri e più campagnoli, che da un anno all'altro hanno visto nascere locali, sbucare strutture ricettive, trulli e masserie trasformarsi in alberghi e a cinque stelle. Un piccolo terremoto insomma, con tanti vantaggi possibili in termini di sviluppo e occupazione. Nella festa, organizzata per il lancio di un brand emergente ma già di successo nel mondo della moda, si acuisce questa conflittualità. Chiara, la proprietaria della masseria è un'influencer famosissima, quindi espressione massima del post moderno e della vetrinizzazione della società contemporanea. La location è storicamente un luogo con forti elementi arcaici e identitari. E' inevitabile che vadano a cozzare.

Insomma, è tutto oro quello che luccica? Stiamo facendo le cose per bene? Il cambiamento si gestisce nel rispetto dei luoghi e delle loro manifestazioni architettoniche. Non mi piace che si siano costruite finte masserie. Intollerabile. Ce ne sono tante da recuperare di originali. L'accoglienza turistica è l'unico vero affare della Puglia da qualche anno a questa parte. Ma non si possono popolare i centri storici e i trulli solo di turisti. La gente viene qui perché vuole conoscere la nostra storia e le nostre tradizioni. Ma anche le nostre innovazioni e ce ne sono tante. Certo, non si può chiudere la porta in faccia al nuovo che avanza, ma neanche farci pagare il biglietto per entrare a casa nostra, come dice Mimmo a Memena nel mio romanzo e neanche fare delle nostre contrade dei presepi viventi aperti tutto l'anno. E' compito della politica governare lo sviluppo, non sperperando il valore aggiunto dell'accoglienza turistica e dei settori che di più interagiscono con il turismo e cioè artigianato artistico e agroalimentare, in chiave 4.0. I nuovi artigiani digitali sono il nostro futuro.

I social possono essere strumento virtuoso e di avvicinamento alla lettura, di condivisione di interessi, con la partecipazione a dialoghi arricchenti. Parte di questa osservazione la troviamo concettualmente sottesa nel tuo romanzo. Puoi dirci meglio?

Appunto. Festa al trullo è un esperimento in questo senso, non è solo un romanzo, è anche un concept editoriale. Se i social sottraggono tempo alla lettura, perché non usarli per promuoverla, come una sorta di rimedio omeopatico?

L’uscita in libreria è stata infatti preceduta da una campagna social e dall'apertura di un sito http://www.festaltrullo.it, creato per conoscere i personaggi della storia, raccontati come fossero protagonisti di una fiction, i luoghi in cui si svolge, che diventano set paesaggistici da visitare, tradizioni e piatti citati che sono integrati in metatesti di approfondimento di quanto narrato. Ma per sapere come va a finire questa festa, si deve leggere il libro. Ho trovato un modo per portare i lettori dai social al romanzo. Cercando di incuriosirli.

Quali altri progetti hai in cantiere, in relazione alla scrittura?

Tre, due già finiti e un terzo a metà della strada. Il primo è un giallo, il secondo uno sliding doors, e il terzo un seriale ambientato sull'Altopiano dei sette comuni, in provincia di Vicenza.


Per concessione della casa editrice vi riportiamo un breve ESTRATTO:

Non si poteva dire che Chiara fosse bella, ma il suo fascino scenico, la fotogenia e una personalità forte ne facevano una donna di grande appeal. A imporsi sul volto lentigginoso erano gli occhi, che parevano due tessere saltate dal mosaico della piscina.

Anni e anni di lavoro l’avevano resa l’icona di se stessa, una santa laica immolata sull’altare dello stile che, come lei insegnava, non poteva che essere uno stato mentale. Gli stilisti la rincorrevano ovunque per mandarle in anteprima i capi più belli delle collezioni, affinché lei li indossasse in occasione di feste ed eventi mondani, per strada o semplicemente nel salotto di casa. Purché tutto fosse documentato e pubblicato sulle sue pagine social, che vantavano decine di migliaia di seguaci. In fondo non facevano che restituirle, sotto forma di capo di abbigliamento, quanto aveva suggerito loro dispensando spunti e idee.

Col suo fisico esile e slanciato, Chiara portava a spasso la propria arte con incedere regale e dava l’impressione di camminare scalza anche quando indossava scarpe molto alte. Una hippy contemporanea uscita dai fotogrammi di Woodstock e prestata a ogni sorta di travestimento. Non c’era mise, anche ardita che, pur scoprendo buona parte del suo corpo, la involgarisse. Nulla strideva in lei e nei suoi azzardati outfit. Definirla geniale era riduttivo: il suo debordante talento dava ulteriore spessore a un carattere da leader.

Era nata a Cisternino, in provincia di Brindisi, quarantacinque anni prima. Da lì era andata via prestissimo, per consentire alla moda di diventare la sua unica ragione di vita. Dopo il diploma al liceo classico era scappata a Milano per frequentare l’Accademia di Brera. Da lì avrebbe imboccato tutte le strade del mondo che conducevano al cuore della moda fino a rendersi conto, dopo aver vissuto tra Tokio, New York, Londra e Parigi, che non doveva più inseguire il fashion perché lei era il fashion. Lo impersonava, lo rappresentava, e chi voleva sapere in anticipo ciò che sarebbe accaduto in futuro non poteva che orbitarle intorno.

La vita di Chiara era un sogno, il suo e quello di quanti volevano essere come lei. Era riuscita a seminare dappertutto così tante tracce di sé da non aver bisogno di concepire un figlio che ne raccogliesse l’eredità: la moda era la sua creatura, il suo lascito, il suo più grande atto d’amore.


L'autrice:

Chicca Maralfa è nata e vive a Bari. Giornalista, è responsabile dell’ufficio stampa di Unioncamere Puglia. Appassionata di musica indipendente e rock d’autore, ha collaborato per la Gazzetta del MezzogiornoCiao 2001 e MusicAntenna Sud e Rete 4. Nel 2018 con L’amore non è un luogo comune ha partecipato all’antologia di racconti L’amore non si interpreta (l’Erudita), contro la violenza psicologica sulle donne. Festa al trullo è il suo primo romanzo.

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Festa al trullo | Chicca Maralfa – ESTRATTO e intervista all’autrice