la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

fisica della malinconiaFisica della malinconia | Georgi Gospodinov
Voland 2013

di Emanuela Chiriacò

Geografia della felicità. Fisica della malinconia.

Nel 2010, per l’esattezza a dicembre, The Economist pubblica un articolo che parla de La geografia della felicità e incorona Bulgaria e Romania, nuovi membri dell’Unione Europea come i posti più tristi del mondo. Un anno dopo, Georgi Gospodinov pubblica il suo secondo romanzo Fizika na tăgata (Fisica della Malinconia). È lo stesso scrittore, in alcune interviste, a definire il suo romanzo, una risposta all’articolo del giornale britannico e anche ad una serie di cliché e luoghi comuni sul temperamento del popolo est europeo.

Fisica della malinconia è apparentemente un romanzo labirinto in cui il narratore ha lo stesso nome dello scrittore. A me è apparso come un romanzo dalla struttura narrativa polimorfica e polifonica. Non presenta una linearità; si avventura in cavità, corridoi, stanze, cantine buie, tra storie incompiute o accennate, rivissute, riraccontate e qualche segreto in cui è meglio non indugiare. Un gioco narrativo che riporta alla non – eventfulness della Bulgaria dell’epoca. Un paese che non ha conosciuto le proteste del blocco ex comunista. Un paese che sguscia dal comunismo con un passaggio indolore, in apparenza, e che lo liquida come una evoluzione naturale e semplice, eludendo la stratificazione necessaria alla Storia. E la storia di Georgi Gospodinov, protagonista del romanzo, segue gli stessi contorni indefiniti. Non ha una trama che possa essere raccontata. Smargina tra presente, futuro e contingente creando corti circuiti impercettibili. Non c’è spaesamento. Ipnosi da lettore che segue con fede il narratore/ guida.

Si apprende così, senza schema, che Georgi Gospodinov è uno studente durante il regime comunista, che termina il percorso con la fine dello stesso, che diventa uomo e poi uno scrittore famoso, dirigendosi inesorabilmente verso la malinconia. Da bambino scopre di soffrire di una sindrome ossessiva empatico-somatica. Un’empatia patologica per cui lui diventa Io siamo.

Si trattava di una malattia eccezionalmente rara e incurabile, ma i picchi appartenevano all’infanzia[…] il respiro veniva diretto da una sorta di pilota automatico, finché io (una parte di me)

mi trasferivo in una storia e in un corpo altrui.

Una forma di empatia involontaria che lo porta, suo malgrado ma con estrema naturalezza, a vivere esperienze di parenti, vicini di casa, animali tra cui anche una lumaca che il nonno ha ingerito come rimedio per l’ulcera. Tuttavia l’empatia diminuirà con l’aumentare dell’età, diventerà inversamente proporzionale al suo progredire negli anni, per lasciare il posto ad un nuovo interesse: il collezionismo di storie. Le compra.

Prima mi immedesimavo negli altri, ora mi tocca comprare. Posso presentarmi anche così: sono l’uomo che compra passato. Mercante di storie. Altri commerciano col tè, col coriandolo, azioni, orologi d’oro, terreni… Io cammino e compro grosse partite di passato. Chiamatemi come volete, trovatemi un nome. Chi possiede terreni è un proprietario terriero, io sono un proprietario di tempi, proprietario di tempo altrui, il proprietario di storie e del passato di altri. Sono un compratore onesto, non chiedo mai sconti. Compro solo un passato privato, il passato di persone concrete. Una volta provarono a vendermi il lassato di una nazione intera, lo rifiutai.

E scrive il romanzo da uomo di mezz’età, al chiuso di uno scantinato per sfuggire alle calamità naturali in agguato. Un rifugio buio dove proteggersi dal riscaldamento globale, dalla guerra nucleare. E il romanzo diventa il pretesto investigativo per testare la malinconia dello scrittore e il suo senso di condanna alla stessa. Il risultato è una raccolta di storie disparate che riescono tuttavia a manifestare una coerenza, nella misura in cui si possa parlare di coerenza. Uno stato dell’arte della sua stessa malinconia appunto.

Si apprende che lo scrittore ha un figlio, espediente letterario per dare sfogo alla ossessione protagonista del libro: l’abbandono dei bambini, di cui il Minotauro è il simbolo. Si affaccia nel racconto all’inizio del romanzo. Il mito del Minotauro, chiuso in un labirinto fino al suo omicidio per mano di Teseo. Il Minotauro che vaga da solo tra le pagine, depresso, tra gallerie, corridoi, passaggi che non iniziano e non terminano da nessuna parte, prigioniero del labirinto dei sentimenti mai provati, delle cose mai successe che sono però più vere del vero. Un gioco di flashback che oscilla tra passato e futuro.

Il Minotauro è innocente. È un bambino chiuso in uno scantinato. È spaventato. Lo hanno abbandonato.
Io, il Minotauro.
[…]
Si tratta di abbandono e di reclusione forzata di un bambino, marcato dalla sua origine, di cui non ha alcuna colpa. Ne consegue una ingiusta diffamazione, denigrazione, diffusione pubblica di una falsa informazione.
[…]
È sintomatica l’assenza di bambini nella mitologia greca […] i pochi che compaiono sono spesso divorati dai padri.
[…]
In tutta la letteratura classica non è mai conservata la voce del Minotauro. Lui non parla, sono altri a parlare per lui […] Il Minotauro. Nulla, nessuna voce, nessun suono, lamento o minaccia, mai niente.

Un passato impertinente e un futuro nostalgico che si presenta come una tassonomia di storie sull’autunno del mondo, sul Minotauro che dimora in ognuno di noi, rinchiuso nel labirinto con cui non vogliamo fare i conti, tra rimpianti in forma elementare e il sublime. Un sublime possibile, quasi in agguato che dell’ovunque potrebbe fare la sua casa, da un momento all’altro.

In un miscuglio di mitologia e racconti, si susseguono uomini e animali, come capsule da archeologia antropologica e zoologica, sepolte per essere ritrovate e raccontare qualcosa a chi si imbatterà nel ritrovamento. L’alternativa ad un futuro immaginario e incerto sembra essere la ritirata in un passato immaginato dalla narrazione accennata di chi lo ha vissuto in presa diretta e/o indiretta.

Il passato si distingue dal presente per un dato sostanziale – non scorre mai in una sola direzione.

Questo passato sembra farsi décor nostalgico del regime a tema socialista, con night club e bar annessi, fino allo sconfinamento nel kitsch di matrice nazionale bulgara. Nostalgia e nazionalismo si mescolano e diventano il binomio che sostiene la negazione della malinconia del presente.

E Fisica della malinconia appare essere la terapia per convivere con la malinconia, la possibilità di trasformarla alle volte in fonte di empatia e altre, in salutare esitazione. Un antidoto all’aggressività della politica, alle sollecitazioni economiche dei mercati per esorcizzare il suo essere foriera di paura selvaggia. Così la malinconia diventa un dramma linguistico più che un dilemma metafisico. Qualcosa di incompiuto, di non ancora successo per mancanza dei requisiti minimi di base: collocazione geografica, situazione politica, condizione personale; una presa di coscienza dello slittamento in agguato. Che non succede. Forse semplicemente per un’incosciente convincimento di auto immunità. E invece Fisica della Malinconia ci spiega che quello status non appartiene alla sola Bulgaria, nonostante le macerie e le rovine del comunismo siano ancora visibili tra decadenza e abbandono, potrebbe invece colpire qualunque paese europeo, visti i tempi di austerità in cui viviamo.

Il romanzo presenta una lingua scorrevole che agevola la narrazione. Si segue il salto da una storia all’altra tra deviazioni e curve per fiducia incondizionata nel guidatore/ narratore che in maniera esperta conduce laddove vuole e sa quando fermarsi, per creare momenti di consolidamento e metabolizzazione della storia.

STAZIONI DI SOSTA

Sostiamo qui per aspettare le anime dei lettori distratti. Qualcuno può essersi smarrito nei corridoi di questi tempi diversi. […] Non sono in grado di proporre un racconto lineare, perché nessun labirinto e nessuna storia è lineare. Ci siamo tutti? Allora andiamo avanti.

Gospodinov accudisce con premura il lettore e non lo abbandona mai. Lui è noi. Noi siamo lui. Per osmosi narrativa.

Fisica della malinconia è un romanzo che respira, è umano. È fatto di carne e ossa. Scorre sangue nelle sue vene narrative. Nelle arterie dei mancati raccordi. Eppure non si genera un transfer. Si resta inesorabilmente lettori. Con un immaginario culturale lontano da quello dello scrittore.


Share

Fisica della malinconia | Georgi Gospodinov

Discussion

Leave A Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *