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Fuenzalida | Nona Fernández

FUENZALIDA | Nona Fernández
gran-via edizioni 2019

di Paolo Risi


Dovessi parlare dei suoi gusti, sarei in grado di dire certe cose. Non tante, però alcune posso dedurle dalle scene che ricordo. Per esempio, che era un patito dei film di arti marziali. Tutto quello che avesse a che fare con calci e combattimenti lo appassionava. Usciva dal cinema provando mosse accompagnate da urla. A Fuenzalida sarebbe piaciuto un sacco essere l’eroe di un film di arti marziali. Avrebbe potuto esserlo senza problemi.”

Una donna raccoglie da terra una fotografia; la donna è in strada e la foto è uscita da un sacco della spazzatura lacerato da un cane.
Un uomo con un kimono esegue una figura d'arte marziale: questo è il soggetto della fotografia, l'immagine da cui prende corpo il romanzo di Nona Fernández.
La donna è stata lasciata dal marito, per mestiere scrive telenovelas e vive con il figlio di 8 anni in una villetta alla periferia di Santiago del Cile. La fotografia dell'uomo con il kimono le appare come un'idea di fronte a un foglio bianco: potrebbe essere il protagonista di una serie televisiva o l'avvio di una riflessione su se stessa, oppure tutte e due le cose; la storia (o la sceneggiatura) può svilupparsi dentro paesaggi differenti, l'importante è che venga afferrata e portata alla luce.

Ogni sera davanti a casa della donna passa il camion della nettezza urbana, che la libera da frammenti di vita corrotti e oscurati dal tempo; l'impegno è di deviare il percorso dei rifiuti, raccogliere le tracce disperse e raccontare (in assoluta buona fede) come sono andate veramente le cose: chi era Fuenzalida? Chi sarebbe potuto essere Fuenzalida? Che piega avrebbe avuto la mia vita se Fuenzalida mi fosse stato accanto?

L'uomo della fotografia è il padre della donna, Ernesto Fuenzalida. Se n'è andato presto da casa (proprio come Max, il marito della donna) lasciando nell'aria ricordi vaghi e contraddittori. Un papà di cui si vuole parlare poco, la cui faccia è stata ritagliata dalle foto di famiglia, che portava catenine d'argento al collo e grossi anelli alle dita, che camminava impettito e vestiva da ammaliatore latino.
Papà è un mistero da risolvere, come un mistero da risolvere è la malattia di Cosme, il figlioletto della donna, che una sera, di punto in bianco, si addormenta nella nuova casa di Max e nessuno è più in grado di risvegliarlo, di riportarlo a uno stato di coscienza.
Fuenzalida e Cosme diventano in quel frangente i protagonisti del romanzo di Nona Fernández, i loro percorsi in un certo qual modo sfileranno paralleli e attingeranno a dimensioni (corrispondenze, simboli, déjà vu...) che trascendono e al tempo stesso completano la narrazione dei fatti.

Il simbolo del drago, le sue interpretazioni, scandiscono i tempi del romanzo: anche Fuenzalida e Cosme, nonno e nipote malgrado la distanza, hanno in comune la fascinazione per i draghi (… vagano sulla terra per proteggerci come dei guardiani). Per Fuenzalida ciò si abbina alla passione per il kung fu, disciplina che indirizzerà e determinerà le scelte fondamentali della sua vita. Per Cosme il drago è lo stupore e la profondità della leggenda, del non-essere al mondo che assume nell'immaginario infantile una corporeità ciclopica.

Realtà e verosimiglianza si intrecciano, collaborano per fornire versioni alternative degli eventi epocali e delle vicende private. Gli anni della dittatura, dell'orrore e delle illusioni, degli scantinati insonorizzati e della mitologia del male, non possono che essere raccontati da differenti ambiti di osservazione, a partire dal cortile di casa, dall'esperienza diretta, fino alle prospettive aeree che permettono di individuare conflitti e retaggi del passato.

In Fuenzalida le storie si ricompongono, formano un quadro che le comprende tutte e che non per questo, per la sua intrinseca qualità di “essere sistema”, si rivelerà più esaustivo: il rebus della vita continua a stillare dolore e incontri cruciali, lasciando a colui che prova a risolverlo il dubbio di non averne afferrato l'essenza.

La dittatura incide come un rasoio la vita di Fuenzalida, e il taglio fatica a rimarginarsi, persiste come una stigmate dell'anima. Fuenzalida (il vero Fuenzalida, la sua proiezione ideale...?) presta soccorso a un oppositore politico, lo fa perché è un uomo generoso e libero e questo gesto spassionato lo segnerà per sempre. Fuenzalida viene identificato e avvicinato dai militari, che pur di sottometterlo (pretendono che divenga il loro maestro di arti marziali) arriveranno a intaccare i suoi affetti più cari.

Il romanzo della scrittrice cilena, una delle voci più intense dell'odierna letteratura latinoamericana, mescola cronaca e afflato poetico, misura e variazioni sul tema. Alcune parti hanno il tono della confessione, altre abbracciano l'estasi onirica, e lungo il cammino l'intreccio replica immagini, si avviluppa su se stesso per raccogliere granelli dispersi di umanità; al centro la figura di un padre che è allo stesso tempo dettagliata e oscura, un corpo che non fatichiamo a modellare e una vitalità che porta su di sé le ferite e la voglia di riscatto di una nazione.

Fuenzalida è il padre del racconto, colui che consente l'accesso a una storia metà verità, metà menzogna, il cui protagonista indossa maschere, si traveste da te e da altri, sarà uno e tutti al tempo stesso.

Nona Fernández gioca con il lettore, un gioco reso sul serio, come avrebbe detto Fuenzalida, lo coinvolge e lo pungola, come in un combattimento in cui entrambi i contendenti hanno molto da imparare l'uno dall'altro.

Ernesto Fuenzalida entra in una sala da combattimento fatta di specchi. Un luogo dove ciascuna delle pareti di vetro gli restituisce la sua immagine riflessa all’infinito. Molti Ernesto Fuenzalida, molte possibilità, molte versioni di sé stesso. Indossa il suo kimono nero e tra le mani impugna la spada Jian a doppio filo, l’unica arma capace di entrare in comunicazione con Dio.”


Nona Fernández è nata a Santiago del Cile nel 1971. Scrittrice e sceneggiatrice, ha al suo attivo diversi romanzi, tra cui Mapocho (gran vía 2017), vincitore del Premio Municipal de Literatura nel 2003 e finalista al Premio Herralde de Novela, Space Invaders e Chilean Electric (Edicola 2015, 2017), e La dimensione oscura (gran vía 2018), con cui si è aggiudicata il prestigioso Premio Sor Juana Inés de la Cruz ed è stata finalista al Premio letterario internazionale Tiziano Terzani 2019.

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