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Il futuro dei social media:
intervista a Massimo Giordani

di Antonia Santopietro

Molti si chiedono quale sia il futuro dei social network, facendo una distinzione tra utilizzo privato e pubblico, quale ritieni siano gli scenari più probabili?
Sta cambiando il concetto di privacy. Oggi, distinguere cos’è pubblico e cos’è privato nella nostra vita è diventato davvero complesso. Un tempo i ragazzi avevano il “diario segreto”, a cui confessare cose che non si sarebbero dette a nessun essere umano. In questi tempi il diario è diventato la pagina social, visibile a tutti per definizione. Gli adulti faticano ad accettare di firmare i moduli della privacy quando stipulano un contratto ma non esitano a pubblicare immagini e video di ciò che fanno in qualunque momento della giornata. È in questo mondo schizofrenico che il confine tra pubblico e privato è diventato sempre più labile. Il mondo digitale, per sua natura, non lascia molto spazio alla privacy. Tutto è tracciato, che lo si voglia o no. Ciò detto, sposterei il focus sulla consapevolezza, sulla necessità di costruire e coltivare una “cultura digitale” che renda tutti noi più consapevoli di cosa significhi vivere nell’era di Internet. Abbiamo strumenti potentissimi ma non siamo capaci di gestirli davvero a fondo, soprattutto per ciò che riguarda i nostri dati.

Le statistiche ad esempio in relazione ai teenagers riportano una diminuzione della loro presenza su Facebook a favore di altri social come SnapChat, quale riscontro hai?
È normale che ciò accada, se un 18enne trova suo nonno su facebook è abbastanza naturale che cerchi altri luoghi dove sviluppare la sua rete sociale. Questo, facebook lo sa e, non a caso, ha acquisito Instagram e Whatsapp che coprono tuttora molto bene anche il bacino più giovane.SnapChat e molte altre piattaforme social sono oggetto dell’attenzione dei teenager, un fenomeno che continuerà a svilupparsi seguendo tendenze in continua evoluzione. Anche a livello geografico ci sono molte differenze. In Cina, per esempio, spopola WeChat che consente anche di integrare i pagamenti elettronici tra le sue funzioni.

Cosa è la tecnologia “blockchain” e che vantaggi offre?
La blockchain è, volendone vedere gli aspetti sociali, prima che tecnologici, la chiave per passare da un mondo basato su sistemi centralizzati a un altro, completamente decentralizzato. In termini pratici, questo significa che ogni ente o persona che oggi, svolge un ruolo di “gestore” di archivi o di “certificatore” di informazioni può essere sostituito dalla tecnologia blockchain. Si tratta di un passaggio straordinario: da una società che ha bisogno di figure che fungano da garanti di un certo dato, sia esso un contratto o una scheda anagrafica, una valuta o un certificato sanitario, a un’altra dove ogni forma di intermediazione viene eliminata. La blockchain è un registro decentralizzato, trasparente e immodificabile utilizzabile per qualunque tipo di dato.Una rivoluzione straordinaria di cui è ancora difficile prevederne le infinite ricadute concrete.

In questi periodi, ma ciclicamente avviene, si commenta l’Algoritmo di FB, quale pensi sia una strategia idonea per massimizzare gli sforzi di presenza sui social, per quanto riguarda l’uso aziendale.
Al di là degli algoritmi, da un punto di vista aziendale, ciò che conta di più, e continuerà ad essere così in futuro, sono i contenuti. La qualità, l’aggiornamento, la correttezza di ciò che si pubblica sono imprescindibili in qualunque strategia di marketing e di comunicazione. Poi ci sono i tecnicismi che hanno la loro importanza ma che non possono sostituirsi a contenuti eccellenti.

Un saggio di recente pubblicazione “Retrotopia”, edito da Laterza, Zygmumt Bauman dice “Abbiamo invertito la rotta e navighiamo a ritroso” quale Retrotopia è immaginabile nel mondo social? si può pensare che a un certo punto ci possa essere una controtendenza culturale e una necessità di ritorno a forme di relazione più tradizionali?
Questo libro, uscito postumo, è un ulteriore stimolo a riflettere sulla modernità, il grande Bauman continua a stimolarci anche oggi che non è più tra noi. In merito alla domanda, non ci sono risposte certe. Ciò che si può vedere, già oggi, è che una parte della popolazione nutre un sentimento di “nostalgia” verso un passato falsamente idilliaco ma idealizzato in un presente che spaventa per la rapidità dei suoi cambiamenti. È tipico delle generazioni meno giovani, forse fa parte dell’uomo, rimane il fatto che i millennials non si pongono troppe domande e vivono la tecnologia come parte di se stessi (con molta inconsapevolezza).

Ti cito uno stralcio: “[…] ma ecco, molto meno grossolanamente sanguinaria, arrivare, cent’anni dopo, la memoria elettronica, il libro disanimato, il messaggio uso e getta, la fine della corrispondenza, la technology che stalinifica il pensiero. Non cesserò di mettere in guardia i futuri lettori di questo opuscolino, perché, volendo conservare la propria memoria verace, imparino a preservarla dall’E-Memoria che va surrogando la stessa realtà, abbruttendo la gioventù e l’infanzia e finché non avrà distrutta e resa schiava con tutti i suoi prodotti la mente umana, non sarà sazia di divorare.

(Guido Ceronetti, Per non dimenticare la memoria, Adelphi2017)

Cosa ne pensi?

La memoria è sempre un tema affascinante. La storia dell’umanità si basa sulla memoria, agli inizi tramandata oralmente, poi in forma scritta e, oggi, digitale. Con una grande differenza, la memoria dei manoscritti era prodotta da pochi eletti e fruita da altrettanto pochi fortunati, la stampa a caratteri mobili ampliò a dismisura la possibilità di fruizione dei testi ma la pubblicazione rimaneva a una piccola elite di persone; oggi, tutti noi contribuiamo alla creazione di una “memoria collettiva” con un’infinità di contenuti che vanno ben oltre le pagine dei social media. Con l’Internet Of Things ogni nostra azione lascerà memorie sparse su un’infinità di server. Gli storici del futuro non dovranno basarsi su “interpretazioni” del passato, avranno a disposizione un gigantesco “puzzle digitale” che potrà raccontare istante per istante cosa accadde in un certo luogo, a una certa ora e a una specifica persona. Questo comporta un cambio di paradigma, nuovi strumenti culturali per gestirlo, una capacità diversa di gestire le informazioni. È una delle grandi sfide che ci aspettano.

per approfondimenti sul mondo social si legga il Report 2018 di We are social


Massimo Giordani, è digital strategist al servizio delle aziende attente all’innovazione, vice presidente dell’Associazione Italiana Sviluppo Marketing e docente a contratto presso l’Università di Torino.Fonda nel 1997 Time & Mind, una delle prime digital agency italiane.

Fra le pubblicazioni, si citano:

– Cristiana Clementi, Massimo Giordani, Paolo Poponessi, L’Italia dei borghi, strategie di promozione e comunicazione, Historica, Roma, 2017.
– Fabrizio Bellavista, Massimo Giordani (a cura di), #2015!
– Una nuova visione territoriale ed Expo 2015: connettere persone, luoghi, oggetti, idee ed emozioni, ShowByte Editore, Torino, 2015
– AA.VV., Le nuove frontiere del marketing, IPSOA, Milano, 2013
– Massimo Giordani (a cura di), Marketing e valorizzazione territoriale: scenari e opportunità, Time & Mind Edizioni, Torino, 2011
– Giuseppe Iacobelli (a cura di), AA. VV., Fashion Branding 3.0, Franco Angeli, Milano, 2010
– Vito di Bari (a cura di), Web 2.0, Il Sole 24 Ore Edizioni, Milano, 2007
– Luigi Bistagnino, Massimo Giordani (a cura di), Percorsi tra reale e virtuale, Celid, Torino, 1995. 

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