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Lo scrittore e saggista israeliano Amos Oz (Gerusalemme, 1939) ha realizzato un romanzo semplice e ricchissimo.  Ci narra il racconto di un tratto di vita dello studente Shemuel Asch, ma dentro e intorno alla piccola storia privata ci sono i profumi, i sobbalzi e i destini di un’ esistenza lievemente e provvisoriamente sbandata.

Shemuel (asmatico, impulsivo, teneramente facile alle lacrime…) in dirittura d’arrivo abbandona gli studi universitari, decisione inaspettata a cui concorrono una delusione d’amore e l’improvviso dissesto economico della famiglia. Con poche prospettive e molte incertezze progetta di lasciare Gerusalemme, ma casualmente, poco prima di defilarsi, legge su una bacheca dell’ università un annuncio di lavoro. Qualcuno è alla ricerca di uno studente di scienze umanistiche che tenga compagnia ad un anziano invalido di grande cultura, un impegno di poche ore al giorno in cambio di alloggio e di un modesto stipendio.  Shemuel risponde all’ offerta, ottiene il posto e si reca nella casa dei suoi nuovi datori di lavoro. Fa così la conoscenza con il settantenne Gershom Wald, pirotecnico e malinconico, “brutto, lungo e largo e storto, gibbuto, il naso affilato come il becco di un uccello assetato” e con l’ attraente e indecifrabile Atalia, per la quale il giovane studente prova un’ immediata attrazione.

Semi recluso nella sua mansarda, fra ricordi amari, bramosie inappagate e il progetto mai abbandonato di una ricerca su Gesù visto da una prospettiva ebraica, Shemuel inizia un viaggio emotivo nei segreti e nei fruscii della grande casa e chi la abita. Le giornate sono scandite da consuetudini e riti rassicuranti: i notiziari alla radio, le medicine e la “pappa” di Gershom, i pranzi solitari in una taverna di cucina ungherese; uniche concessioni all’ “abituale” le uscite serali e notturne in compagnia di Atalia, episodi ammantati dal magnetismo e dalla consapevole alterezza della donna.

Abilmente Amos Oz lascia permeabili e ben esposti l’anima di Shemuel, le sue timidezze verso l’ affascinante inquilina, il rapporto sincero e formativo costruito via via con il vecchio intellettuale, e da grande narratore tesse i fili delle parole non dette, del passato tragico che lega indissolubilmente Atalia e Gershom.

Il romanzo (ambientato tra la fine del 1959 e l’ inizio del 1960) espande i sentimenti personali (il percorso tormentato ma allo stesso tempo dolce del protagonista) facendoli affluire nel grande mare delle dispute religiose, della storia di Israele, e con grande leggerezza ripercorre le cronache politiche e umane, le questioni irrisolte di una terra destinata a rimanere, fino ai giorni nostri, teatro di guerra.

Paolo Risi

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Giuda – Amos Oz – Feltrinelli