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Athos Zontini è nato a Napoli nel 1972. Per diversi anni si è occupato di musica come autore radiofonico. Ha scritto reportage narrativi per la Fondazione premio Napoli e ha tradotto con Francesco Forni il volume Jimi Hendrix, the Lyrics (Arcana editore). Attualmente lavora come sceneggiatore televisivo e collabora con la rivista letteraria Achab. Alcuni suoi racconti sono usciti in antologie e su riviste. Su Watt 0 è uscito Per quanto meschini ho i miei interessi. Opere – Orfanzia, Bompiani, settembre 2016. Orfancia è in uscita in tutto il mercato spagnolo per il marchio Destino


 Per scrivere un buon romanzo quali sono i segreti fondamentali della scrittura?

Come segreto non è granché, ma mi viene in mente un amico, bravissimo musicista. Tempo fa mi diceva che lui, prima di suonare in quel modo, di elaborare un suo stile, aveva imitato tutti i chitarristi che gli piacevano. Per un anno aveva suonato esattamente alla maniera di Clapton, un altro alla maniera di Page, poi come Knopfler, e così via. Aveva prima assimilato i loro stili per poi tirarne fuori uno suo. Questa cosa, vista più da vicino, significa passare ore ad ascoltare e riascoltare un assolo per capire le note esatte, l’intenzione con cui vengono suonate. Credo valga lo stesso per la scrittura: investire su un tempo dove la creatività è messa un po’ da parte a favore dell’esercizio e dell’apprendimento.

 Scrivere aiutandosi con uno schema o in modo libero?

Senza un po’ di struttura, anche esile, faccio fatica a scrivere. Devo dare un’occhiata dall’alto prima di entrare nella pagina. Ma c’è chi va avanti in modo libero, senza schemi, e quel modo di gestire il lavoro oltre a farlo sentire più a suo agio tira fuori il meglio di sé. Dipende da come sei fatto e da cosa stai scrivendo.

 Quante ore al giorno è bene scrivere?

Io cerco di scrivere ogni giorno, anche poco, ma in modo costante. Più che il numero di ore giornaliere per me funziona lavorare sulla lunga durata. Poi ci possono essere giorni in cui sei molto produttivo, altri in cui lo sei meno o per niente. Ne farei più che altro una questione di allenamento e dipendenza. Soprattutto quest’ultima, quando si innesca, è un’ottima alleata per scrivere.

Si corregge durante o solo alla fine?

Anche qui ha molto a che fare con il modo in cui sei fatto e con cosa stai scrivendo. Quello che va bene per te può essere una gabbia disastrosa per altri e viceversa. Insisto sul minimizzare le regole perché a furia di scrivere si autoimpongono.

Volendo definire un metodo efficace quale ti sentiresti di proporre? 

Che io abbia un metodo efficace è tutto da vedere. In ogni caso, quello che più mi è servito negli anni è stato il confronto con altra gente che scriveva o lavorava con la scrittura. Quando scriviamo sappiamo cosa vogliamo dire ma non è detto che lo diciamo in modo che possa arrivare davvero agli altri. Pensare di essere incompresi è un atto di presunzione, non porta a nulla. Se una cosa non viene raccolta, non come la intendi tu, significa che devi dirla in modo diverso.

Come si interagisce e quando con un editor?

Parto dal quando: tranne casi particolari, in genere si ha a che fare con l’editor quando il libro è stato già scelto dall’editore. Quindi c’è già stato un incontro sul testo. Si tratta di pulirlo, renderlo migliore sotto aspetti che possono essere i più vari: lingua, ritmo, coerenza narrativa, relazioni tra personaggi, approfondimento, etc.. Sul come invece: il grande rischio degli editing è la normalizzazione del testo. Ci vuole molta attenzione a preservare la voce dello scrittore. Detto questo, l’editor è anche il primo lettore del testo, quindi è bene prestare attenzione a quello che dice e fidarsi – se c’è stima e sintonia – senza paura di tagliare o modificare. Innamorarsi del proprio testo non porta mai a qualcosa di buono. È una questione di competenze e prospettive, punti d’osservazione diversi. Un po’ come se l’autore di una canzone pretendesse anche di essere il miglior arrangiatore di quel pezzo. Molto spesso non è così.

Quali consigli daresti a chi desidera esordire?

Tra gli scrittori ci sono quelli che scrivono per vivere e quelli che vivono per scrivere. A un esordiente consiglierei intanto di chiedersi a quale delle due categorie appartiene per misurare la sua urgenza di scrivere e poi di concentrarsi sull’aspetto artigianale della scrittura: stare su ogni pagina, ogni parola senza risparmiarsi, finché non viene fuori la propria voce. La grande arte, diceva Fossati in una canzone, è un mestiere piccolo.

 

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I consigli di scrittura degli scrittori: Athos Zontini

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