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TIPS DI SCRITTURA – RUBRICA dedicata ai consigli e riflessioni degli scrittori a proposito di scrittura, romanzo, esordire

 

 

Luigi Romolo Carrino nasce a Napoli nel ’68. È laureato in Informatica. Ha esordito in narrativa con due racconti in Men on Men 5 (Mondadori, 2006). Ha pubblicato tre libri di poesia, la raccolta di racconti Istruzioni per un addio (Azimut, 2010), il reportage A Neopoli nisciuno è neo (Laterza, 2012) e ha scritto per il teatro. Ha pubblicato i romanzi Acqua Storta (Meridiano Zero, 2008; anche in edizione speciale con allegato CD del recital), Pozzoromolo (Meridiano Zero, 2009; selezione Premio Strega), Esercizi sulla madre (Perdisa Pop, 2012; selezione Premio Strega), Il Pallonaro (goWare, 2013), La buona legge di Mariasole (Edizioni E/O, 2015), Alcuni avranno il mio perdono (Edizioni E/O, 2017)

 


Per scrivere un buon romanzo quali sono i segreti fondamentali della scrittura?

Eh, se lo sapessi… Non li chiamerei segreti: piuttosto, delle best practice. Di certo aiuta leggere, leggere molto, moltissimo. Possibilmente, generi diversi e autori di diverse nazionalità. È la lettura che aiuta a comprendere un paio di cose fondamentali: la differenza tra la parola scritta e la parola orale, e la tenuta del registro del personaggio che si sta inventando. Uno stile va bene per una storia e non per un’altra; la prima persona va bene per certe trame, ma non va bene per ogni storia che si intenda raccontare.

 Scrivere aiutandosi con uno schema o in modo libero?

Dipende dall’autore. Io parto, solitamente, da un paio di idee e comincio a scrivere. Quando arrivo a un certo punto di consistenza, diciamo un quarto del lavoro totale, mi aiuto con schemi, schede del personaggio, scalettoni delle scene madri. Se applicassi dall’inizio una metodologia rigida al mio processo creativo, be’, scriverei pagine asettiche, prive di creatività. Questa è uno delle tragedie imputabili alle scuole di scrittura creativa (almeno, alcune): la proliferazione di mestieranti senz’anima.

Quante ore al giorno è bene scrivere?

Non c’è una regola. Quando si ha tempo, quando si ha voglia. Non credo alla quantità, a chi sostiene che scrivere tanto migliori la propria scrittura. Scrivere e poi leggere, leggere e poi scrivere: questo sì, alla lunga, dà i suoi frutti.

 Si corregge durante o solo alla fine?

Si corregge durante e alla fine. Io applico un modello prototipale. Nel senso che sulla prima stesura di una parte del testo ci ritorno varie volte, a seconda dei pezzi che aggiungo o tolgo, della continuazione che opero. Poi, alla fine, c’è una revisione totole. Solo quando raggiungo un punto di consistenza tra lo stile, la trama, il bilanciamento dei personaggi sulla pagina, solo allora mi dedico alla correzione morfosintattica (gli svarioni grammaticali, refusi, frasi arzigogolate, consecutio…).

Volendo definire un metodo efficace quale ti sentiresti di proporre?

Sono convinto che non va imbrigliata la creatività. Perciò, io suggerirei di buttare giù immediatamente quello che si ha in testa (l’idea principale, il nucleo), anche se non c’è ancora un’organizzazione del lavoro, anche se non si ha idea dell’economia del testo che si va scrivendo: il nucleo è una sorta di ‘sole’. Poi, con un meccanismo a spirale, girare intorno a questo nucleo e cominciare a costruirci la trama, a creare i pianeti (episodi chiave) che devono ruotarci intorno.
Questo è come lavoro io. Ma quello che va bene per me, potrebbe non essere adatto a un altro scrittore. Ho un amico che prima di mettersi a scrivere completa tutta la scaletta, con tutte le scene: per me, è alluncinante. I suoi risultati, tuttavia, sono – a mio parere – eccellenti.

Come si interagisce e quando con un editor?

Dipende dal tipo di scrittore che si è. Io ho una persona di fiducia. Dopo aver scritto, di solito un quarto del romanzo, dopo aver applicato le mie revisioni, leggo ad alta voce con questa persona ciò che ho prodotto fino a quel momento. Dalla discussione nascono domande, osservazioni… Il confronto varia la trama, le caratteristiche di un personaggio, le evoluzioni di un episodio. Questa persona si può definire tranquillamente un editor. È bene in fase di stesura avere questo tipo di confronti.

Diverso è il caso degli editor che lavorano in casa editrice. Una volta consegnato il testo, e acquisito dalla casa editrice, il lavoro che viene svolto risente anche delle linee editoriali. Spesso capita che un ‘pezzo’ viene eliminato perché magari, che so, troppo ‘spinto’ rispetto a quello che di solito pubblica quell’editore. In questi casi, se si è convinti, insistere affinché l’editor non elimini quello che avete scritto. Uno dei mali dell’autoralità è anche la presenza di editor frustrati – volevano essere scrittori, ma non ci sono riusciti o non ci riescono anche se pubblicano – che tendono ad omologare la voce di tutti i testi che curano (uccideteli!).

Quali consigli daresti a un esordiente?

Di smetterla di piangersi addosso. Se un romanzo non trova riscontri negli editori che ne scriva un altro. E poi un altro ancora, se serve. Di far leggere il testo ad autori noti, affermati, bravi, che stimano: c’è un sacco di gente disponibile, e i social aiutano il contatto veloce. Questo vale per gli ‘scrittori’. Per quelli che invece intendano diventare ‘famosi’ con la scrittura, consiglio di leggersi i best seller e poi cercare di imitarli.

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I consigli di scrittura degli scrittori: Luigi Romolo Carrino

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