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il mondo dopo Parigi

IL MONDO DOPO PARIGI
“L’Accordo sul clima visto dall’Italia: prospettive, criticità e opportunità”

A cura di Emanuele Bompan e Sergio Ferraris
Ed. Ambiente, uscita: maggio 2016

Presentazione del Libro al Salone del Libro
14 Maggio 2016 ore 17.30 presso Book to the future

Intervengono

  • Emanuele Bompan
  • Marco Fratoddi (segretario generale FIMA – Federazione italiana media ambientali e direttore responsabile di “Nuova Ecologia”)

La sfida al cambiamento climatico definisce la nostra epoca e sancisce la fine dell’economia fossile, attraverso le grandi catastrofi e l’accelerazione della storia naturale.

In questo contesto storico si inserisce il dibattuto Accordo di Parigi, cui l’opinione pubblica non ha ancora assegnato un ruolo preciso: un fallimento che firma la condanna del pianeta che conosciamo, trend culturale che testimonia un’evoluzione negli stili di vita e di consumo, o la scelta cruciale che salva le generazioni future limitando i danni di un cambiamento climatico originato dall’uomo?

La pubblicazione “Il mondo dopo Parigi” raccoglie commenti e opinioni su questo controverso accordo, approvato nel dicembre 2015 a Parigi.

Idee, riflessioni, critiche dalla società civile, dalla politica e dal mondo delle imprese italiane.Un’antologia che inquadra lo stato della riflessione nel nostro paese. Ma questo ebook accoglie anche una serie di saggi tecnici, redatti da docenti, giornalisti ed esperti che si focalizzano su alcuni elementi salienti dell’accordo.

Un importante strumento di utilità per il ricercatore, lo studente, il cittadino interessato, il politico che voglia approfondire l’argomento e capire se e come l’Accordo di Parigi cambierà le nostre vite.

“Abbiamo voluto fare un testo che fosse un compendio utile e allo stesso tempo fornisse opinioni e commenti sui tanti elementi contenuti nel testo” (E.Bompan)

“Non si parla abbastanza di questo accordo che di fatto stravolge il modello di sviluppo economico mondiale, ma allo stesso tempo è insufficiente per risolvere un volta per tutte la sfida del clima. I singoli obbiettivi nazionali non sono sufficienti a contenere l’aumento della temperatura entro i 2°C, ma l’Accordo ha tutti i meccanismi per essere implementato con maggiore ambizione, basta che la politica lo voglia” (S. Ferraris).

Il testo del trattato internazionale denominato “Accordo di Parigi” è stato approvato all’unanimità dai paesi firmatari della United Nations Framework Convention on Climate Change il 12 dicembre 2015.

Entrerà in vigore trenta giorni dal momento in cui vengano depositati presso le Nazioni unite i documenti attestanti la sua ratifica da parte di minimo 55 paesi che rappresentino almeno 55% delle emissioni globali di CO2 (le medesime soglie del Protocollo di Kyoto). Ha durata illimitata.

A mantenere vigile l’Accordo sono la trasparenza delle azioni al momento dell’annuncio e durante la loro esecuzione e l’accountability, che si può tradurre nell’obbligo di rispondere a qualcuno, di qualcosa. Entrambi strumenti imprescindibili per costruire fiducia nell’azione e valutare le modalità di miglioramento e armonizzazione della stessa a livello internazionale.

Lo sforzo procedurale e tecnico dell’Accordo di Parigi è quindi notevole: regole comuni, obbligatorie, valide per tutti (con le dovute eccezioni), con tempi rapidi di definizione e implementazione.

In questo modo l’Accordo entra a pieno titolo nell’economia mondiale, inaugurandone un nuovo ciclo.

I cambiamenti climatici sono coinvolti in tutta la catena produttiva e ogni fase opera scelte di gestione dell’impatto ambientale incidendo sulla qualità del prodotto finale, sulla quantità, sulla redditività, sui dipendenti, sulla longevità dell’azienda, e, non da ultimo, sulla reputazione delle singole imprese.

Quasi 200 Paesi hanno siglato un documento che sancisce il declino del petro- capitalismo (carbone incluso, il gas invece si salverà) e l’inizio (molto lento) di un’economia globale basata su principi di capitalismo naturale, economia circolare e sviluppo energetico fondato non più fondato sui combustibili fossili.

Nessuno si aspetta una rivoluzione, ma la trasformazione sta iniziando.

Con i contributi di:
Valentino Piana, economista e consulente internazionale. Autore della prima traduzione in italiano dell’Accordo di Parigi e della pagina www.accordodiparigi.it. Direttore dell’Economics Web Institute.

Federico Antognazza, Vicepresidente dell’Italian Climate NetworkPaola Bolaffio, direttore responsabile Giornalisti Nell’Erba

Emanuele Bompan, giornalista e geografo

Stefano Caserini, docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano

Leonardo Massai e Sara Venturini, fondatori di Climalia

Piero Pelizzaro, Climalia Srl / Member of the Mayors Adapt Practionners Working Group

Daniele Pernigotti, giornalista e consulente

Gianni Silvestrini, direttore scientifico Kyoto Club, presidente di Green Building Council Italia

Chiara Braga, parlamentare, Responsabile Ambiente per il Partito DemocraticoMarica Di Pierri, portavoce Associazione A Sud – Presidente Cdca, Centro documentazione conflitti ambientali

Averaldo Farri, Direttore Global Sales di Power One – Gruppo ABB
Sergio Ferraris, giornalista scientifico, direttore della rivista QualEnergia Agime Gerbeti, Regulatory Affairs Unity, Gestore Servizi Energetici
Roberto Giovannini, giornalista e responsabile La Stampa TuttoGreen
Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia WWF Italia
Simone Mori, responsabile affari regolamentari e Corporate Strategy Enel
Rossella Muroni, presidente nazionale Legambiente
Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace
Dario Tamburrano, commissione ITRE e STOA Panel al parlamento europeo
Giovanni Battista Zorzoli, presidente della sezione italiana dell’International Solar Energy Society.


I curatori

Emanuele Bompan è giornalista e geografo. Si occupa di cambiamenti climatici, energia, green economy, politica internazionale e politica americana. Collabora con testate come La Stampa, BioEco-Geo, Materia Rinnovabile, Equilibri, La Nuova Ecologia.

Ha un dottorato in geografia all’Università di Bologna e collabora con ministeri, fondazioni ethink-tank. Ha vinto per tre volte l’Innovation in Development Reporting, una volta la McKibben’s Middlebury Fellowship in Environmental Journalism ed è stato nominato Giornalista per la Terra 2015. Ha svolto reportage in settanta paesi, sia come giornalista sia come analista.

Sergio Ferraris è giornalista scientifico, direttore della rivista QualEnergia, e si occupa di questioni ambientali, energetiche e sociali dal 1979. Ha svolto prima l’attività come fotogiornalista coprendo per riviste quali l’Espresso, Famiglia Cristiana, Epoca, e Panoramavari focolai di tensione quali la Palestina, l’Irlanda del Nord, la Somalia e tutto il processo di dissoluzione del blocco comunista a partire dal crollo del Muro di Berlino. Oggi, come giornalista multimediale, collabora anche con Materia Rinnovabile, La Nuova Ecologia,Tekneco. È stato nominato Giornalista per la Terra 2015, è presidente del Comitato scientifico Giornalisti Nell’Erba e membro dell’ufficio di presidenza della Fima, Federazione italiana media ambientali, con delega all’innovazione editoriale e al giornalismo scientifico.

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Il mondo dopo Parigi | Presentazione il 14 Maggio al Salone del Libro