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Il Teeteto – dialoghi poetici vuole essere una piccola rubrica di poesia non dal punto di vista della critica ma dal fronte vivo della poesia stessa. Dove riflettere e dialogare sui motivi della poesia, sulle origini e le evoluzioni che inevitabilmente attingono alla vita vissuta. Piccole opinioni, minimi dialoghi, riflessioni sul verso per dialogare e farsi dialogare dall’ipotetico lettore.
immagine presa dal web

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Quand’ero all’Università ricordo che mi ero innamorato del dialogo platonico Teeteto. Un’opera definita aporetica, senza soluzione o perlomeno senza un’apparente soluzione. Un dialogo sulla conoscenza che in qualche modo viene presentata come imprendibile, inafferrabile. Ho voluto intitolare questa piccola rubrica di poesia ilTeeteto proprio per porre subito in chiaro che qui verranno espresse solo opinioni, mi auguro anche diverse. E per sottolineare qual è il significato che personalmente attribuisco alla poesia: un atto di conoscenza.

Devo però ricordare che alla lettura del Teeteto la mancanza di soluzione non mi convinceva affatto. E, togliendo il tempo a tutto il resto, ho cominciato a creare un grafico delle varie domande e risposte presenti nel dialogo. Alla fine del lavoro ciò che è emerso non era più un dialogo aporetico, ma un dialogo mancante della soluzione. Perchè ad ogni domanda corrispondevano tre risposte. Nel grafico la ramificazione delle domande e risposte veniva sempre e puntualmente rispettata su una base di tre per volta. A parte l’ultima in cui veniva riproposta ancora la domanda cos’è la conoscenza. In quest’ultima e unica occasione le risposte non erano più tre, ma due. Come se l’ultima mancasse.

Ecco possiamo immaginare che quell’unica risposta mancante sia la poesia. Perchè la poesia è sempre una risposta che manca. Ma che esiste. Il poeta non si accontenta di un mondo aporetico, di una vita imprendibile, inafferrabile. Il poeta attraverso l’architettura delle parole cerca quella specifica risposta mancante.

Alcuni giorni fa ero a Trieste e presentavo Gian Mario Villalta, poeta, narratore, direttore artistico di Pordenonelegge, e tra le varie cose emerse mi preme sottolinearne una detta da Gian Mario (cerco di riassumere a memoria): la poesia è, attraverso l’accostamento di parole che in qualche modo stanno bene insieme, la creazione di un qualcosa che poi nemmeno tu aspettavi. La poesia, quando è finita, dice qualcosa che tu non sapevi. È questo in fondo il significato della definizione poc’anzi presentata: la poesia come atto di conoscenza. Perchè attraverso la poesia e specificatamente attraverso la sua forma (che in qualche modo va a tangere la nostra parte più inconscia, più istintiva) il poeta scopre di portare sulla pagina un significato di cui nemmeno lui era consapevole.

Ed è quella la risposta a cui il poeta tende. La risposta mancante. La risposta che anche il lettore in realtà cerca pur non sapendolo. Perchè la poesia è sempre composta da un autore e da un lettore. La risposta che è il bene e il male del poeta stesso.

Alessandro Canzian

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Il Teeteto: dialoghi poetici