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Ilva Football Club | F. Colucci – L. D’Alò
Kurumuny Edizioni

Ilva Football Club è un piccolo libro eppure resta grande per la delicatezza con cui racconta storie e ritrae uomini che hanno vissuto il quartiere Tamburi.
Alcuni prima e altri dopo la costruzione dell’Ilva.
Lo fa per micro scritto-grammi di appassionati di calcio. Lo fa camminando tra le pagine, alla luce fioca di lucciole, per raccontare la tragedia umana del cancro e delle vite che ha consumato.
Ci si trova in una cittadella siderurgica, opaca, sbuffante senza sosta, che tra grigiore e cemento tinge e sporca indelebilmente la vita di chi lo abita.
Confina con l’acciaio in tutti i punti cardinali dell’agglomerato industriale; l’acciaio, la metafora della tempra degli abitanti del quartiere e scaturigine del male che quelle vite ha spento.
Un costrutto urbano con il più alto potenziale di sviluppo, coinvolto in processo di conversione che testimonia la trasformazione del paesaggio agricolo. Siamo negli anni del boom, giunto a Taranto in ritardo.
Si assiste allo sradicamento di uliveti interi, come denti estratti uno ad uno, dal tessuto terrario, per lasciare spazio alla protesi posticcia della modernità industriale, in nome del lavoro e del benessere.
Diventa così, con un occhio chiuso degli abitanti, un meta quartiere, una fonte di ricchezza; il propulsore e il produttore di famiglie, di case INA abitate dal popolo operaio e di polveri talmente sottili da aver aderito alle vite di quegli inquilini e operai, così fortemente, da aver accompagnato quei respiri a spegnersi. Tra alti forni e bassa qualità della vita, matura una desertificazione umana di proporzioni immani.
Non c’è cinismo o vendetta verbale. È un racconto tenero di persone che hanno vissuto l’unica vita possibile, senza tutele e senza qualità. In un lento e progressivo indebolimento della salute che ha generato un terreno purtroppo fertile per l’attecchimento di malattie tumorali al corpo umano e urbano.
Il racconto si nutre di persone, di uomini appassionati di calcio che si fanno narrare attraverso la squadra amatoriale, nata dalla volontà di un giovane prete. Un prete che intuisce e sa riconoscere l’immenso potere di aggregazione e riscatto del calcio.
Perché quando il tessuto sociale e ambientale si trasformano seguendo un progressivo inquinamento, tutto ne risente. La devianza attecchisce.
Il calcio, allora, è la speranza. È la fascinazione. È impegno, solidarietà e amicizia.
Ilva Football Club è un album di figurine narrate di un mondo amatoriale, ingenuo, semplice.
Il ragionamento è lineare: il lavoro nobilita, permette di guadagnare e sposarsi, di fare figli. Di fare una famiglia. Di rateizzare il mutuo,senza soccorso, in piccole comode rate ad un tasso pari alla vita persa di ogni abitante; ingoiata dal male che la mastica lenta e non la sa digerire, da quanto resta indigesta.
Eppure Ilva Football Club non genera rabbia, semmai compassione. Resta una carezza e una riflessione sulla capacità umana di sapere trasformare un progetto ambizioso in un disastro di proporzioni sproporzionate.
Un calcio di rigore sbagliato. Un gol a porta vuota mancato.

Recensione per ZEST di Emanuela Chiriaco
Emanuela Chiriacò vive tra Lecce, la lettura e la scrittura. Laureata in Lingue e Letterature Straniere (Inglese e Francese), cura la comunicazione social e alcune presentazioni per la libreria Icaro Bookstore di Lecce. Collabora con Ius Law Web Radio (www.webradioiuslaw.it) per il programma #svegliatiavvocatura che va in onda ogni domenica mattina alle 7.45 (#svegliatiavvocatura è uno spazio dedicato a musica e letteratura) in cui legge prosa poetica di cui è autrice e brani selezionati da romanzi.
Autori preferiti: Balzac, Zola, Amado, Marquez, Chavarria, Emecheta, Kureishi, Bennett, Dickens, Morante, Buck.

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