la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

minervini alessandraIntervista ad Alessandea Minervini, autrice di Overlove (Casa Editrice LiberAria) è stata realizzata per Zest Letteratura Sostenibile da Emanuela Chiriacò ed è andata in onda su IusLaw Web Radio.

Partirei, facendo una premessa, il tuo lavoro nel mondo dell’editoria è consolidato. Prima di pubblicare Overlove, Alessandra Minervini era ed è una editor. La mia prima domanda è: chi è un/una editor?
L’editor è quella persona che vede il libro dell’altro meglio di chi lo scrive. Riesce ad intercettare sia le potenzialità del testo, di un testo grezzo, che un autore non riesce a guardare, che un editore non riesce a intravedere, e le potenzia. E’ una sorta di guru, di guida spirituale però anche un po’ materiale e materialista perché lavora affinché il libro venga fuori come un buon prodotto. E questo lavoro, che a me piace molto, è la cassa di risonanza dell’altro mio mestiere: quello di scrivere. Non riuscirei ad essere soltanto una delle due. Questa mia natura duale credo che rimarrà per sempre; perché riuscire ad attraversare lo sguardo degli altri scrittori, mi permette di specificare meglio il mio quando scrivo, quindi è molto utile per chi scrive.

Di cosa si è nutrita la nascita di Overlove?
La nascita del mio romanzo è dovuta in parte alla mia esperienza come editor, come scout letterario perché lavoro tanto facendo scouting editoriale e quindi cerco di nutrire me stessa attraverso le storie degli altri. Dico sempre, infatti, che aiuto gli altri a scrivere le loro storie ma anche gli altri in realtà , nel frattempo, aiutano me a scrivere la mia. Quindi il romanzo si è nutrito delle esperienze avute in questi anni e delle letture legate alla voce femminile che spazia da Goliarda Sapienza, Dana Spiotta a Clarice Lispector. Tantissime voci femminili si sono addensate dentro me fino a far emergere la mia. Mentre la mia formazione da lettrice è una formazione molto maschile, da ragazza ero, sono una grande estimatrice di Roth, David Foster Wallace, Pasolini, autori con una visione precisa della vita e del mondo. Nella seconda parte della mia vita da lettrice mi sono nutrita di donne.

Puoi spiegare la scelta del titolo?
Il titolo in realtà è un secondo titolo. Il primo doveva essere la mancanza o mancanza senza articolo perché è il sentimento che si produce continuamente nel romanzo. Sentimento che non significa soltanto amore ma desiderio di amore perché di questo sostanzialmente parla il romanzo. La storia di chi desidera amare ma non ci riesce perché magari è troppo o perché magari è troppo poco. La mancanza di qualcosa che sentiamo appartenerci. Poi in realtà la mancanza è stato il tema narrativo che mi ha ispirato, che mi ha fatto scrivere, e il titolo è cambiato in corso d’opera per mia scelta. L’ho presentato all’editore e agli agenti con il nuovo titolo Overlove. Overlove è la canzone che il protagonista maschile scrive per la protagonista femminile, per Anna. È il motivo principale di tutto il romanzo: amare troppo che può essere una forma autolesionista, che non porta in realtà amore. Il titolo della canzone porterà lo sconvolgimento emotivo e strutturale dei due protagonisti.

Siamo di fronte a coppie formate da soggetti incapaci di trovare unna misura in amore. In fondo è la cosa più difficile e che di rado succede. Anna e Carmine sono il signor e la signora Overlove per eccellenza. Hanno due esseri in carne ed ossa di riferimento? O sono il risultato di un patchwork di più persone, due Frankenstein in provetta ed itinere che hai costruito ad hoc?
Non hanno un corrispettivo nella realtà, se non nella realtà letteraria perché nascono dalla mia grande passione per Goliarda Sapienza per quanto riguarda Carmine, l’uomo, il protagonista maschile dell’Arte della Gioia che è il mio romanzo di riferimento, quello che mi scorre nelle vene ed è un omaggio spudorato perché è citato anche nel libro. Mentre Anna è Anna Karenina, personaggio che può piacere o no, soprattutto un personaggio scritto da un uomo, che ha cambiato in qualche modo la visione della donna in letteratura, della donna letteraria in un romanzo. Dunque sono loro due i corrispettivi reali o meglio irreali. Per quanto riguarda la costruzione dei personaggi, nascono tutti dalla mia volontà di raccontare una visione del mondo più che una persona. Infatti, proprio questo, non hanno molte descrizioni. Perché me li sono immaginati, me li immagino ma non più di tanto. Per me, era importante che ognuno di loro portasse al lettore una visione del mondo. Quella di Carmine è in qualche modo l’impossibilità di accettare la verità. Carmine non riesce ad accettare la verità, si auto inganna e l’autoinganno è un po’ la schiavitù di questi tempi e invece Anna, al contrario di verità se ne dice troppe. Anche quello diventa un po’ un suicidio perché come diceva Emily Dickinson, in una sua poesia, la verità bisogna dirla in modo obliquo, pian piano, centellinata perché altrimenti può anche ammazzare. Sono i due estremi della mia osservazione del mondo in questo momento: eccessiva verità, eccessivo sapere, eccessiva lucidità e al contrario mancanza di senso della realtà. E il fatto che uno sia donna e l’altro uomo è casuale.

Il romanzo si apre con la cava di bauxite di Otranto. Un paesaggio struggente e alienante che ben introduce la storia. Cosa ti ha portato a questa scelta?
A livello strutturale, la cava di bauxite era presente soltanto in una scena sul finale, rimasta nel romanzo. Quando ho deciso di farlo leggere a qualcuno, amici esperti, sentivo che mancava qualcosa. Sentivo che non si entrava. Un problema di accessibilità per me stessa, figuriamoci per uno che non conosce Anna e Carmine! Quindi mi mancava un dettaglio, in qualche modo. Quel dettaglio poi è diventato l’intro sulla cava di bauxite che ha agevolato, secondo me, l’ingresso del lettore seminando la storia ma seminando anche il senso di alienazione che effettivamente c’è nel romanzo. La cava in Overlove è un deserto rosso, bellissima, stupenda, autentica, la ricerca dell’autenticità che è un altro tema del romanzo, però in qualche modo impraticabile perché non è vivibile, non è umana.

Anna e i genitori? I genitori tra di loro? Verrebbe quasi da dire loro, potessero ascoltarci, di andare a guardare cosa hanno combinato con il loro egoismo che li scolla dalla realtà. La cava di bauxite immaginaria che hanno regalato alla figli come paesaggio interiore.
È esattamente così, non ci avevo mai pensato così lucidamente. Però l’unica eredità che la protagonista femminile, Anna, riceve dalla famiglia, dalle sue origini, è appunto quella del paesaggio, la terra. Non la terra di Rossella O’Hara, cioè senza un valore, soltanto bellezza del proprio luogo. È un momento questo in cui credo che antropologicamente parlando ci sia grande pressione sociale sui giovani, sugli esseri umani dai 35 anni in giù e sicuramente abbiamo delle colpe. Credo che questa grandissima pressione sociale abbia disgregato le generazioni, incollandole una dentro l’altra. Non producendo poi evoluzione. Sì, è vero alla protagonista non lasciano niente. È abbastanza evidente, abbastanza voluta.

La lingua di Overlove. Nella mia recensione per Zest l’ho definita appulo-marziano. Un lingua nuova mai sentita prima per parlare di Puglia e pugliesi eppure comprensibile nel suo deflagrare ed emergere dalle pagine.
Io ti sono intanto molto grata per la definizione di appulo-marziano perché la riporto sempre nei miei incontri dal vivo con i lettori, perché è veramente questo. Io non sarei stata in grado di dirlo. È una lingua fatta di silenzio innanzitutto. Ci sono più tagli che parole ed è una lingua anche dell’attesa, se si può dire, perché io aspetto le parole e infatti ci metto un sacco a scrivere. Non scrivo continuamente, pensando a quanto è bella una frase ma sono le parole che ad un certo punto arrivano a me e le riporto prima su un foglio e poi nella storia al computer. Quindi è una lingua dell’attesa, è una lingua in qualche modo lenta e in questo ha a che fare con la Puglia. Perché per me la Puglia è ancora una regione che sa preservare e conservare la sua lentezza come saggezza. Lenti per essere saggi. Ed è quello che amo molto di questo territorio perché riscontro parecchia saggezza intorno a me. È una lingua che da sola non saprei definire in realtà perché parla la lingua della mia visione del mondo, della regione, dell’amore, della mancanza di amore. Quando ci sono molti silenzi, questo sì. Molti non detti che però sono detti diversamente. Forse è questo riuscire a dire la verità mentendo quando si scrive.

Le prossime presentazioni per chi volesse e potesse ascoltarti?
Con la casa editrice LiberAria abbiamo strutturato un OverTour che ha fatto già una decina di date. Continueranno in inverno in Puglia e poi ci sposteremo al Nord. Per tutti gli aggiornamenti del caso potete visitare il mio sito www.alessandraminervini.info dove c’è una pagina dedicata al romanzo con le prime, le rassegne stampa e l’overtour e sapere dove incontrarci.

Share

Intervista a Alessandra Minervini

Discussion

Leave A Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *