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alessandro-turati-Alessandro Turati, classe ’81, per Neo Edizioni nel 2012 ha pubblicato il romanzo Le 13 cose e ultima proposta Briciole dai piccioni, sempre per i tipi di Neo. e recensito da ZEST qui.

Cos’è per te la scrittura?
Ora come ora, cioè intendo ora che sto rispondendo alla domanda, non mezz’ora fa, per esempio, ma nemmeno un quarto d’ora fa, per dire, penso che la realtà sia una malattia e la scrittura una profilassi. D’accordo, non è un vaccino, ma va bene anche così. Cosa voglio dire… beh, credo si capisca.

Da dove è scaturita la linea compositiva di Briciole dai piccioni? Tutto è partito dal personaggio principale, Alessio Valentino, che risulta molto ben caratterizzato, o dagli ambienti, dal territorio, dalla tua vita, o da cos’altro?
Nel mese di febbraio 2012 è uscito il mio primo libro Le 13 cose. Da marzo 2012 ho ripreso a scrivere storie nuove e ho smesso a dicembre 2015. Ho scritto tre romanzi molto brutti e altre mille storielle. Da gennaio 2016 a maggio 2016 ho scelto e migliorato i testi che preferivo costruendoci intorno un minimo di trama.

Il tuo libro è pieno di personaggi e situazioni che danno spessore all’intreccio, che lo rendono godibile, ma sullo sfondo incombe un’ambientazione, un territorio in cui le storie avvengono, che è protagonista esso stesso, che forse è comodo circoscrivere nel concetto di “provincia”, una provincia brumosa del nord Italia. Tu come ti trovi in provincia? Cosa dà e cosa toglie ad uno scrittore essere dentro a quei luoghi?
Cosa la provincia toglie e dà a uno scrittore non lo so. Per quanto mi riguarda, invece, non cambia molto vivere in provincia o in città: è il sistema tutto che toglie e dà (briciole). Ho vissuto tre mesi a Londra e ho studiato a Milano e sì, è più facile incontrare modelle o andare a mostre d’arte dove prima o poi saltano fuori bicchieri di vino e tramezzini, ma alla fine mi sentivo sempre il solito stronzo circondato da stronzi. Poi, a un certo punto, mi sono ritrovato a correre sulle scale mobili in metropolitana per guadagnare tempo e ho pensato: Ma dai, fai il serio.

Leggendo BRICIOLE DAI PICCIONI vengono in mente per contrasto le storie scontate, tranquillizzanti, lette o viste al cinema, alla televisione, che sembrano capaci di produrre vapori al cloroformio. Pochi portano avanti la tradizione della commedia all’italiana, intesa come attitudine (anche narrativa) al sarcasmo, allo svelamento irridente della verità. Penso al cinema di Paolo Virzì, ma anche all’amarezza, alla consapevolezza, che c’è nelle pagine del tuo romanzo…
Quando scrivo sono solo in casa con qualche birra e quasi al buio. Insomma, non penso all’effetto delle mie parole sugli altri, cerco semplicemente di scrivere al meglio ciò che penso, e quello che penso è ovviamente legato a ciò che vivo e vedo nel mio ambiente. Lo so che esiste un modo per scrivere quello che molti vogliono sentirsi dire, per esempio parlare di amorini che dopo un paio di contrasti si risolvono, ma io scrivo per dare spazio alla creatività nella mia vita, in quanto l’essere creativo dà un minimo di senso alla mia vita. Altrimenti cosa sarei? Un produttore di merci e basta, una macchina industriale che ogni tanto perde la testa per una ragazza che vuole un regalino ogni tanto, o il gelato, niente di più niente di meno.

Domanda ZEST, qual è il tuo rapporto con la responsabilità ambientale.
Faccio la raccolta differenziata e non getto cartacce dalla vettura.
Concludo ringraziandovi di cuore per l’intervista e augurandovi il meglio. Ciao!

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Intervista a Alessandro Turati

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