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Emanuela Carniti Merini

di Antonia Santopietro

ZEST ha il piacere di intervistare una donna eccezionale Emanuela Carniti, figlia della grande poetessa italiana Alda Merini.

Emanuela abita ad Omegna sul Lago d’Orta, ed è a sua volta poetessa delicata, sensibile e intensa allo stesso tempo. Lo scorso anno, sebbene abbia sempre scritto poesie, ha pubblicato la sua prima silloge Chirurgia d’affetto – Onirica edizioni.mer

Le esperienze della vita ci aiutano a determinare una nostra idea di benessere, qual è la tua?
La mia idea di benessere, anche contaminata dalle prime esperienze di vita, è quella sostanziale di sicurezza fisica e materiale.
Una casa, degli affetti, far parte di una comunità, cibo sufficiente ,
ma subito dopo viene la serenità interiore.
Una serenità che forse si può raggiungere solo attraverso la conoscenza, il perdono e l’accettazione di sé che è la parte più difficile da mantenere in modo stabile.

Un libro può essere importante nella crescita individuale e può costruire la nostra visione del mondo. Ne ricordi uno determinante per te?
I libri sono elementi determinanti nella nostra crescita e variano secondo i nostri periodi di vita.
Alcuni sono testi che ritornano più volte e la loro riscoperta cambia e ci cambia in una continua scoperta che è come un innamoramento perenne dove la rilettura apre squarci di luce sempre diversi in noi.
Per questo mi è difficile nominarne uno in particolare, anche se il SIDDHARTA di Hermann Hesse rimane e rimarrà uno dei miei capostipiti.

In che modo la letteratura e l’arte possono supportare una visione di vivere sostenibile?
L’arte nasce, per me, da un’urgenza improcrastinabile e non prevede, nell’immediato, la fruizione dell’altro.
Ma, nel dare un senso più ampio al discorso, oltre a farsi portavoce, oltre a diffondere speranza ed amore, l’arte può e deve divenire tramite tra l’uno e i tanti.
Può aprire ed elevare spiritualmente chi è nella ricerca .
In una società dove ormai l’economia ci ha derubato di creatività, comunione di intenti sociali, e ci rimanda continui impulsi all’individualità e all’evanescenza , l’arte può essere l’ancora che ci dà tregua ad un continuo essere in balia degli elementi incontrollabili di questa morte sociale.

Un commento personale: crisi dell’editoria o crisi culturale? 
Crisi culturale, credo!
In un mondo che non ha quasi più etica, morale, senso di giustizia, del bello, la cultura ne paga lo scotto.
Lo stesso chiudere i cordoni della borsa su di un aspetto della società così basilare come quello della scuola, dell’istruzione, mina alla base la creatività.
Solo la cultura, e quindi solo l’incontro con l’altro, con l’esperienza dell’altro e della sua visione del mondo ci arricchisce e ci apre alla vita .

Parlaci dei tuoi lavori in corso e come si dice: progetti per il futuro?
Al momento ho aperto mille strade e nessuna in particolare.
Sono perennemente alla ricerca di me stessa e di diventare veramente ciò che sono.
In questo caso il progredire nella vita ci pone davanti a fasi che finiscono o  che ci iniziano.
Percorsi nuovi e nuove identità a cui far spazio ci conducono inevitabilmente a porci domande ,a ripensarci in vesti diverse che non sempre siamo pronte a vestire.

Ringrazio personalmente Emanuela per queste bellissime parole e considerazioni e per essere stata con noi qui su ZEST.

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Intervista a Emanuela Carniti Merini| L’arte deve divenire tramite tra l’uno e i tanti

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