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orazio labbate

di Antonia Santopietro

Ospite di ZEST Orazio Labbate, brillante autore di Lo Scuru (Tunué 2014), recensito da ZEST qui.

Orazio Labbate è nato nel 1985. Ha vissuto sin dall’infanzia a Butera. Con il suo romanzo di esordio: “Lo Scuru” (2014), Tunué, è considerato dalla critica il creatore di un nuovo Gotico siciliano che si ispira al southern gothic americano. Il libro è ora studiato presso l’Università di Palermo e l’Università di Firenze e da poco acquisito dalla Sorbona di Parigi. E’ stato segnalato in occasione del Premio Sciascia 2016. Collabora con il magazine di musica e cultura: Il Mucchio Selvaggio. Collabora con Il Tascabile-Treccani. Suoi lavori sono apparsi sulle riviste letterarie italiane: “Nuovi Argomenti”, “Achab” , “Nazione Indiana”, “Il primo amore” e “Repubblica nomade”. Sulle riviste letterarie statunitensi: “PEN/America” e “Guernica.” Cura la rubrica “Mostri notturni” per Fuori Asse. Nell’ottobre 2016, per 24 Ore Cultura, uscirà un suo libro: Piccola enciclopedia dei mostri e delle creature fantastiche. Nel 2017, per LiberAria Editrice, è prevista l’uscita di una propria raccolta di racconti, dal titolo provvisorio: Stelle ossee. Il suo blog è Sicilia texana.

Esordisci con Lo Scuru, un romanzo intenso e con un impianto stilistico notevole, qual è la tua idea di innovazione in questo?
La mia idea di innovazione è il tentativo di suggerire una nuova lingua. In quel caso, ne Lo Scuru, un dialetto siciliano ibridato alla lingua italiana che potesse dimostrarsi “nero”, buio, come la Sicilia del Sud e il suo tempio religioso vicino alla letteratura della O’Connor.

Quali sono i tuoi riferimenti letterari attuali e quali quelli della tua formazione
Coincidono, direi. W. Faulkner, F. Kafka, G. Bufalino, C. McCarthy, E. A. Poe, S. D’Arrigo, M. Cartarescu, W. Sebald, certamente ne dimenticherò molti altri, ma vivono appieno dentro di me ed è sufficiente.

Sei un giovane autore ma molto impegnato in ambito letterario, consulente di una bella casa editrice LiberAria, definisci il panorama letterario attuale secondo la tua prospettiva.
Ringrazio LiberAria, in species l’editore Giorgia Antonelli, per questa opportunità. Reputo che ci sia ancora assai spazio per una nuova letteratura. Ci sia, insomma, nei sotterranei, nuova linfa perché nascano grandi opere. Sono molto fiducioso. Il tempo è ancora così lungo per noi esseri umani e perciò è facile si manifesti sempre la bella scrittura e il suo scrittore.

Qual è il metodo su cui basi la tua scrittura?
Scrivo la notte sui taccuini. Il contatto, mi serve il combattimento colla pagina. Spesso prediligo luoghi oscuri dove scrivere: cimitero, quando posso, oppure è luogo sicuro, e di penombra, la mia camera.
Ma leggo dal mattino fino al pomeriggio tardo. Più libri. La lettura è fondamentale. Mi serve perché la lingua migliori costantemente.

Secondo te in che misura i social aiutano le sorti di un libro e di uno scrittore?
Possono creare o veicolare l’immagine dello scrittore. Un’immagine che si completa gestendo l’attività social in maniera sapiente e ben razionata secondo la propria figura. Ché in qualche modo indossiamo una nuova veste per il mondo virtuale. E pur sempre la disveliamo.

Stai lavorando a un progetto nuovo, puoi darci un’anticipazione?
Uscirà una mia raccolta di racconti per LiberAria editore, inizi 2017, dal titolo Stelle ossee. Uno dei racconti è già stato pubblicato per la rivista on-line statunitense PEN/America; tradotta la novella da Anne Milano Appel.
Ho ultimato un romanzo inedito e ne sto scrivendo un terzo.
Posso dire che, per la mia idea di letteratura, Lo Scuru – e la mia Sicilia del Sud vicina all’America – non potevano finire…

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Intervista a Orazio Labbate

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