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gianni tettiZEST intervista Gianni Tetti autore di Grande Nudo, Neo 2016.

di Paolo Risi

Leggendo Grande nudo possono sorgere delle domande semplici ma allo stesso tempo vaghe, delle curiosità banali che forse provano a circoscrivere la grandiosità del tuo romanzo: chi è Gianni Tetti? Perché hai scritto Grande nudo?
Sono un uomo con due figli. Da quando ricordi ho sempre voluto scrivere storie. Ho iniziato presto, da bambino. Imitavo quello che leggevo, ho imitato a lungo, quasi fino ai 25 anni. Poi ho cominciato a cercare una voce mia. Pian piano è venuto fuori qualcosa. Grande nudo è il frutto di questo percorso, una tappa importante, necessaria, ineluttabile. Nasce sei anni fa, quando era appena uscito il mio primo libro (I cani là fuori) e prosegue anche durante la scrittura del mio secondo libro (Mette pioggia). È la chiusura di un triangolo tematico che ho iniziato a disegnare con i miei primi lavori. Ho scritto Grande nudo con gli stessi obiettivi che hanno guidato i miei altri libri: parlare delle contraddizioni della nostra esistenza, della violenza insita in ognuno di noi, dell’indicibile amore di cui siamo capaci, dell’assenza, del destino, rispettare profondamente il tempo di chi legge, raccontare una storia appassionante, dare sensazioni forti, lasciare qualcosa a chi legge anche dopo che ha finito.”

Nel tuo romanzo c’è la Sardegna, la voce della terra e delle tradizioni che rimangono nonostante tutto potenti, ma c’è anche una rappresentazione della realtà che aggredisce questa visione, che racconta la deriva globalizzante e senza confini delle coscienze. Forse per chi non è sardo risulta comodo pensare l’isola come un luogo incorrotto, in cui ancora persistono valori profondi e inattaccabili. Ci puoi dire qualcosa in proposito?
Non mi piacciono i cliché riguardo alla Sardegna. Li trovo segno di profonda ignoranza. Anche considerare l’isola solo come un luogo buono per vedere le maschere del carnevale, sentire leggende, mangiare maialetto e fare il bagno al mare, è un’idea distorta e incompleta, che astrae la Sardegna dalla corretta considerazione storica. Non è tutto una favola. Preferisco parlare delle criticità. Affrontare le criticità aiuta a capirci e, chissà, a migliorarci. 35 mila ettari di territorio sardo sono sotto vincolo di servitù militare. Spesso ci fanno esercitazioni militari. In occasione delle esercitazioni viene interdetto alla navigazione, alla pesca e alla sosta, uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati, cioè una superficie quasi pari all’estensione dell’intera Sardegna. Sull’Isola ci sono poligoni missilistici (Perdasdefogu), per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada), poligoni per esercitazioni aeree (Capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburanti (nel cuore di Cagliari) alimentati da una condotta che attraversa la città, oltre a numerose caserme e sedi di comandi militari (di Esercito, Aeronautica e Marina). Si tratta di strutture e infrastrutture al servizio delle forze armate italiane o della Nato. I pesanti esperimenti militari lasciano segni profondi sulla terra e restano nell’aria, la inquinano. Vivere nei pressi di certe servitù militari può voler dire ammalarsi di tumore, avere figli malformati, non poter coltivare né allevare nulla. Grande nudo parla anche di questo.
Inoltre ci sono poli industriali che hanno distrutto per sempre i terreni circostanti, reso irrespirabile l’aria e impraticabili alcune porzioni di mare. Il tutto con un vantaggio in termini lavorativi che ormai è svanito quasi del tutto, lasciando il campo a una schiera di cassintegrati, disoccupati, disperati, senza mestiere, e a figli senza prospettive, costretti a vivere a stretto contatto con centrali che inquinano e hanno deturpato indelebilmente il paesaggio. E in Grande nudo non dimentico questo dramma.

Detto questo, la Sardegna resiste, continua a essere un luogo da sogno, continua a essere l’unico posto al mondo in cui sto davvero bene e la location di qualsiasi mia storia, anche se dovessi scrivere un western o una storia di fantascienza. È il luogo in cui si ambientano tutte le mie storie perché è il posto che conosco meglio, non solo geograficamente ma anche a livello di sensazioni, ricordi, segreti, facce. Se voglio essere onesto come scrittore, devo parlare di cose che conosco, e tutto quello che conosco davvero, nell’intimo, è in Sardegna. Ovvio che i miei libri, compreso Grande nudo, non sono specificamente libri sulla Sardegna. La Sardegna c’è, è presente, vibra, ma è un luogo ideale, una metafora del mondo, di ogni luogo, la scusa per parlare d’altro, per parlare degli uomini e delle donne, parlare di noi, delle nostre contraddizioni, del nostro presente, delle nostre paure, delle nostre speranze. Per esempio, in Grande nudo si susseguono gli attentati, e tira aria di guerra. In questo caso mi riferisco alla situazione sociopolitica mondiale e non certo alla Sardegna.”

Il tuo è un libro corposo, sfiora le 700 pagine, ma al di là delle dimensioni contiene una volontà espressiva che fluisce senza ostacoli, naturalmente, quasi come fosse la trascrizione di un racconto orale. L’impressione è che sarebbe potuto anche essere più lungo. Quando hai deciso che era il momento di concludere, di pensare ad un finale per il tuo romanzo?
Era mia precisa intenzione scrivere un libro con ritmo, che fluisse, che fosse di agile lettura. Per farlo, ho affrontato innumerevoli fasi di riscrittura, alla ricerca dell’asciuttezza, e ho anche letto e riletto a voce alta ossessivamente, per mesi. Il finale, di solito, lo penso prima di iniziare a scrivere. In questo caso avevo qualche idea che pian piano si è fatta sempre più chiara. Quindi è stato un cammino lungo, verso un obiettivo che conoscevo già bene. È stato un po’ come salire una montagna, vedendo costantemente la cima avvicinarsi giorno dopo giorno.”

Ti occupi, oltre che di letteratura, di cinema, come regista e sceneggiatore. Grande nudo potrebbe tradursi in un film? Ci hai pensato? Lo ritieni un progetto percorribile?
Mentre scrivevo, per aiutarmi nello sviluppo della storia, pensavo a una serie tv in tre stagioni. Ritengo percorribile l’idea di tradurlo in immagini, certamente. Non so quanto sia adattabile a un unico film, ma appunto, per la genesi stessa del libro, penso che si possa tradurre più naturalmente in una serie. Mi capita, nelle presentazioni, di invitare il lettore a pensare a Grande nudo come a una serie. In fondo non c’è niente di diverso rispetto alla tradizione del romanzo, quando questi grandi tomi, queste storie piene e straordinarie uscivano innanzitutto a puntate su quotidiani e riviste.”

Quali sono i tuoi padri putativi per quanto riguarda la letteratura? E i libri che ritieni imprescindibili? Leggendo il tuo romanzo, lasciandoci trascinare dalla potenza che emana, verrebbe da dire la Bibbia, ma forse è soltanto una suggestione…
La Bibbia è una storia grandiosa. È stato certamente un riferimento importante per la stesura di Grande nudo. Soprattutto per il respiro epico, da colossal. La letteratura sarda fa parte della mia tradizione, la leggo e me ne nutro. Soprattutto Sergio Atzeni per me è un riferimento costante. Un altro punto di riferimento imprescindibile è Agota Kristof, che rileggo spesso. Poi, devo dire che ho iniziato a leggere, con coscienza, da adolescente. Leggevo Ammaniti, Salinger, Vonnegut, Garcia Marquez, se scrivo, è un po’ colpa loro e, fatalmente, i miei libri devono sempre qualcosa a quelle prime letture.”

Domanda ZEST: la tua responsabilità verso l’ambiente consiste in?
“Sono ossessionato dalla preservazione dell’ambiente. Avendo due figli penso di continuo al mondo che lascerò loro. E sono convinto che la tematica ambientale sia il nocciolo di qualsiasi questione legata al futuro. Un’economia sostenibile, uno sviluppo sostenibile, una vita sostenibile in vista del futuro sono i miei sogni. Purtroppo la realtà delle cose non mi porta a essere fiducioso ma, nel mio piccolo, mi comporto da essere di passaggio, un ospite che vuole incidere il meno possibile sul luogo in cui vive, che vuole preservarlo e spera di trasmettere il rispetto di quel luogo ai propri figli.”

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Intervista a Gianni Tetti

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