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di Antonia Santopietro ||


Abbiamo intervistato Giorgio Pozzi, fondatore e direttore editoriale della casa editrice ravennate Fernandel, che ringraziamo per questo contributo.

La casa editrice Fernandel, dalla sua fondazione, è passata dalle tematiche giovanili a quelle legate al tempo in cui viviamo. Due collane in particolare: Illustorie e Vite di santi, cosa le caratterizza?
Fernandel si occupa ancora di tematiche giovanili, anche se non più in maniera esclusiva come dieci o quindici anni fa. Direi anzi che i temi giovanili fanno parte di quel racconto del “tempo in cui viviamo” che ci interessano da sempre. Il problema è che negli ultimi dieci anni l’originalità delle proposte è calata vistosamente, appiattendosi in direzione delle fiction televisive o dell’autobiografismo commovente e tragico. “Illustorie” e “Vite dei santi” sono due collane con le quali abbiamo tentato di allargarci oltre l’ambito della narrativa pura: “Illustorie” è infatti una collana dedicata alla graphic novel, mentre “Vite dei santi” è una collana di biografie di musicisti e gruppi musicali.


Quali sono le modalità di scouting che adottate?
Le più semplici: riceviamo almeno un migliaio di proposte all’anno, alcune da agenti letterari, ma la maggior parte da aspiranti scrittori, e cerchiamo di leggerle tutte per trovare quello che ci interessa. Oltre a questo leggiamo e valutiamo con particolare attenzione quello che ci mandano i nostri autori, quelli già pubblicati.


Le scritture che destano maggiormente il vostro interesse oggi?
La scrittura è quasi sempre la rappresentazione di un immaginario, quello dell’autore o dell’autrice del testo. Dato che ognuno è diverso dall’altro, ognuno di noi dovrebbe poter esprimere un punto di vista unico e originale. Purtroppo questa diversità si sta perdendo a favore di una progressiva omologazione del pensiero, del giudizio e dei sentimenti. Quindi anche l’immaginario degli autori si sta standardizzando: questo abbassa la qualità delle proposte e genera una banalizzazione della creatività, problemi che come editore avverto quotidianamente.

Le scritture che mi interessano sono quelle che sopravvivono a questa asfissia, quelle che non si rifanno in maniera troppo esplicita a modelli già collaudati. Purtroppo sono poche, e mi sembra che diminuiscano sempre più…


Dal 2011 pubblicate anche ebook: questo ha rappresentato un miglioramento strategico per l’attività editoriale?
Ad oggi l’ebook è semplicemente un supporto diverso di lettura rispetto al libro, un supporto che ha alcune comodità evidenti, per esempio quella di permetterci di andare in giro con decine di testi senza il peso e l’ingombro dei libri. Per molti lettori però l’immaterialità rappresenta anche un difetto, e questo è uno dei motivi per cui non sembra più profilarsi all’orizzonte “la morte del libro”, come si temeva solo dieci anni fa. Il mercato degli ebook è un mercato parallelo a quello del libro cartaceo, con dei fatturati ancora piuttosto bassi. Esserci è importante, ma l’attività di una casa editrice come Fernandel è ancora fortemente legata alla carta.


Quali sono le novità in prossima uscita?
Stiamo per pubblicare un romanzo storico di un autore friulano, Marco Salvador, che per Fernandel ha pubblicato in passato altri due romanzi. Il libro in uscita ad aprile si intitola “
Processo a Rolandina. La storia vera di una transgender condannata al rogo nella Venezia del XIV secolo“. Ho voluto un sottotitolo così lungo perché mi sembrava opportuno che il lettore capisse da subito di cosa parla il libro e come va a finire. Il romanzo “prende” il lettore fin dalle prime pagine, è affascinante per la ricostruzione storica e per il linguaggio utilizzato, e racconta di un tema attualissimo, quello dell’identità sessuale.

A giugno pubblicheremo poi il romanzo d’esordio di un’autrice napoletana, Milena Costagliola: si intitola “Ladre di felicità“. È la storia di due donne che si incontrano e si innamorano. La protagonista però è sposata, ha famiglia, e quando questa relazione viene scoperta il rischio è quello di perdere i figli, e comunque si vedrà costretta a una scelta dolorosa…


Cosa vuol dire secondo la vostra esperienza essere editori nel panorama attuale?
Il ruolo dell’editore non mi pare che sia cambiato molto nel tempo, è sempre quello di pubblicare opere in cui crede o che gli sembrino interessanti e ricche di potenzialità commerciali, mettendole sul mercato e cercando di farle arrivare ad un pubblico più ampio possibile. Per fare ciò, lo strumento più importante che ha a disposizione è la capacità di comunicare in maniera onesta e trasparente il contenuto dei libri che pubblica, attraverso quarte di copertina e paratesti in genere che rendano il senso di ciò che il libro contiene, copertina compresa.

Domanda ZEST, qual è il vostro rapporto con la responsabilità ambientale?
Tradizionalmente un editore di libri è un consumatore di carta, ma oggi – mi dicono le tipografie con cui lavoro – la maggior parte della carta è riciclata o prodotta in modo sostenibile. Quasi tutti i marchi hanno la certificazione FSC, una certificazione internazionale e indipendente specifica per il settore forestale e i prodotti derivati dalle foreste.

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Intervista a Giorgio Pozzi, Casa editrice Fernandel

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