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mauro tettiMauro Tetti nasce nel 1986 a Oristano.
Nel 2010 vince il primo premio di drammaturgia Francesco Masala. Nello stesso anno firma un contratto con Riverrun Teatro di Cagliari. La compagnia teatrale porta in scena il monologo Adynaton interpretato da Andrea Atzori e con la regia di Fausto Siddi.
Nel 2013 vince il premio Gramsci con la raccolta di racconti intitolata Bestiario.
Alcuni suoi racconti si possono trovare sulle riviste Inchiostro e Flanerì. Parla di musica su Oubliette magazine. A pietre rovesciate è il suo primo romanzo, Tunuè Edizioni, recensito da ZEST qui.

Esordisci con A pietre rovesciate Tunué edizione, ci racconti la genesi del romanzo e come arrivi a proporlo a Tunué?
In principio A pietre rovesciate era una raccolta di racconti e aveva un titolo differente. Già vincitrice del premio Gramsci per inediti (parlo del 2013) è poi arrivata a Tunué. Da qui è iniziato il lungo lavoro, di riscritture e correzioni, che ha portato alla forma finale di romanzo, o romanzo di racconti. Durante tutto il percorso, prima e dopo la pubblicazione, ho avuto la fortuna di avere accanto persone serie e competenti. Ma parlerei di scelte giuste più che del caso. Dapprima il prezioso aiuto di Kalama che ha avuto le prime bozze; in seguito Vanni Santoni, per l’editing e per la mia formazione di autore o esploratore che si appresta a fare i primi passi nella giungla; e naturalmente Tunué.

Quali credi siano i punti di forza della tua scrittura e quali invece – se pensi ve ne siano – le debolezze, o meglio le fragilità, sulle quali magari lavorare per crescere?
La ricerca costante del reale nell’imprevedibilità dei personaggi e dei loro movimenti, dei loro pensieri e dei loro dialoghi. Il misturo linguistico, la possibilità di sfruttare le potenzialità del bilinguismo, l’avvicinamento di un lessico aulico in contesti completamente informali e viceversa. La forza di alcune immagini dove vecchio e nuovo si scontrano. Mi fermo che è meglio. Punto di forza è anche riconoscere le proprie debolezze, per eliminarle e lasciare spazio a nuovi ostacoli, lo scopo è cercare continuamente di raggiungere uno scopo che alla fine non esiste. Perciò ora dico tranquillamente di sentirmi fragile quando si tratta di liberarmi di alcuni modelli letterari o di costruire delle trame convincenti. Ma procedo: tra due strade scelgo sempre la più impervia per giungere al risultato migliore.

Quali sono le opere che più ti hanno formato come scrittore e quali invece quelle che ti hanno procurato maggior piacere nella lettura o rilettura?
I primi romanzi importanti che ricordo d’aver letto con piacere sono Niente di nuovo sul fronte occidentale, Il giovane Holden e I viaggi di Gulliver. Per la mia formazione quelle che la biblioteca del mio paese poteva darmi di: Rimbaud, Heminguay, Steinbeck, Fante, Kerouac, Kafka, Tozzi, Borges, Pasolini, Mannuzzu, Dessì, Lobina, Atzeni. Che mi hanno procurato maggior piacere sono le stesse. Aggiungo quelle di: Shakespeare, Marlowe, Leopardi, Deledda, Ballard, Frederik Pohl. Eccetera. Negli ultimi due anni le scoperte più piacevoli: Canetti, Leone Ginzburg, Stanisław Lem, Malerba.

Quali sono gli autori italiani contemporanei più interessanti e stimolanti per te al momento?
Sono tanti e molto validi, oggi dico Alessandro De Roma e Davide Orecchio. Ma ieri avrei fatto altri nomi e così sarà domani.

In passato hai pubblicato racconti; quale è il tuo rapporto con la forma breve e in cosa differisce maggiormente rispetto a quello che ti lega al romanzo?
Ho costruito il romanzo partendo da una base di racconti quindi il mio caso è ancora differente. Per nessun motivo va considerato come un modello narrativo minore. C’è stato un periodo in cui leggevo solo narrazioni brevi ed ero tanto affascinato da questa forma, anche nel cinema. Il racconto è dotato di tensione e ritmo diversi rispetto al romanzo. Il racconto è una stanza d’albergo mentre il romanzo è un appartamento in cui si andrà a vivere per lungo tempo. Col racconto si lavora su ogni piccolo dettaglio, col romanzo si lavora pensando in grande, la mano scrive il capitolo centrale ma l’occhio vola alla parte iniziale, poi al secondo capitolo, poi nuovamente al prologo, di modo che tutti i pezzi tornino dentro l’appartamento anzidetto e niente si perda per strada.

Quante ore scrivi al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?
In media cinquecento parole al giorno. Anche quando va bene non vado oltre le seicento perché ho bisogno di rileggere continuamente e trovare soluzioni nuove.

Rituali per favorire la concentrazione?
Ascolto musica e leggo a voce alta, quando è possibile.

Quale è il tuo personale rapporto con i social e secondo te in che misura questi aiutano le sorti di un libro e di uno scrittore?
Hanno indubbiamente un’utilità promozionale per gli scrittori, ma non so quanto possano realmente influire sulla vendita dei libri. Altrettanto importante è frequentare le librerie e mettersi in gioco continuamente. Fare presentazioni, discutere con scrittori e lettori, guardarli negli occhi. Poi qualunque mezzo usato bene è un’arma in più, anche internet. Dei social network mi viene da pensare che serva ancora qualche anno prima di capire quali siano i reali danni e i benefici, così come è stato per la televisione. Voglio dire che ancora non ci rendiamo conto di quanto tutto sia “pubblico”, compresi i nostri fallimenti.

Vivere sostenibile ed eco-sensibilità individuale: cosa ne pensi della responsabilità verso il pianeta?
È bastato il modo in cui i miei genitori e la scuola mi hanno educato per capire che si tratta di un dovere, intendo il rispetto per l’ambiente, per una natura che è l’universo intero, per le persone e le loro culture. Poi i libri aiutato ad accrescere questa sensibilità e ci rendono più rispettosi. I mondi nascosti e rievocati dalla letteratura servono a capire meglio il nostro mondo e gli errori commessi. Ma dico cose prevedibili e a questo punto mi sembra più opportuno girare la domanda a chi negli anni ha investito i soldi in armi e cemento piuttosto che nella scuola pubblica.

Un progetto che hai proprio in animo di realizzare?
Vincere una medaglia olimpica e smetterla di dire bugie.

Antonia Santopietro

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Intervista a Mauro Tetti autore di A pietre rovesciate

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