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Sfida all'Ok DakarOtello Marcacci è scrittore, autore di Sfida all’Ok Dakar da noi recensito qui.

Lo abbiamo ospitato con alcune domande:

Leggendo altre interviste pare ci sia nei libri con protagonista Bollini una parola d’ordine. Qual è? Un escamotage per testare la lettura da parte dei fan o giornalisti?
In “Gobbi” Bollini aveva deciso di rompere le regole scardinando il bon ton che accompagna il mondo dello sportivo che, come tutti quelli in cui circolano molti soldi, è spesso di plastica e nel quale le star finiscono per dire le solite banalità di rito. Nel mio piccolo faccio lo stesso.

Nel romanzo ritornano diversi temi esistenziali, prendiamo la morte ad esempio, sia  Lapo il figlio di Eugenio Bollini che lo stesso protagonista si trovano faccia a faccia con essa, lei con la sua cifra inconfondibile, sardonica, intelligente a volte disincantata, risolve criticità profonde. Cosa pensa Marcacci della morte?
La ringrazio di questa domanda. Veramente centrata perché  ha colto un punto che sta al centro della mia prosa che usa l’ironia per dissimulare. Io credo che la morte sia l’ultimo tabù di questa società oramai allo sfacelo. Quando ero ragazzo era il sesso la cosa su cui non si poteva parlare. Oggi il sesso c’è pure all’ora di cena servito con ostriche e caviale da programmi televisivi persino generalisti. Sulla morte però  il silenzio totale. Non se ne può parlare. A nessun titolo è contemplata. Né dai modelli epicurei berlusconiani che la rifuggono con ostentazione né da quelli più sobri che però non sanno dare approcci che non siano o strettamente materialisti o in alternativa religiosi contemplativi. Questa società del benessere prepara su tutto, su ogni dannata cosa, ma non a morire o peggio veder morire i tuoi cari. Io ne so qualcosa avendo sperimentato su me stesso cosa significa non esser pronti ad affrontarla. Personalmente mi sento molto vicino al Principe Salina, il personaggio del libro il Gattopardo, che ci fa l’amore per tutta la vita con la morte. Allo stesso modo io la sto corteggiando fin da tempi molto lontani. Con paura e con angosce che cerco di esorcizzare nei modi più impensati. Poi se mi chiede se sono credente o ateo rischierei di ammorbare lei e i suoi lettori per settimane e quindi, mi creda, è molto meglio se la finisco qua.
Il tema dell’amore viene inserito in un contesto di lucida normalità, separazioni, incomprensioni, il logorio della routine, lo scivolare lento del tempo sulle relazioni, e il tentativo di recuperare qualcosa di buono, cosa pensa dell’amore?
Sull’amore è stato detto tutto da persone molto migliori di me. Se volessi aggiungere qualcosa che non sia la banalizzazione di qualcosa di già sentito direi soltanto che l’amore è soprattutto nei fondi delle cose che ci fanno schifo. Quelle che affronti solo perché una molla interiore di grande passione ti obbliga a farlo. Il Cristo stesso mostra il suo amore al mondo morendo sulla croce senza averne alcun desiderio.
Leggiamo dalle varie recensioni “Bollini il paladino dei gregari” a noi pare invece che questa sia solo una chiave di lettura parziale, ovvero, il personaggio è in effetti un “perdente” per scelta, ma ci viene da citare una poesia di Henley “Invictus” ..[ Non importa quanto stretto sia il passaggio, Quanto piena di castighi la vita, Io sono il padrone del mio destino: Io sono il capitano della mia anima.], non è forse vero che l’eroe è solo colui che sa prendere in mano il proprio destino anche nella miseria della vita?
Bollini a un certo punto in “Sfida all’Ok Dakar” urla molto forte a suo cognato Ciccio che lo sta accusando proprio di quello che dice lei, che lui “non è il paladino di niente”. E sul concetto di eroe, beh, anche qua fiumi di inchiostri sono stati versati. L’esistenza degli eroi, quella che ci viene raccontata è semplice: va diritta allo scopo come una pallottola sparata da una 44 magnum. La mia vita (e quella di Bollini ) ha contorni meno netti. Come spesso accade la definisce con maggior esattezza quello che non sono stato. Mi vien da pensare che gli eroi emergano in virtù d’un atteggiamento estremo e il famoso eroismo di cui si circondano consiste nel mantenervisi tutta la vita.  A me, invece, talvolta sembra di riconoscere la fatalità in un incontro, o in un determinato susseguirsi di avvenimenti ma vi sono troppe vie che non conducono a niente, troppe cifre che a sommarle non danno alcun totale.
Ci parli dell’Anonima Depressi e del perché ricorre a queste narrazioni sovrastrutturali, che bisogno sente?
L’Anonima depressi è il modo di mostrare una cosa in cui credo molto: l’autarchia è un cancro! La misantropia che a volte trovo anche affascinante è lo stesso una forma di vita che conduce diretta dentro un baratro. Gli altri sono la via di salvezza. Dobbiamo aprire le porte della nostra mente e della nostra anima anche a chi è diverso da noi. Questo il mio reale bisogno. Aprire. Non chiudere mai e abolire muri e frontiere.

Ci dica tre ragioni per cui dovremmo crederle Marcacci, ovvero perché dovremmo leggere di questo Bollini, non ci può bastare il primo?
Nessuno deve credere a Marcacci che potrebbe essere “un narratore inattendibile”. L’unica verità che conta qua è che Bollini è il classico migliore amico che tutti quanti noi vorremmo avere. E nessuno può dire con onestà di averne mai abbastanza di uno con cui vorresti condividere ogni cosa.

Le esperienze della vita ci aiutano a determinare una nostra idea di benessere, qual è la sua?
Voi adesso state titillando la mia vanità. Sono tentato di tirar fuori tutta la mia immensa ignoranza per spiegare nei dettagli quale sia la mia idea di benessere. Tuttavia le dico che mi accontenterei di vedere il mio microcosmo sorridere più spesso. Il mio benessere passa attraverso quello delle persone a cui voglio bene. E io voglio bene anche solo alle facce che incontro tutti i giorni e con le quali non scambio che un sorriso di sbieco al bar mentre faccio colazione. Ma ho una sensibilità maledetta molto più problema che opportunità che mi fa capire se esse sono serene oppure no. A volte mi siedo di fronte a loro e invado i loro spazi soltanto perché  penso che abbiano bisogno di qualcuno che gli fa una boccaccia? E quando sorridono, beh, io sento proprio quel benessere al quale qui si accenna.

Un libro può essere importante nella crescita individuale e può costruire la nostra visione del mondo. Ne ricorda uno determinante per lei?
Ne ricordo molti,  perché la nostra visione del mondo cambia tutti i giorni. Ogni istante. Non siamo mai uguali a noi stessi. Nessuno può dirsi tale. Posso dire però qual è il libro che in questa fase della mia esistenza trovo particolarmente ispirante: Una banda di idioti, di John Toole. E mi piace molto pensare che O’Reilly possa essere un vero amico di Bollini

Un commento personale: crisi dell’editoria o crisi culturale?
Proviamo a fare un gioco. Provi ad aprire un qualunque giornale del 1915 o se vogliamo strafare del 1856. Io scommetto che se lei non sapesse che è di un periodo storico diverso dal nostro vedrebbe le stesse storie raccontate, gli stessi problemi, le stesse angosce. Certo con nomi e forme diverse. Ma tutto si ripete. Ogni cosa. Pure le crisi. L’editoria è in crisi è vero, ma prima o poi ne uscirà, poi prospererà e poi tornerà in crisi. Come la cultura come qualsiasi altra cosa su questa terra. Lo so detta così parrebbe una visione nichilista del mondo. E forse in parte lo è. Tutto sta nel saper cavalcare come abili surfisti le onde del caos cosmico che il signor Universo ci manda a intervalli regolari. E a questa mia affermazione sono certo che Bollini risponderebbe: Amen fratello, amen.

Ci parli dei suoi lavori in corso e come si dice: progetti per il futuro?
Il mio progetto immediato è quello di pubblicare il miglior romanzo mai scritto e diventare ricco e affermato pieno di donne che si strappano i capelli come facevano con i Beatles. Tuttavia poiché tendenzialmente sono un tipo schivo e riservato cercherò di dominare l’impulso e mi limiterò a fare del mio meglio semplicemente per servire il mio daimon che mi impone di scrivere solo ciò che lui vuole che scriva.

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Intervista a Otello Marcacci autore di Sfida all’Ok Dakar