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LA BOMBA VOYEUR \ Alfredo Zucchi
Rogas 2018

di Paolo Risi

C’è il gusto della performance, del gioco teatrale, nel romanzo d’esordio di Alfredo Zucchi e, quando le vicende si sciolgono e promuovono cambi di scena e dialoghi, da una profondità multiforme si affaccia il germe della provvisorietà, che è consapevolezza di uno iato, di uno spazio fecondo da colmare.

Non potrebbe essere altrimenti perché nella Bomba voyeur si parla di avvenimenti che, per essere sottratti al magma sotterraneo e raccontati, esigono l’escavazione incerta, la formattazione di risposte e riferimenti univoci.

La trama riecheggia le ben note vicende di tangentopoli: le date corrispondono, le figure sacerdotali di prime e seconde repubbliche rimandano a consuetudini nel frattempo stilizzate, le ombre sinuose delle volte romane fanno da ghirlanda alle spudorate macchinazioni di potere.

Un ex presidente della repubblica (il Giusto) decide di denunciare gli atti eversivi di una loggia (la Societas) di cui egli stesso ha fatto parte, e che, attraverso la fusione di politica e attitudine delinquenziale, da tempo immemore indirizza e devia le sorti del paese. Il gran consiglio della Societas, formato da una crema contaminata di intoccabili, fra i quali spiccano per acutezza e fervore strategico l’Onorevole e l’Avvocato, decide che l’ex presidente, pervaso dalla luce del ravvedimento, dovrà essere messo a tacere per sempre.

L’omicidio verrà realizzato dall’astro nascente Bruto, che, approfittando della famigliarità con il Giusto, appiccherà nottetempo un incendio nella dimora di quest’ultimo, vittima designata delle fiamme e del tradimento “filiale”.

Passò l’idea imprecisa e scorretta del suicidio stoico, tesi che a molti piacque per il suo potere suggestivo: il suo carattere spettacolare diede adito ai più di variare ancora, all’infinito, sul tema “santi/poeti/navigatori”; permise inoltre ad altri di gridare al mistero e nutrire la fame ossessiva di dietrologia del paese. Due narrazioni ugualmente inoffensive, inerziali e volemose sempre bene prima di tutto.

Siamo quindi nel 1993: la magistratura smaschera corruzione e malaffare, senza però intaccare il nucleo operativo della Societas, pronto a sfornare un nuovo partito, emblema del cambiamento, alla cui guida verrà collocato il giovane Bruto. La compagine – che diverrà governativa – si troverà a gestire l’onere del potere fino al 2007, in un epoca di ibridazioni tecnocratiche e di crescente massificazione digitale. Assolutamente evocative e sostanziali le linee di indirizzo tracciate dal partito egemone: supremazia dei mezzi di comunicazione, lotta al potere giudiziario e populismo sfrenato.

Intanto, sottotraccia, germina inesorabilmente la caduta, la stagionalità del complotto che attecchisce e si nutre dalle più disparate fonti: l’Avvocato sibila fra stanzoni barocchi e giardini all’italiana, e architetta l’entrata in scena di Nessuno, figlio “problematico” dell’ex presidente, poeta poco più che ventenne, esiliato volontariamente, e poi forzatamente, nel sud della Francia.

È sua la voce in prima persona – voce di separazione dal mondo – che si alterna, nel romanzo, alla narrazione degli eventi affidata a uno sguardo terzo, impregnato dagli umori del potere e testimone delle sue deviazioni. Queste due chiavi di lettura apparentemente in antitesi (la prima resa vibrante dal tambureggiare poetico, la seconda oscena e voyeuristica, avvicinabile ai modi della narrazione dialogica, teatrale e filosofica), progressivamente entrano in contatto e si compenetrano, suggellando e giustificando, nell’ultimo capitolo del romanzo, l’ingresso sul proscenio istituzionale del nuovo Nessuno.

Solo ciò che non ha storia si può definire” mette in epigrafe Zucchi, e la massima di Friedrich Nietzsche delinea un orizzonte probabile nella costruzione de La bomba voyeur. L’accoppiarsi di voci, la sfrontatezza nel mescolare tecniche e registri espressivi, contribuiscono a infrangere la partitura della trama, a dissanguare il predominio della storia “vera” facendo emergere la versione adombrata dell’agire umano, l’essenza ucronica del romanzo pubblicato da Rogas Edizioni.

È un’opera totale, stratificata, quella data alle stampe dallo scrittore e traduttore napoletano; il flusso che la percorre veicola le spore minacciose della sfida letteraria, di un sapere rivelatore e a tratti doloroso. La descrizione del potere, di per sé, non soggiace a semplificazioni, a equivalenze di natura algebrica e nelle sue interpretazioni più credibili – La bomba voyeur rientra in questo ambito – i punti di rifrazione si moltiplicano e proiettano confini transitori.

Il paese cambia, è cambiato. Ogni cosa cambia, o no. Muta come un flusso, senza per questo diventare ciò che uno si aspetta, ciò che uno intensamente desidera. Questo attendere il grande cambiamento è ciò che si dice millenarismo. Dall’altra parte dello spettro, questo disperare per non vedere svolta possibile, come in un lungo tunnel, come un’apnea, è ciò che si dice terror aeterni. Anche questo si dice millenarismo.


Alfredo Zucchi: ha studiato Lettere Classiche a Napoli, Studi Europei a Parma e Bruxelles, e “Creación Literaria” alla Pompeu Fabra di Barcellona, dove ha incontrato la letteratura sudamericana. Lavora per un’impresa inglese che fa analisi di mercato. Vive a Vienna dal 2014. Ha scritto e diretto lo spettacolo “Mozart – Tale of an Expat” rappresentato al Bozar di Bruxelles il 19 giugno 2010. Ha vinto il primo premio del concorso internazionale di narrativa breve “A sea of words” 2010. Ha fondato la rivista digitale CrapulaClub (2009) e l’antologia di inediti Ô Metis (2013). Dal 2015 è nella redazione di Cattedrale. Suoi articoli, racconti, traduzioni dallo spagnolo e interviste sono comparsi su Nazione Indiana, Zest Letteratura Sostenibile, Crampi Sportivi, Cattedrale, Ô Metis e CrapulaClub.

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La bomba voyeur \ Alfredo Zucchi – l’essenza ucronica della narrativa