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la giustizia del buon sensoLA GIUSTIZIA DEL BUONSENSO | Salvatore Primiceri
Primiceri edizioni – 2018

 

commento di Paolo Risi


Salvatore Primiceri con La giustizia del buonsenso prosegue il discorso iniziato con il precedente volume (Etica del buonsenso), e prova a indagare le relazioni intercorrenti fra le varie interpretazioni del concetto di giustizia.

L’uomo possiede davvero un prevalente senso della giustizia sin dalla nascita?

A partire da questa domanda l’autore si inoltra nelle pieghe dell’animo umano, per verificare o meno l’esistenza di un principio naturale che ne indirizzi gli orientamenti. A ciò si lega il discorso sulla responsabilità personale, che può assecondare o al contrario disilludere consuetudini e norme codificate.

L’argomento offre numerosi spunti di riflessione, ma necessita anche di chiarimenti e distinguo dal punto di vista terminologico e lessicale. Quando parliamo di morale nel diritto o di relazione fra diritto e morale, è necessario prestare molta attenzione, considera in uno dei primi capitoli del volume Salvatore Primiceri, e questa sensibilità nell’affrontare tematiche soggette a fraintendimenti – insieme alla discorsività e alla facilità di lettura – caratterizza il percorso dell’opera. Diventa quindi inevitabile differenziare i concetti di etica (dal greco “èthos” ovvero “carattere”, “comportamento” ma anche “consuetudine”) e morale (dal latino “mos”, “moris”, che significa “costume”), operazione essenziale per illuminare procedure che al cittadino comune risultano molto spesso ingiustificate e lontane dal sentire comune. Le molte decodificazioni del concetto di equità, il loro impatto sull’opinione pubblica, lo scivolamento del sentimento di giustizia verso le distorsioni della vendetta e della faziosità, necessitano di approfondimenti che attingano alla riflessione e al sapere filosofico. Con alcuni esempi – anche riferibili a episodi balzati di recente agli onori della cronaca – La giustizia del buonsenso si propone di indagare le relazioni esistenti fra principi etici e utilità delle azioni umane.

Possiamo trovare una mediazione tra i principi dell’etica come dovere e le necessità pratiche in termini di benessere e felicità? Quando è possibile transigere le prime per migliorare i risultati delle seconde senza avvertire alcun senso di ingiustizia? È evidente che la questione assume primaria importanza in un’epoca come la nostra, in cui valori e rispetto delle regole risultano sempre più minacciati da relativismi e spinte individuali. Primiceri (come già nella precedente pubblicazione Etica del buonsenso) si affida al grande bacino di sapienza custodito dalla Storia, interrogando e provando ad attualizzare gli insegnamenti di intellettuali e studiosi di ogni epoca. E in tutto ciò emerge ancora una volta la centralità del concetto di buonsenso, sintesi – afferma l’autore – del codice etico di base di cui l’uomo è dotato sin dalla nascita.

Il buonsenso è il criterio con cui l’uomo individua e gestisce i principi etici universali che riemergono nelle specifiche situazioni che si trova ad affrontare. La teoria del buonsenso sposa il principio che l’uomo nasce buono e che abbia con sé fin dalla nascita un profondo senso di giustizia e di ingiustizia che si esplicita con la capacità di distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

Per facilitare il percorso verso l’applicazione del buonsenso nella quotidianità e negli ambiti professionali, nel volume viene suggerito un metodo, una sorta di “vademecum della razionalità” che si pone in contrasto con le abitudini di chi agisce semplicemente perché “tutti lo fanno” o perché “si è sempre fatto così”. Rispettare le leggi dovrebbe significare anche conoscerne i campi di applicazione, e saperne individuare incongruenze e parzialità. Spesso si ritengono giuste delle norme soltanto perché tramandate e assurte al rango di consuetudine. Ma di fronte ad una regola immotivata o ingiusta in che modo è possibile intervenire? A tal proposito viene ricordato il pensiero dello scrittore e filosofo statunitense Henry David Thoreau, paladino del libero arbitrio e dell’autodeterminazione contro gli obblighi che sconfessano le ragioni della coscienza. Thoreau ci ricorda infatti come “Non è da augurarsi che l’uomo coltivi il rispetto delle leggi ma piuttosto che rispetti ciò che è giusto. Il solo obbligo che io ho il diritto di arrogarmi è di fare sempre ciò che credo giusto”.

Negli ultimi capitoli del libro viene posta l’attenzione al ruolo delle professioni forensi nella produzione della giustizia. I principi etici e, in particolare, il buonsenso – ci ricorda l’autore – devono essere sì ispiratori della condotta di ogni essere umano ma, soprattutto, devono essere il cardine delle scelte e delle azioni di coloro che sono chiamati a decidere in campo giuridico e giudiziario. Si rimarca come il conflitto, il sovrapporsi di interessi divergenti, richiamino alla fatidica formula “ti faccio causa”, meccanismo che perpetua l’idea di una giustizia necessariamente basata sulla contrapposizione, sull’individuazione, a tutti i costi, di un vinto e di un vincitore. In tale ottica viene caldeggiata da Primiceri l’incremento della giustizia consensuale, dell’opera di mediazione rispetto alla troppo abusata (e quasi sempre inefficiente) giustizia processuale.

La ricerca della verità rappresenta, naturalmente, il fine ultimo degli operatori della giustizia. Ne è rappresentazione plastica la strutturazione del processo, che però non può ritenersi immune, in assoluto, da malintesi e iniquità. Allo scopo di esemplificare la “problematicità” del procedimento penale, si avvicendano nella trattazione episodi eclatanti del passato (il processo che portò alla condanna a morte di Socrate, ritenuto il primo errore giudiziario della storia) a casi che negli ultimi anni hanno occupato le pagine e i palinsesti della cronaca nera. A fare da garante rimane la figura (per certi versi simbolica) del giudice, chiamato a integrare tutti i fattori che concorrono all’individuazione della verità. E lo può fare, ancora una volta, affidandosi al buonsenso, criterio principe che anche il grande giurista e letterato Cesare Beccaria, uno dei massimi esponenti dell’illuminismo italiano, riteneva di importanza basilare nell’amministrazione della giustizia: “Se nel cercare le prove di un delitto occorrono abilità e destrezza, se nel presentarne il risultato occorrono chiarezza e precisione, per giudicare non occorre che un semplice e ordinario buon senso che è meno fallace dell’assuefazione di un giudice a voler trovare colpevoli che tutto riduce a un sistema fattizio imprestato ai suoi studi”.

due domande all’autore

In che ambito e in che modo suggerisci di applicare il ragionamento su “la giustizia del buonsenso”

L’ambito di applicazione è innanzitutto la nostra quotidianità, gli ambienti che frequentiamo e le relazioni che coltiviamo. La giustizia è un fine a cui si deve tendere. Il buonsenso ci aiuta a ricercare la massima correttezza nei comportamenti, l’appropriata scelta e utilizzo delle parole nei discorsi, a rispettare il prossimo, a sospendere il giudizio e considerare prudentemente fatti e circostanze. In particolare chi esercita professioni le cui decisioni e azioni influiscono sulla vita degli altri, in particolare quelle legali, ha una responsabilità che non lascia spazio a leggerezza e superficialità, né a calcoli utilitaristici personali. Con la capacità di utilizzare il buonsenso è possibile raggiungere decisioni giuste per tutti, correggendo la parzialità del diritto.

In che linea di continuità si pone rispetto al ragionamento sull’Etica del buonsenso?

L’etica del buonsenso è la base, è l’insieme delle regole della condotta umana senza cui le virtù fondamentali difficilmente possono trovare compimento. La giustizia è una di queste virtù, forse la più importante. Per questo ho trovato naturale scegliere la giustizia come argomento immediatamente successivo all’etica. Senza etica la giustizia sarebbe artificiale, un insieme di regole che definiremmo giuste per convenzione. Con l’etica significa considerare che il senso di giustizia nasce con noi e che quel senso naturale ci fornisce già preziose informazioni su come impegnarci a costruire vera giustizia nella vita per se stessi e per gli altri.


Nota biografica: Salvatore Primiceri, classe 1975, è giurista, saggista ed editore. È altresì mediatore civile e familiare. Laureato in giurisprudenza si occupa di formazione professionale attraverso metodi rivolti allo sviluppo della creatività e all’abbattimento di schemi, modelli e processi abituali. È ideatore del progetto formativo “La Fabbrica del Buonsenso” e del metodo “La Mediazione Laterale” per gestire e risolvere i conflitti con l’uso della creatività. È autore di numerose pubblicazioni in campo giuridico e filosofico. Con il volume “Etica del Buonsenso” ha ottenuto nel 2017 la menzione d’onore al Premio Letterario Internazionale Montefiore. Ha pubblicato anche tre libri per bambini, “Il treno che porta al mare”, “Mattia e la matita magica” e “La libertà del mare”.

 

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