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Rubrica 2078 Fifth avenue
La rubrica prende il nome dalla strada in cui vissero i fratelli Collyer noti per aver accumulato un notevole quantitativo di oggetti, tra cui libri e giornali, è un pretesto narrandi per immaginare di avervi trovato libri di autori, che sebbene lontani nella memoria, hanno fortemente contribuito alla letteratura nazionale e poterne raccontare ancora.

a cura di Davide Morganti


Non si può vivere senza mai uscire di casa, qui dentro ci sono più ombre che vita, la mia voce si è spenta, i miei occhi vedono molto i libri e meno gli oggetti come se avessero scelto cosa vale la pena guardare e cosa no; sono stato costretto a strappare le pagine di un libro perché era umido sul pavimento e rischiavo di scivolare. Ho cominciato a leggerle dopo averle prima strofinate, non sapevo chi avesse scritto quelle righe:

“Un singolare trattamento riservava ai commessi viaggiatori in articolo politici e patriottici che allora sciamavano da un capo all’altro della penisola per vendere la loro mercanzia riccamente assortita e sempre da far tenere il braccio teso nel saluto romano: fotografie del capo del governo in tutte le pose, statuette di gesso del re, biografie di gerarchi e di eroi falsi e veri, gonfaloni, vessilli, albi d’onore dei veliti del grano e delle massai rurali”.

Sono andato alla ricerca di altre pagine, stavano sparse a gruppi, attaccate male alla costola ormai rotta del libro con su scritto: “La mafia ha ammazzato Napoleone di Nino Di Maria. Una serie di racconti realistici e satirici di questo scrittore siciliano nato nel 1904 e morto nel 1997, di mestiere ragioniere all’Ufficio tributi. Di Maria usa una lingua scarna, asciutta, talvolta sciatta, trasandata per irridere la mafia arcaica e rozza degli anni Trenta e Quaranta del Novecento, ne rivela la pacchiana volgarità come dimostra il racconto che dà titolo alla raccolta: Napoleone è un maiale che, per vendetta, un mafioso decide di uccidere dando la misura della sua miseria.
Ammazzarlo e pretenderne la carne è una visione tragica, comica che riduce la mafia a una rappresentazione grezza della morte.

“I mafiosi, scrocconi e ricattatori, avevano cominciato a mettere gli occhi addosso a Napoleone, a pregustarne la carne succulenta con lo sguardo avido, insaziabile. Passando e ripassando davanti la mia roba mi chiedevano con evidente interesse: Massaro Calogero, quando lo scannate questo porco?”.

Mi pare abbiano bussato alla porta, non aprirò, potrebbero voler intrufolarsi qua dentro dopo la morte dei fratelli Collyer i cui corpi non so che fine abbiano fatto, saranno da qualche parte pure loro, come tutto il resto; sto perdendo il senso del tempo, della storia.

Nino Di Maria è un descrittore degli umili, degli impiegati, la vendetta spesso è presente nei suoi racconti come riparatrice di torti o affermazione di diritti, un piccolo mondo fatto di piccoli uomini che stringono le loro vite meschine fino a soffocare in episodi stretti quanto la cruna di un ago.

“Negli atti del suo ufficio come in quelli della sua vita privata, era di una meticolosità e d’una puntualità cronometrica che stupivano. Malgrado ciò non era tranquillo, era come ossessionato dal timore panico di sbagliare e di essere richiamato dal suo diretto superiore, il medico provinciale”.

Il tempo nella provincia di Di Maria passa come se gli uomini non esistessero e procede indifferente, trasformando le tragedie minime in una battuta finale. La muffa si è attaccata sotto le scarpe, dà fastidio, è un po’ ovunque, sta coprendo copertine e fogli, aumenta ogni giorno e io non so cosa fare. “Ti chiudo nella cassa per sempre”, dice don Calogero Cucchiara nel racconto che conclude il volume, quasi parlasse a Di Maria, a me, alla gente che passa in strada. La letteratura ha le stesse ingiustizie che descrive nei libri, porta con sé identiche meschinerie, infamie, mediocrità, non è migliore degli uomini che sembra aver fretta solo di seppellire.


Nota Biografica

Appartenente a una famiglia di modeste condizioni economiche, non poté dedicarsi all’arte come avrebbe desiderato. Diplomatosi ragioniere a Palermo, Di Maria collaborò con alcuni quotidiani (“Telestar”, “Corriere di Sicilia”, “Giornale di Sicilia”, “L’Ora”, “La Sicilia”) e svolse varie attività (patrocinatore legale, ragioniere, insegnante di Lettere). Ritornato a Sommatino divenne ragioniere all’Ufficio comunale dei tributi, dedicandosi nel tempo libero alla pubblicazione di novelle e racconti che piacquero a Luigi Russo, Rosso di San Secondo e ad Elio Vittorini. Alla fine degli anni trenta divenne amico personale di Leonardo Sciascia.Tra le altre opere si ricordano opere satiriche (per esempio La mafia ha ammazzato Napoleone) e alcune commedie rappresentate anche in Francia

(wikipedia)

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Vintage: La mafia ha ammazzato Napoleone | Nino Di Maria

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