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LA NATURA DEL BASTARDO | Davide Rondoni
Mondadori 2016

di Emanuela Chiriacò |

Poesie sbagliate
Bastami,
non bastarmi amore
imbastardisci me
di te

con Davide Rondoni, il gioco a due si fa contaminazione, polluzione, contagio, infezione. C’è un’invocazione alla corruzione dell’altro, un invito al mescolamento che unisce e rende simili. Nel buio e nell’oscurità si ravvisa la luce, la si cerca con occhi silenziosi, con la fugacità dell’amore come fosse acqua nel palmo. Amore fatto di inconsistenza e trasparenza. La donna, l’oggetto del desiderio è notturna; è ferita che albeggia, è cuore, è rovinosa festa. Lei è l’estremo positivo e negato

non sei più tu.

Un amore che non c’è, che crea dolore da sopire con l’alcol. Un trauma da colmare con l’oralità del gesto, con la suzione perché l’amore non si consuma laddove poesia e baci non ci sono.

L’infinito è costante necessaria nella poesia di Rondoni. È domestico, caduco, perisce e si vanifica nei simulacri del quotidiano sopravvivere. Io e te si alternano come nell’avvicendamento del giorno con la notte, come un’auto vuota mentre il cielo tutto sovrasta. L’amore è la piccola luce febbrile di un desiderio senza fine per chi ha fessure al posto degli occhi per le quali è invisibile il porcomondo. Quelle fessure si fanno misura senza vista della percezione del mondo. L’inconsistenza tangibile dell’essere innamorati e non corrisposti, o essere corrisposti e non percepirne l’importanza. E’ esercizio solitario l’amore, prescinde l’altro. Nella seconda parte intitolata La verità è del bastardo, l’uomo è mendicante di vita e padrone di un cane. L’amore è un albero di cui conta solo la chioma, il ventaglio che procura aria, respiro. E’ incendio, crepitio di vita. Il fusto si annulla, scompare per lasciare spazio visivo alla chioma. Non ha radici, sono eteree, mobili, intangibili. Si ripiantano dove amore è: un ragazzo che quando gli parli fa un altro discorso. E’ luce al neon, soggetta ad un andamento piatto e qualche spike, picco. E a bassa pressione, non segue il movimento sinusoidale della luce del sole, del bulbo di vecchia generazione. Il vetro che la separa dal freddo iemale dell’amore ferito è fragile. C’è il cielo nella poesia di Rondoni, fatto di albe e infinito. C’è il mare che lo incontra sul rettilineo dell’orizzonte. C’è il viaggio. Su rotaie, vere e immaginarie. C’è la testa coperta di cicatrici. Reduce dalla rottura della finestra del cielo, punto di massima convergenza energetica.

La terza parte si intitola Toccami la mano, danzatore ferito. E Rondoni definisce, senza definirla, la differenza tra ballerino e danzatore. Un’alba che ritorna, una luce indotta, palpebre legate, cecità di occhi cuciti. Sfiora il tema del disturbo mentale, della sofferenza di un genitore davanti alla diversità di un figlio. E’ amore faticato anche quello. E’ rampicante che racconta la sua storia sul muro, sulla finestra sbagliata per avere confuso i piani.

In fondo siamo inquilini del condominio dell’amore tutti e tra danze e passi falsi a due, tra assenze e negazioni, distanze volute e indotte. Amori filtrati dal mare della rete che cattura come pesci, volti e immagini pixelate, rallentate dalle voci rotte e ricucite. Amori al freddo dell’inverno che tutto imbianca, quando la neve brucia la natura, che tutto copre come coperta soffice di acqua rappresa dal gelo. Tanto freddo da far desiderare un brodo caldo. La liquidità amniotica. Il mare. Il movimento, distesa di pianto infinito. Luogo dei luoghi del naufragio dei migranti. Città galleggiante di dormienti eterni, figli del mediterraneo, da mare nostrum a mare eorum. La quarta parte evoca la grandezza del passato italico. Italia, Dammi l’Italia. Una richiesta di restituzione di un maltolto. Di qualcosa che apparteneva come patrimonio e matrimonio dell’umanità italiana da cui ci hanno fatto divorziare senza consenso. Ecco che appare invocato Alfonso M. De Liguori, Dante smesso i panni del decantato speciale. Finalmente amare significa dire amen. Significa scegliere un verbo e riproporlo a memoria della bellezza della lingua, del potere evocativo del segno; intuarsi. S’io m’intuassi, come tu t’immii. Io ti intuo come tu ti immii. Il verbo dantesco. Entrare in te. L’espressione, la possibilità da parte chi scrive di potersi identificare spiritualmente con l’amato/a. la penetrazione spirituale, la fusione. La nascita del tutt’uno. Leggere i pensieri dell’altro/a. Entrare in contatto profondo con la coscienza altrui, nel sentimento altrui. Forma più alta di amore. Da Dante a Beato Angelico, poeta dell’immagine. Iconografia del bello, delle forme rinascimentali. Della figura umana e del valore mistico della luce. Della preghiera in tratto di pennello, della salvezza. Uomo cuspide a cavallo tra trecento e quattrocento, risente di entrambi gli stili, adattandoli sempre al pubblico di riferimento. Non prescinde mai dal suo target. Lo celebra attraverso al luce che si fa soave, reale, severa, simbolica. Eleganza e celebrazione di figure femminili antesignane delle modelle di Armani e Dior.

Nel logos di Rondoni si passa al Sussurro della tempesta con un quesito che è urlo taciuto, un bisogno forte e sentito

Mi ami?

Nella forza smisurata che non misuriamo in joule, ma nella fatica di essere vivi, L’Unica Forza Smisurata (sesta parte) è

Spostarsi i capelli

Dalla fronte

E’ negare l’amore e negarlo equivale a non essere ancora nati. Si fa nascita mancata.

La parte settima si chiama POSSIAMO SOLTANTO AMARE,IL RESTO NON CONTA NON FUNZIONA. Cosa conta più del senso della vita? Chi ha detto che la vita ne abbia? Amare è l’unica cosa da fare, il resto non conta, non funziona nel racconto di ogni esistenza. Senza amore, si è fiori recisi, contorni precisi. Vuoti a perdere. Vite apparenti che si consumano nel ripetersi della routine di sguardi assenti, assuefatti. Rassicurati, rassicuranti per mancata investigazione.

Il volto è lavagna, il disegno è schizzo di Dio, sua immagine, sua somiglianza. Il movimento del corpo recita la lingua del coreutico. Il corpo si fa testimone del dono creativo, sponsale che raccoglie e accoglie.Pensa e crea immagini che spesso non riesce a tradurre in verbo scritto. Guarda e lavora. Che lavoro difficile da spiegare agli impiegati della vita!

e il canarino nel palmo della mano.

Cos’altro potrebbe suggerire un poeta? Amare, sì, per concretizzare l’immateriale. Fiancheggiarlo. Spingersi oltre quel limite che è la nudità dell’anima. Svestita. Incapace di coprirsi. Indesiderosa di farlo. Spesso condannata all’esercizio della nudità per chi non sa comprenderla, per chi sa sciuparla. Per chi ne resta indifferente. Per chi la pretende come esercizio sedativo dell’ego. Tranquillante del depresso cuore impegnato al quotidiano fingersi. Amare chi. Come. Senza perché. Love for love’s sake. Un gioco impari. In cui l’immolato seppur consapevole ne resta convalescente ortopedico, con la memoria labile di una elasticità ossea che ha perso energia. Soccombe alle leggi di trazione e attrazione. Decalcifica, si sbriciola come sabbia per essere bagnata dal mare che trascina e respinge. Fuori sincrono, controtempo. Contrattempo. Imprevisto. Lento e inesorabile divenire di creatura che muta alla mutevolezza del respiro .

ti lascio il mio nome muto sulle labbra
dillo sorridendo se puoi
almeno tu,
non avere rispetto per me
usami

cerca il rassicurante scambio. Usa e getta. Usa e chiedi in cambio. Non puoi donare senza nulla vantare. Fai paura. Il disinteresse materiale fa paura. Non chiama la mancanza di coraggio alle armi. Chiama terrore di provare quello stato di vita vera. Di sapersi amato per ciò che si è. È terremoto che sgretola certezze. È delegittimazione del convincimento. È rottura del patto sociale in cui sei cosa hai. L’avere che supera l’ essere. Il portafoglio pieno che non occorre. Quello stato che rende chi sei, come appena nato. Un nome.

sono lo stesso momento di sempre
da quando hai alzato lo sguardo
e il tuo respiro ha reciso il mio nome dal niente.

La Natura del Bastardo risulta una raccolta dedicata alla scibile dell’amore. Per citare Emily Dickinson Che l’amore sia tutto quel che c’è, è tutto ciò che sappiamo dell’amore. In fondo Rondoni ci dice che non si aspetta tornaconto, è indipendenza emotiva. È trascorrere il minor tempo possibile nel migliore dei modi. È un equilibrio che si tiene labile nella progressione dell’arginamento di un ego sull’altro. E lui percepisce e restituisce la consapevolezza in parole come da immaginario: è l’uomo che trascina la natura bastarda. È foriero di una eredità sociale che lo pretende bastardo, che gli attribuisce il peso ingrato di esserlo. Come la donna soccombe alla fragilità di esserne succube. Nel traslare le storie in forma di poesia raccontate, si sente il bisogno di una nuova verità che nasce dall’ammissione di questo assunto. Della sua violenza sociale. Del suo essersi stratificato e sedimentato, nell’accettazione della rimozione emotiva e sociale della convenzione amore. Siamo molto più di questo. Siamo esseri liberi. Prigionieri dell’idea di un amore rimasto romantico. In attesa della rivoluzione del suo nuovo esprimersi. Non licenzioso, non beffardo. Sincero. Faticoso. Da riconoscere. O c’è o non c’è. Spesso diventa un fantasma rincorso.

La lingua poetica di Rondoni è intrisa di preghiera laica. Muove parole sussurrate come nenia al buio della notte dei sentimenti e si sveglia commossa nello squarcio del cielo che albeggia una luce nuova sulla poesia. È lingua forte e decisa, taglia come bisturi. È delicata mano con il palmo aperto per posarsi sul volto da accarezzare pienamente. È energia maschile, è scrittura mascolina che acquerella su nuance umane che prescindono il genere. C’è femmineo, c’è naturale, c’è divino e mortale. Immanente e trascendente. Finito e infinito. Bisogno e rifiuto. Grandezza delle piccole cose. Gesti semplici che rivestono abiti verbali di titanico significato.

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La natura del bastardo | Davide Rondoni

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