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La passione secondo Matteo | Paolo Zardi
Neo. Edizioni 2017

di Paolo Risi

L’esistenza di Matteo procede senza scossoni. Ha una moglie e due figli gemelli, un lavoro da dirigente nel settore informatico. La sua è una personalità a prima vista ben definita, forgiata da un ferreo senso del dovere e dall’adesione ai principi della fede cattolica. Il lato in ombra della sua vita è più o meno agli antipodi, incasellato in un passato remoto che non è del tutto inerte, materia potenzialmente esplosiva disinnescata (provvisoriamente) dalla dedizione al lavoro e dai compiti di capofamiglia.

Si trova al mare, Matteo, con la moglie e i bambini, una vacanza che non riesce a distoglierlo dalle incombenze professionali, da quell’affannarsi snervante necessario a mantenere le posizioni acquisite all’interno dell’azienda. Anche il soggiorno rivierasco, fra creme solari e castelli di sabbia, sembra accomodarsi sulle rassicuranti coltri della routine, fino allo strappo che provocherà il cambiamento, l’aprirsi di un orizzonte talmente vasto da abbracciare il passato e quanto in esso vi è di irrisolto.

Dapprima giungono a Matteo dei messaggi preoccupanti dalla ditta, via mail e SMS: i sistemi informatici sembrano essere andati in tilt, inconveniente aggravato dal fatto che lui sia fisicamente assente, impossibilitato ad assumere il comando delle operazioni in una situazione di emergenza. A quella specie di collasso della piramide tecnico-operativa farà seguito una telefonata inaspettata, una richiesta di aiuto accorata inviata da Giovanni, il padre di Matteo, ex giornalista e uomo di mondo, che per motivi misteriosi si trova in Ucraina, immerso in un tempo idealmente lontano, contrassegnato dall’indifferenza e dall’abbandono del ruolo genitoriale. Matteo non ha tentennamenti, sente di dover accogliere quella flebile richiesta di soccorso, quasi percepisse la rilevanza di quanto sta per avvenire, la possibilità sottesa ad un riavvicinamento imponderabile e per certi versi disturbante.

Nel viaggio verso il profondo est, attraversamento di paesaggi e stili di vita stranianti ma al contempo rivelatori, viene coinvolta anche Giulia, sorellastra di Matteo, come lui creatura originata da una delle tante scorribande amorose del padre. La donna, vera e propria erede della vitalità paterna, dotata di “un’irruenza vagamente anarchica”, a differenza di Matteo si barcamena fra relazioni effimere, lavori improbabili e velleità artistiche. Fra i due la distanza è chilometrica, più o meno quella che esiste fra la Sicilia, dove Giulia è cresciuta, e il Veneto rurale, teatro della fanciullezza di Matteo, trascorsa accanto ad una madre incapace di aprirsi pienamente alla vita.

In apparenza i tratti di separazione, nel romanzo di Paolo Zardi, sembrano preludere a rotture definitive, a momenti cruciali necessari a ribadire convinzioni, il proprio status, ma le collisioni sentimentali (in una lontanissima terra custode di una modernità a suo modo funzionale) viaggiano su differenti latitudini, su coordinate che intercettano amore, accettazione, la verità che sostituisce il principio trascendente. Il trasferimento verso Kiev, e poi l’ingresso in una periferia che fa pensare alle borgate pasoliniane, alle immagini del fotografo milanese Virgilio Carnisio, smascherano in conclusione il senso di una preghiera paterna appena udibile, il desiderio di un uomo di rinsaldare le proprie radici affidandone la cura ultima ai figli dispersi e mai del tutto dimenticati.

Il balzo smisurato a scavalcare le proprie rigidità, il viaggio improbabile alla ricerca di un nucleo compassionevole, la disponibilità a rivivere, con l’aiuto di Giulia e Giovanni, gli snodi di un infanzia dolorosa e rivelatrice, tutto questo identifica la portata del cambiamento in atto nel cuore e nella mente di Matteo. Gli eventi cruciali dell’esistenza, a cui spesso hanno fatto da sottofondo le note della Passione di Matteo di Johann Sebastian Bach, appaiono ora come lampi di segnalazione, tracciano un possibile itinerario alternativo in direzione di una piena e generativa coscienza di sé.

La passione secondo Matteo” di Paolo Zardi (finalista allo Strega nel 2015 con “XXI secolo”) racconta quindi una rivoluzione, una parentesi di vita incendiaria di un uomo qualunque, e lo fa esercitando l’arte della misura, della profondità nel descrivere tematiche facilmente aggredibili dai luoghi comuni e dal sentimento più vacuo. Occorre uscire dal proprio steccato per fare luce, per darsi nuove priorità, ed è interessante come l’autore ponga al centro del proprio romanzo un luogo distante, dignitosamente “arretrato”, dislocato ai margini di un impero dai confini indefiniti e proprio per questo disumanizzanti.

Matteo farà ritorno a casa, riabbraccerà i suoi cari, ma non prima di aver interiorizzato le immagini, la povertà, l’Occidente alle porte, lo spazio brullo tra due palazzi dove due ragazzi si stanno baciando, figure che dall’alto sembrano “tratteggi a matita appena accennati”. Entrambi quei ragazzi – il protagonista del romanzo ne è certo – avrebbero dato tutto per la salvezza dell’altro.

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