la nostra scelta di sostenibilitàscopri di più

la pianista di Van GoghLA PIANISTA DI VAN GOGH | Carlo Ferrucci
Rogas Edizioni – Collana Bandini 2015

Ad Auvers-sur-Oise, cittadina a trenta chilometri da Parigi, la sera del 27 luglio 1890 Vincent Van Gogh, prostrato dalla sofferenza psichica, si ferisce con un colpo di revolver al petto, gesto estremo che due giorni dopo lo condurrà alla morte.

Si conclude così la parabola terrena, nella placida provincia francese, di un pittore rivoluzionario, determinato nel percorrere una propria visione dell’arte ma allo stesso tempo uomo fragile, afflitto dall’incapacità di adattarsi alle convenzioni, alle “leggi del mercato”.

Un ultimo atto lungo due mesi, quello proposto da Carlo Ferrucci nel romanzo LA PIANISTA DI VAN GOGH, che porta in dote le visioni, le aspettative, il candore della ventenne Margherita, figlia del dottor Gachet, il medico a cui era era stato affidato in cura il pittore olandese.

La ragazza registra nel suo diario impressioni personali sul misterioso artista, ne sonda i gesti, le espressioni del viso, confusamente accoglie un acerbo turbamento dell’anima, mentre Margherita suona il pianoforte, il pittore dipinge linee incendiarie in un angolo del cortile, e attraverso la portafinestra del salotto fra i due si crea una condivisione silenziosa, un fuggevole ma prezioso segnale di riconoscimento.

La casa e il villaggio sono il microcosmo complesso, per certi versi straniante, dove la sensibilità di Margherita lotta per affermarsi, per stabilire delle rotte di navigazione. Intorno a lei svettano consuetudini e superficialità, il non facile rapporto con un padre apprensivo, la diffidenza della domestica signora Chevalier nei confronti di “quel mezzo tedesco di un olandese”, gli amici e il fratello Paul, insensibili all’arte nuova e ribelle rappresentata dal timido Vincent.

Le “deformanti stramberie” impresse sulla tela, così lontane dalla quieta e compiaciuta riproduzione della realtà, creano lo stimolo innovatore, nutrono la personalità in divenire della giovane pianista, ne tracciano il percorso formativo. La curiosità si mescola all’ammirazione, all’inquietudine, l’interesse nei confronti dell’enigmatico pittore prorompe da mezze frasi, episodi sottaciuti e improvvisamente rivelati… l’anno di manicomio a Saint Paul de Mausoles, prima dell’arrivo ad Auvers-sur-Oise, l’episodio autolesionistico del taglio del lobo dell’orecchio destro, fino ad allora motivato dal dottor Gachet come un improbabile incidente di lavoro…

Margherita riflette sul tormento che scuote l’artista e lo separa dal mondo, collega fra loro pensieri e percezioni che poi esterna ad un suo coetaneo, scettico rappresentante di un meschino senso comune.

Si perché anch’io credo che la pazzia del signor Van Gogh, se proprio ci tieni a chiamare così il suo talento, consiste in fondo proprio in questo: che lui non guarda il mondo solo con gli occhi, ma ci scava dentro […] con tutto se stesso, seguendo i battiti del proprio cuore e la temperatura del proprio sangue… “.

Le lunghe sedute di posa che si concludono con un ritratto della giovane donna al pianoforte, una mano quasi mescolata al bianco della tastiera, l’altra sollevata alla ricerca di un flusso ispiratore, permettono allo scrittore Carlo Ferrucci di includere nella narrazione i tratti biografici del grande artista, particolari rivelati dallo stesso “personaggio” Vincent Van Gogh come parti di una lettera di commiato.

Nel romanzo il presente tenta di svincolarsi dalle esperienze dolorose, cerca di assorbire linfa dai colori, dalle screziature infinite, e nel quadro di una tragedia in divenire compare un revolver, un presagio inequivocabile di morte. Margherita è preoccupata, cerca di scuotere il padre, troppo poco generoso per occuparsi alacremente di un potenziale suicida in possesso di un’arma da fuoco. Ma ormai il mondo, gli uomini e le loro chiacchiere hanno abbandonato Vincent, fatalmente convinto in cuor suo che l’unico modo per risplendere, per affermare la propria opera, sia quello di scomparire, di tornare ad essere luce, come una spiga di grano prima della mietitura, “per esaltare tutto quell’oro, quell’insostituibile tesoro, tutta la sua forza vitale…”


Nota Biografica: Carlo Ferrucci – Poeta, traduttore, saggista, drammaturgo, narratore. Dal 1983 al 2009 ha insegnato Storia dell’Estetica all’Universita degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Leopardista di larga fama, traduttore di Maria Zambrano, negli ultimi anni si è concentrato sulla narrativa.


Paolo Risi

Share

La pianista di Van Gogh | Carlo Ferrucci