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La verità del male. Eichmann prima di Gerusalemme | Bettina Stangneth
LUISS University Press 2017

Accolto con clamore in tutto il mondo, e cinquant’anni dopo La banalità del male, questo libro capovolge l’immagine di Adolf Eichmann e del nazismo restituita da Hannah Arendt, frantumandone definitivamente la tesi centrale.

Il gerarca nazista, dopo la fine della seconda guerra mondiale, fuggì in Argentina e lì visse nascosto finché non venne catturato dai servizi segreti israeliani e portato a Gerusalemme per il celebre processo. La filosofa tedesca Bettina Stangneth ha scelto di andare sulle tracce di Eichmann nel periodo della sua latitanza, ritrovando i nascondigli e portando alla luce documenti segreti e dettagli inediti.


Stangneth dimostra che l’immagine di grigio burocrate, inetto e poco intelligente, della quale si convinse Hannah Arendt, fu in realtà studiata a tavolino dallo stesso gerarca, che sperava in questo modo di aver salva la vita.

Come uno specchio, rifletteva angosce e aspettative altrui, dall’apprensione per la propria vita fino alle speranze di una teoria del male che si voleva sentire confermata in lui, e mascherò abilmente dietro una facciata perbenista la bramosia di potere e controllo sulla mente degli altri nascosta dietro quelle immagini riflesse. Ma Eichmann aveva una grossa pecca che lo rendeva vulnerabile: la sua smania di mettersi in luce, scrive Stangneth.


Per gentile concessione della casa editrice vi proponiamo qui di seguito l’introduzione

Introduzione

La faccenda non mi è ancora chiara e non lo sarà per molto tempo.
Hannah Arendt

Nessuno può parlare dell’annientamento sistematico di milioni di uomini, donne e bambini senza nominarlo, eppure non ci si ricorda nemmeno con precisione il suo nome di battesimo: si chiamava Karl Adolf? Oppure Otto? Quando crediamo di conoscere una persona da tanto tempo, sono proprio le domande banali quelle che possono coglierci alla sprovvista. Ma ci sono ancora davvero grosse lacune nella conoscenza di un uomo che da anni figura tra i nomi più presenti nel campo della ricerca e dei media? Adolf Eichmann surclassa addirittura nomi del calibro di Heinrich Himmler o Reinhard Heydrich. Perché, allora, un altro libro? È molto semplice: volevo scoprire chi conoscesse Adolf Eichmann prima che fosse rapito nella famosa azione del Mossad e processato in Israele.

La risposta di Eichmann in Israele è scontata: “La mia notorietà fino al 1946 fu praticamente nulla, fin quando quel Dottor Hoettl […] mi marchiò come l’assassino di 5 o 6 milioni di ebrei.” Nessuno resterà sorpreso che un accusato si esprima in questi termini, tantomeno in questo caso. Alla fine Eichmann diventò famoso per aver detto di essere stato “solo un piccolo ingranaggio della macchina di sterminio di Adolf Hitler.” La cosa sorprendente però è che la letteratura accademica fino ad oggi non abbia fatto altro che ribadirlo. Nonostante le grandi dispute sullo sterminatore di massa, tutti concordano che, fino al processo di Gerusalemme, il nome Eichmann fosse noto solo a una sparuta cerchia di persone.

[…] Siamo soliti immaginare i criminali come uomini non appariscenti, che agiscono nella massima segretezza, perché temono il giudizio del pubblico e ci aspettiamo per contro molta visibilità quando vengono smascherati, perseguiti e processati. I primi tentativi di riflessione sulla privazione dei diritti, sull’espulsione e sullo sterminio degli Ebrei europei erano ancora piuttosto improntati al cliché dell’uomo in ombra che compie i suoi misfatti rimanendo dietro le quinte. Ma la ricerca ha abbandonato da un pezzo la concezione di quei criminali come un piccolo gruppo di fanatici patologici e asociali in seno a un popolo retto, che si sarebbe opposto in massa se solo avesse saputo cosa stava succedendo. Ora siamo più edotti sulla natura della Weltanschauung nazionalsocialista, sulla dinamica dell’azione collettiva e sulle conseguenze dei sistemi totalitari. Abbiamo capito che un’atmosfera violenta può influenzare anche le persone che non hanno una spiccata propensione al sadismo e abbiamo studiato gli effetti nefasti della divisione dei compiti sul senso di responsabilità del singolo. Comunque riguardo alla domanda sul dove e sul come dovremmo inquadrare un criminale come Adolf Eichmann, i pareri restano discordi, oggi come allora. A seconda dell’autore, viene dipinto come un uomo piuttosto normale, che si è trasformato inconsapevolmente in assassino nel totalitarismo, come un antisemita radicale intenzionato a estirpare il popolo ebraico o come un malato di mente, al quale il regime nazista ha solo offerto l’occasione di esercitare il suo sadismo. Inoltre le numerose rappresentazioni della figura di Eichmann, inconciliabili tra di loro, si sono radicalizzate ulteriormente per effetto delle controversie sorte a seguito della pubblicazione del libro di Hannah Arendt La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme. In ogni caso esiste una prospettiva che fino a oggi è stata ampiamente ignorata: quella dell’opinione pubblica. Manca uno sguardo sul “fenomeno Eichmann” prima di Gerusalemme e con ciò sulla figura di Eichmann nelle diverse fasi della sua vita.

 

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