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La voce dei Poeti è una Rubrica a cura di Gianluca D’Andrea


foto dal web

Fabio Pusterla legge le sue poesie. Commento di Gianluca D’Andrea.

Agli albori dell’opera di Fabio Pusterla è subito avvertibile la tendenza allo scavo nelle potenzialità “erosive” della lingua che, nelle sue capacità espressive e comunicative, manifesta la necessità di testimoniare.

L’indizio cogente di questa scrittura tensiva, nervosa – per niente pacificata sotto il velo di una sintassi lineare e di un lessico “comune” – è il ritmo. L’accumulazione retorica è il tratto stilistico più evidente, spiegabile nella spinta etica che, pur scontrandosi con l’alterità, cerca strategie di “rimedio”, adattamenti del soggetto alla mutazione del contesto. Agonismo di chi non si arrende alle forze contrarie – esterne, ctonie – ma con i coaguli delle “stesse” parole rilancia il suo assillo: offre una risposta al possibile silenzio, conglomera, per non cedere.

Così, solo captando i segni oscillatori, “tellurici”, del profondo, la «materia» può rinnovarsi, e solo riconfermando il suo movimento, riconoscendo anche per impatto, i “luoghi” d’origine del dissesto, le comunità possono ritrovarsi e ascoltare la «corrente impercettibile / del tempo», attendendo, cioè rivolgendo il proprio animo verso qualcosa, che sia anche un’ombra, una visione, o più semplicemente, una speranza.

Cenere, o terra – lettura poetica di Fabio Pusterla

Nota dell’autore

Cenere, o terra: serie di variazioni a partire da un verso dantesco (Purg., IX, 115: cenere, o terra che secca si cavi) dedicato all’angelo portiere del Purgatorio. Vi appaiono immagini, espressioni e toponimi soprattutto sardi : i notteri di 2, che sono i fenicotteri delle saline cagliaritane; il sito archeologico di Tharros (4), qui ricordato soprattutto per il suo tophet; il giovane nigeriano Victor, incontrato a Oristano (5); capo Sandalo, estremo occidentale dell’isola di San Pietro, anticamente detta, già da Tolomeo, degli sparvieri (6); la zona mineraria del Sulcis (7; dove il Giovanni del primo verso è Giovanni Orelli, scomparso nel dicembre 2016, e l’accenno a una ritrovata eternità non si dimentica di un verso di Rimbaud); la Secca del Diavolo nei pressi di Capo Testa, a poca distanza da Santa Teresa di Gallura (9; dove il corsivo di v. 9 richiama ancora Dante, in Purg., XXX, 139); l’isola di Tavolara e alcune delle leggende su di lei fiorite (10; ma il Cimitero dei naufraghi, o degli Inglesi, si trova sulla costa di Golfo Aranci, in una piccola insenatura di Capo Fìgari); l’Istituto Minerario Asproni di Iglesias (11). Fa eccezione il Collegio degli Angeli di 3, che si trova a Treviglio. In 8 i versi in corsivo sono di Carlo Betocchi, nella raccolta Poesie del sabato. I capelli dell’ultimo frammento sono di Claudia.


Nota Biografica

Nato a Mendrisio nel 1957, Fabio Pusterla si laurea a Pavia con Maria Corti.
La prima raccolta di poesie,
Concessione all’inverno, esce da Casagrande, a Bellinzona, nel 1985. Suscita il consenso immediato di critici e poeti. La sua poesia selvatica, luminosa, molto comprensibile, conquista il pubblico. Una poesia che combina tempeste e spiragli. Nature sublimi e catrame. Lampi lirici, ma anche tuoni politici. Moniti, carezze, visioni. Da allora, si succedono Bocksten, Le cose senza storia, Pietra sangue, Folla sommersa e Corpo stellare. Nel Nervo di Arnold propone un ampio itinerario tra le pieghe più feconde della letteratura contemporanea. Significativa anche la sua amicizia con Philippe Jaccottet, celebre poeta francese di cui traduce varie opere: Il barbagianni. L’ignorante, Alla luce d’inverno, E, tuttavia.
Ha ricevuto il Premio Montale (1986), il Premio Schiller (1986, 2000, 2011), il Premio Dessì (2009); i Premi Prezzolini (1994), Lionello Fiumi (2007) e Achille Marazza (2008) per la traduzione letteraria; il Premio Gottfried Keller (2007), il Premio svizzero di letteratura (2013) e il Premio Napoli (2013) per l’insieme dell’opera.
Fabio Pusterla vive ad Albogasio, sulla frontiera fra Italia e Svizzera.

Marcos y Marcos ha pubblicato le raccolte di poesia Pietra sangue, Bocksten, Folla Sommersa, Il nervo di Arnold, raccolta di saggi sulla poesia contemporanea, Le cose senza storia, Corpo stellare e Argéman.

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