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La voce nascosta delle pietre | Chiara Parenti
Garzanti 2016

di Emanuela Chiriacò

Che voce hanno le pietre? Una voce silenziosa, impercettibile che comunica emettendo vibrazioni. Una perturbazione armonica. Un verbo, un logos, un suono primordiale. Un sistema linguistico complesso e articolato dal potente approccio terapeutico. Ogni pietra, ogni cristallo ha un suo potere intrinseco e curativo. Interviene per quel bisogno specifico.

Le pietre conoscono la strada, loro sono la strada

Con l’Eclissi che apre la prima parte del libro, Chiara Parenti ne La voce nascosta delle pietre (Garzanti) ci pone davanti alla prima pietra, quella inaugurale e funzionale alla narrazione: il calcedonio, la pietra degli oratori, della comunicazione. Ne seguiranno cinquantacinque prima della conclusiva: il diamante.

Siamo a Milano, nel negozio di Luna, Pietro e Ambra. Il negozio si chiama Cuore di Giada. Luna è la figlia di Ambra e Pietro è suo nonno. È Pietro la fonte della passione per le pietre. È lui che ha viaggiato il mondo in lungo e largo per scovare pietre con la convinzione che

sono le pietre ad avere poteri straordinari e che le pietre sono vive e ci chiamano […] sono loro a sceglierci […]esercitano su di noi un’attrazione particolare, frutto della risonanza energetica che abbiamo con loro.

Pietro è certo del loro potere che si genera indossandole. È sempre e soltanto una, la pietra che vibra l’energia di cui abbiamo bisogno. È un incontro di un bisogno che soltanto quella specifica pietra può colmare. Eppure Luna non ci crede. Non ci crede più. Si è rifugiata nella gestione amministrativa e contabile del negozio, tra numeri e carte. Un mondo rassicurante, fatto di esattezza. Nessuna energia, nessuna vibrazione. Un amore rassicurante, una vita addomesticata e gestibile. Un equilibrio perfetto, avvalorato dalla presenza di Giulio, il suo fidanzato. Un impiegato modello della vita e dell’amore. Capace di renderla sicura nel mondo che si è costruita. Capace di mantenere quella configurazione intatta. Tesi valida se si considera il sistema perfetto dall’interno ma se si esclude, a priori, che un agente esterno possa intervenire a turbare quell’equilibrio.

Non si sa se Leonardo arrivi per caso o per induzione a mescolare le carte come l’azzardo, nella vita di Giulio e Luna. Certo è che il suo ritorno turba gli equilibri nonostante Luna si sforzi di ignorarlo. Perché Leonardo è il passato rimosso. È il dolore di qualcosa che si è spezzato. Eppure si sa che il passato ritorna senza chiedere permesso. Non bussa alla porta, deflagra e si prende il posto che crede meritare. Per farsi sciogliere e portare a termine ciò che il caso e le volontà hanno lasciato in sospeso. Si genera così un parallelismo nel racconto tra gli accadimenti presenti e cosa ne è loro fonte e scaturigine.

Viaggiando tra le pietre e scoprendone il loro potenziale, ci si lega a Luna, Pietro e Leonardo. Al loro legame speciale e ci si commuove davanti all’amore. Quello che non conosce tempo e distanze. Che non sa cosa farsene di palliativi e sostituzioni. Perché non li reputa possibili. Non li concepisce. Perché omnia vincit amor. È l’amore puro, grande; quello che tutti sognano. E che esiste per pochi fortunatissimi. Per chi crede, per chi non smette di credere e per chi, anche se ha smesso di crederci, deve arrendersi davanti al suo potere.

[…] il vero amore […] È la persona che ci fa brillare. L’unica in grado di smussare gli angoli, in modo che la luce esalti tutta la nostra bellezza. […] Sa turare fuori la bellezza che abbiamo dentro, perché è la sola che riesce davvero a vederla. Per questo è così raro. […] La vita con le sue difficoltà trasforma le persone. Come diamanti grezzi, ci taglia, ci smussa, ci lucida. Ma è solo l’amore che ci fa brillare.

Occorreranno un viaggio in Tailandia e la distanza fisica e mentale dai condizionamenti quotidiani per generare le basi di un eventuale possibilità di ritorno all’equilibrio del prima. Un azzeramento. La tabula rasa. Il rammendo di quel passato strappato come una abito impigliatosi in una dolorosa sporgenza tagliente della vita.

Perché accada in questa storia, come in tante storie, c’è bisogno di una cosa. Forse la più difficile da fare: perdonare. Perdonare per andare avanti, per sciogliere rabbia, dolore e darsi l’opportunità di guardare avanti con la consapevolezza che tutto ciò che si è costruito nel frattempo possa crollare, sbriciolarsi al soffio leggero di una parola. Ho sorriso davanti al cinismo goffo di Luna, accarezzato la ritrosia da bestia ferita di Leonardo e pianto per il cuore di Pietro, per la saggezza delle sue parole e del suo amore puro, senza tempo e senza spazio.

Una storia che si sviluppa con ritmo e che sa recapitare messaggi preziosi quanto le pietre di cui parla. L’ultimo capitolo è dedicato al diamante

Il suo nome ha origine dal greco e significa “l’indomabile”, a sottolineare la sua particolare durezza. I greci credevano che il fuoco del diamante riflettesse la costante fiamma dell’amore eterno, così, col passare dei secoli, i diamanti sono diventati il dono d’amore per eccellenza. Per la sua forza e incorruttibilità il diamante è la pietra della solidità e della perfezione; non esistono gemme che abbiano il fascino, la storia, la kuce, la durevolezza e lo splendore del diamante.

Segue l’epilogo di questa storia che fa sognare, perché i sognatori è questo che fanno: non smettono mai di credere.

La voce nascosta delle pietre è un romanzo che si gusta delicatamente e ha una sua dimensione spazio temporale. Ogni personaggio, ogni storia che si intreccia a quella principale ha infatti un suo tempo di maturazione e una sua funzionalità. Eppure sono Pietro e Luna a catalizzare cuore e attenzione. C’è una discendenza e un’assonanza tra i due che li lega e avvicina indissolubilmente. Nonostante le resistenze di Luna, Pietro saprà condurla sulla strada del ragionamento, della riflessione e lei stessa capirà la differenza che corre tra un opale rosa e un diamante. La differenza sostanziale tra sopravvivere e vivere.

Chiara Parenti è una penna fresca che sa toccare le giuste corde del lettore. Non ammicca. Non edulcora. I suoi personaggi sono reali eppure straordinari nel loro quotidiano raccontarsi.


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